Il 5 giugno scorso su Scientific American é stato pubblicato un lungo articolo dal titolo Autism in Motion: Could Motor Problems Trigger Social Ones? Kids battling physical awkwardness may miss crucial opportunities to learn about interaction https://www.scientificamerican.com/article/autism-in-motion-could-motor-prob... L’autrice dell’articolo, Nicholette Zeliadt, intervista Nicole Rinehart, director of the Deakin Child Study Centre at Deakin University in Melbourne, Australia e Mostofsky, medico della Johns Hopkins School of Medicine, Baltimore su un tema noto, ma forse non abbastanza studiato: le alterazioni del movimento nei bambini con autismo e i rapporti tra movimento e socialitá. Dal momento che recenti ricerche hanno evidenziato che i problemi motori insorgono prima dei problemi di interazione sociale, alcuni ricercatori hanno avanzato l’ipotesi che ci sia un rapporto di causa effetto, ovvero che siano le anomalie del movimento la causa delle anomalie della socialitá Because motor problems often emerge in infancy, well before other features of autism, some researchers are pursuing a provocative idea: Movement problems might be one source of the social difficulties in people with autism. Questa idea non é condivisa da Mostofsky, il quale ritiene che i deficit motori e quelli sociali siano entrambi manifestazioni di un problema a monte: le difettose connessioni tra regioni cerebrali Instead, Mostofsky says, motor and social deficits are both manifestations of a deeper problem: faulty connections between certain brain regions. Dal punto di vista pratico molti autori, indipendentemente dalla questione se sia nato prima l’uovo o la gallina,, ritengono che l’attivitá fisica vigorosa, lo sport, vadano fortemente consigliati alle persone con autismo e che essi possano migliorare non solo le abilitá motorie, ma anche quelli che sono ritenuti i caratteri distintivi dell’autismo: comunicazione e socialitá. Per questo hanno iniziato delle ricerche – azioni che consistono nel far fare degli sport ai bambini e ragazzi con autismo in collaborazione con le societá sportive, facendo, quando necessario, degli adattamenti alle esigenze dei ragazzi, come usare un pallone piú leggero o mettere i ragazzi piú vicini alla porta dove si deve fare gol. In queste ricerche, tuttora in atto, i ricercatori faranno dei test prima e dopo le attivitá sportive per testare non solo le abilitá mortorie, ma anche quelle sociali. Along similar lines, Rinehart and her colleagues have partnered with the Australian Football League to create AllPlay, a program that teaches children with autism or other developmental conditions to play the sport. The coaches modify activities and drills: A coach may position the child closer to the goal line or use a lighter football, for example. The program naturally combines physical education with social training, as parents and children have the opportunity to meet new people, play in groups, learn to cope with crowds and prepare for physical contact with others. Rinehart’s team plans to measure the walking patterns and social skills of children with autism before and after the program. A few programs more overtly combine both physical and social training. Shafali Jeste’s ACEing Autism program, which teaches basic tennis skills, launched in 2008. The coaches teach children with autism social cues, including how to follow and interpret a partner’s movements to predict his next move. Jeste is launching a pilot study, intended to include at least 20 children with autism, that will use standardized tests and other quantitative measurements to assess whether the program improves children’s motor skills, eye contact and other behaviors. Ho segnalato l’articolo ad un’amica pedagogista che mi ha risposto quanto segue: “Il movimento precede il pensiero, questo è certo. E poiché il cervello è uno, e uno è il corpo, è ovvio che qualsiasi malfunzionamento si ripercuote sull’intero. E’ la logica medica che pensa le persone un organo o una funzione alla volta che non lo capisce. E infatti Maria Montessori lasciò la pratica medica e divenne pedagogista” Insomma nei raffinati laboratori americani e australiani stanno scoprendo quanto la nostra Maria aveva scoperto con l’osservazione e la pratica educativa 130 anni fa. Daniela Mariani Cerati