Mi permetto di intervenire solo per confermare che, per quanto riguarda i ricoveri, la Scheda di Dimissione Ospedaliera (SDO) non considera possibile utilizzare i codici diagnostici corrispondenti all'autismo per soggetti che abbiano compiuto i 16 anni. Il sistema è "forzabile", ma la cartella in questione risulterebbe macchiata da errore grave e quindi finirebbe come prestazione "resa ma non retribuita", il che porta all'ovvio escamotage di codificare solo le diagnosi associate eventualmente presenti. Solo uno dei tanti esempi esistenti rispetto a come la norma non tenga sempre conto della realtà. Cordiali saluti Matteo Alessio Chiappedi Il giorno ven 2 nov 2018 alle ore 11:13 <[email protected]> ha scritto:
Ricordo che, qualche decennio fa, ad un convegno svoltosi a Modena, il Professor Francesco Barale raccontó che una cartella con diagnosi di autismo fatta ad un paziente in etá adulta gli tornó indietro. Non veniva accettata, perché la diagnosi di autismo si poteva fare solo in etá minorile; anzi, infantile. Non cosí la pensavano i coniugi Fortini quando, nel 1985, per la neonata Associazione di genitori vollero ricordare, anche nel nome , che le persone con autismo potevano avere qualsiasi etá. Evitarono pertanto il vocabolo “bambini” che sostituirono con quello di “soggetti”. La chiamarono infatti “Associazione Nazionale Genitori Soggetti Autistici". Finalmente le voci che ricordano che i bambini con autismo crescono, diventano adulti e continuano ad avere bisogno di attenzioni non soltanto da parte degli assistenti sociali, ma anche di medici con competenze riabilitative e farmacologiche, non sono piú isolate. Lo dimostra il corso in programma ad Aci Castello per il 14 dicembre prossimo
http://www.morecomunicazione.it/wp-content/uploads/2018/06/AUTISMO-22_10.pdf
da cui copio la presentazione
Il Corso nasce con l’ intenzione d’ incrementare l’attenzione generale verso una delle tematiche più attuali e in evoluzione della psichiatria: il Disturbo dello Spettro Autistico nell’ Età Adulta. La vulnerabilità si di fferenzia consistentemente nelle varie condizioni cliniche comprese nello spettro, si complica nelle varie transizioni della vita, coinvolge marcatamente la famiglia d’ appartenenza, in particolare i genitori ed i fratelli, e impone un approccio multidisciplinare, che comprenda i servizi sociali, educativi e occupazionali. La s fida lanciata agli operatori del settore è quella di attuare una presa in carico specialistica e competente di persone che sino ad oggi sono state misconosciute nei loro bisogni da parte dei servizi per adulti, soprattutto rispetto alla compresenza di altri disturbi psichiatrici. Con l’ ausilio di key note speaker di livello internazionale e dei maggiori esperti nazionali verranno a ffrontati tutti gli aspetti cruciali di questa complessità gestionale, dalla valutazione e dal trattamento dei comportamenti problema al loro valore di equivalenti di sintomi psichiatrici, dalle peculiarità patoplastiche alle di fficoltà d’accesso e di organizzazione dei servizi di salute mentale, dalle carenze formative per l’ alta specializzazione alle ristrettezze degli interventi farmacologici speci fici, dalle criticità dell’ occupazione lavorativa a quelle della residenzialità, dalle problematiche forensi alle acquisizioni più recenti sulla qualità di vita e sulle altre misure di esito centrate sulla persona. I contributi congressuali convergeranno nell’ intento di favorire la produzione di linee-guida e programmi di formazione permanenti per la realizzazione di nuovi sistemi integrati di valutazione, di cura e di assistenza per la persona adulta.
Daniela MC
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