Il 7 aprile scorso è stato pubblicato l’articolo: G. Castellani et al., Transforming the understanding of brain immunity, Science 380, eabo7649 (2023). DOI: 10.1126/science.abo7649 E’ una review che in modo completo dice cosa si sa oggi della immunità del cervello e spiega come questo, ben lungi dall’ essere autonomo e quasi senza sistema immunitario, come si pensava fino a pochi decenni or sono, in realtà ha un sistema immunitario che è molto complesso nei suoi molteplici aspetti. In conclusione, anche sull’autismo riporta quanto visto in lavori diversi, nei quali il ruolo di alterazioni immunitarie è stato considerato sia su dati epidemiologici che su modelli animali. Un modello animale molto importante, che dovrebbe simulare infezioni virali e autoimmunità negli umani, è il MIA: Maternal Immune Activation Massrali A, Adhya D, Srivastava DP, Baron-Cohen S, Kotter MR. Virus-Induced Maternal Immune Activation as an Environmental Factor in the Etiology of Autism and Schizophrenia. Front Neurosci. 2022 Apr 12;16:834058. doi: 10.3389/fnins.2022.834058. Erratum in: Front Neurosci. 2022 Jun 08;16:943903. PMID: 35495047; PMCID: PMC9039720. In questa condizione sperimentale l’attivazione immunitaria prodotta da liposaccaridi immunogenici, somministrati alla madre gravida, attiva processi infiammatori che portano ad aumentati livelli di citochine e chemokine, le quali a loro volta attraversano la placenta e le barriere emato-cerebrali. Questa sorgente di molecole infiammatorie altera il neurosviluppo del feto. Secondo Choi e colleghi (G. B. Choi et al., The maternal interleukin-17a pathway in mice promotes autism-like phenotypes in offspring. Science 351, 933–939 (2016). doi: 10.1126/science.aad0314; pmid: 26822608) MIA induce un fenotipo corticale abnorme nel cervello fetale che dipende dalla interleuchina materna 17-a. Gli autori ipotizzano che si potrebbe ridurre la probabilità di avere fenotipi simil autistici nella prole prendendo come target terapeutico le cellule TH17 nelle madri gravide suscettibili. Tra gli articoli citati che parlano di patogenesi e possibili terapie ce n’è uno particolarmente interessante, che ipotizza come agente terapeutico il resveratrolo, sostanza contenuta in quantità nel vino rosso. Bakheet, S.A., Alzahrani, M.Z., Ansari, M.A. et al. Resveratrol Ameliorates Dysregulation of Th1, Th2, Th17, and T Regulatory Cell-Related Transcription Factor Signaling in a BTBR T + tf/J Mouse Model of Autism. Mol Neurobiol 54, 5201–5212 (2017). https://doi.org/10.1007/s12035-016-0066-1 L’esperimento riguarda un particolare ceppo di topi, ma è incoraggiante la premessa per un uso terapeutico di una sostanza che, se disgiunta da un eccesso di vino, non dovrebbe dare preoccupanti effetti indesiderati. L’articolo è molto utile come aggiornamento su un tema fondamentale della biologia come il rapporto tra cervello e immunità ma, data la complessità e interrelazione del sistema e la nostra evidente non completa comprensione, quanto riportato è da considerarsi una conoscenza importante, ma per ora lontana da una possibilità di modulazione a scopo terapeutico Daniela Mariani Cerati