Su questa lista abbiamo spesso parlato della dieta priva di glutine e caseina. In un messaggio del settembre 2015 iniziavo citando un messaggio dell’aprile 2007 http://autismo33.it/pipermail/autismo-biologia/2015-September/001825.html Pensavo che il discorso fosse chiuso e che ci si dovesse rivolgere ad altre ipotesi e a conseguenti altri approcci terapeutici, invece qualche mese fa è uscito il resoconto di una sperimentazione controllata nella quale 37 soggetti con autismo sono stati reclutati e ciascuno di loro è stato sottoposto per sei mesi a dieta libera e sei mesi a dieta priva di glutine e caseina, nonché a misurazione della concentrazione di beta casomorfina nelle urine. Non sono stati documentati cambiamenti né nel comportamento né nella concentrazione di beta- casomorfina dopo i sei mesi di dieta priva di glutine e caseina. González-Domenech, P.J., Díaz Atienza, F., García Pablos, C. et al. Influence of a Combined Gluten-Free and Casein-Free Diet on Behavior Disorders in Children and Adolescents Diagnosed with Autism Spectrum Disorder: A 12-Month Follow-Up Clinical Trial. J Autism Dev Disord 50, 935–948 (2020). https://doi.org/10.1007/s10803-019-04333-1 La dieta senza glutine è la cura base della celiachia e negli ultimi anni sono emerse altre condizioni che beneficiano della dieta senza glutine, tra cui l’allergia al grano e la sensibilità non celiaca al glutine. Negli ultimi decenni vi è stato anche un movimento di opinione che attribuiva alla dieta senza glutine vantaggi per la salute in generale, ritenendola, fra le altre cose, un fattore di protezione nei confronti delle malattie cardio vascolari, anche in assenza di condizioni patologiche. Questa teoria è nata al di fuori della medicina ufficiale. Ciò nonostante è stata presa in grande considerazione ma, al di fuori di condizioni patologiche ben precise che dovrebbero essere diagnosticate da medici esperti e non autodiagnosticate, si è visto che essa non è un fattore di protezione dalle malattie cardiovascolari. Al contrario uno studio osservazionale fatto su migliaia di individui supporta il contrario. Si tratta dello studio di Lebwohl e colleghi (Long term gluten consumption in adults without celiac disease and risk of coronary heart disease: prospective cohort study. BMJ. 2017;357:j1892.) che ha esaminato 45303 uomini e 64714 donne non celiaci suddivisi, mediante la compilazione di un diario alimentare, in base al contenuto di glutine nella dieta e seguiti per 26 anni. Gli autori hanno trovato una relazione inversa tra incidenza di malattia coronarica e consumo di glutine. L’ipotesi avanzata dagli autori è che il basso consumo di glutine porti con sé un ridotto consumo di cibi a base di grano integrale, notoriamente benefico per la salute. Vici e colleghi ( “Gluten free diet and nutrient deficiencies: a review,” Clinical Nutrition, vol. 35, no. 6, pp. 1236–1241, 2016) dicono che i cibi privi di glutine, quando paragonati ai cibi equivalenti contenenti glutine, mostrano carenza: di minerali, inclusi calcio, ferro, magnesio e zinco; di vitamine, incluse B12, folato e vitamina D, nonchè di fibre. La dieta senza glutine e senza latticini è stata molto utilizzata per gli individui con Disturbo dello Spettro Autistico a partire dagli anni’ 90 del secolo scorso. Ha creato grandi speranze, anche se la sua realizzazione creava non pochi problemi organizzativi soprattutto per i pasti fuori casa, come la mensa scolastica e le festicciole tra gli amici. Forse proprio le difficoltà favoriscono l’effetto placebo. Ma in medicina vale sempre il principio che ciò che non fa bene fa male. Negli anni sono stati fatti vari studi per valutarne l’EFFICACIA, fra i quali alcuni in doppio cieco, che non hanno evidenziato una superiorità rispetto al placebo . Tuttavia alcuni genitori riferiscono un beneficio sull’aspetto delle feci che risultano più formate dopo l’inizio della dieta mentre prima riferivano sia una frequenza superiore di evacuazione, sia una vera e propria diarrea . A questo associano anche un miglioramento del comportamento , nel senso di minore irritabilità e ipercinesia. Credo pertanto che quanto segnalato su soggetti adulti e sani vada tenuto in grande considerazione, anche e soprattutto rispetto ad una tendenza generale anche fra i normotipici ad evitare il consumo di questa o quella sostanza , spesso con scarse prove di evidenza scientifica . Al tempo stesso, come ci ricordava un bel po’ di anni fa il Prof. Reichelt , il primo ad ipotizzare un collegamento fra dieta e sintomatologia autistica ( anni 90), si può eventualmente provare questo approccio, come a volte richiedono alcuni genitori, ma solo per sei mesi ( in assenza di celiachia conclamata) poiché, trascorso tale termine e in mancanza di risultati, potrebbe essere controproducente e comunque impegnativo rispetto alla qualità della vita familiare. Daniela Mariani Cerati PS L’articolo citato è stato da me discusso con un gruppo di farmacologi e Neuropsichiatri di cui il commento contenuto nel messaggio rispecchia le opinioni