L’articolo in oggetto https://www.ncsautism.org/blog//legal-analysis-student-arrest parte da un avvenimento piuttosto singolare, verificatosi in un istituto scolastico del Tennessee e consistito nell’incriminazione di un bambino di 5 anni affetto da autismo, accusato di aggressione ai danni degli altri compagni della scuola dell’infanzia. Nella relazione redatta dall’agente di sicurezza della scuola si è parlato di una vera e propria “intenzione di ferire gli altri” e di “mancanza di empatia” da parte del bambino incriminato. La legge federale, “l’Individuals with disabilities Education Act (IDEA)” garantisce, o almeno dovrebbe garantire agli allievi con disabilità diritti, tutele e servizi specifici a scuola: ogni bambino ha diritto ad un’istruzione pubblica, gratuita e appropriata (FAPE) che sia adeguata alle caratteristiche di ciascun bambino per consentire il suo progresso. Il PEI, che è il documento guida per l’istruzione adeguata da fornire al bambino, deve anche tener conto di eventuali comportamenti che possano interferire con l’apprendimento e questo comporta la necessità di aggiornare il piano educativo tutte le volte che si presentino gravi difficoltà comportamentali. Infatti, nei casi in cui il comportamento di un bambino diventa preoccupante, la scuola è tenuta a condurre una Valutazione Comportamentale Funzionale, la c.d. FBA (Functional Behavioral Assessment), che studia il comportamento che si è verificato e le possibili cause scatenanti, così da adottare le giuste correzioni perché tali episodi non si ripetano. L’utilizzo di tali strumenti dovrebbe impedire che le scuole puniscano comportamenti legati alla disabilità, senza prima verificare se la scuola abbia effettivamente fornito il supporto adeguato allo studente che ne ha bisogno. Lo studente autistico, infatti, non dovrebbe ricevere lo stesso trattamento disciplinare di uno studente non disabile, dal momento che i comportamenti che in lui possono manifestarsi come volontà di nuocere, in realtà, non sono segno di dolo (cattiveria o malizia) ma di una disfunzione neurologica. Come correttamente riportato nell’articolo in oggetto, “criminalizzare le manifestazioni di disabilità prima di fornire servizi educativi e terapeutici adeguati non è solo contro la legge, ma anche moralmente indifendibile in una società civile”.