Anche Repubblica da spazio al sig. Zappella e anche ad un certo sig. Novara https://www.repubblica.it/venerdi/2021/03/25/news/autismo_e_dislessia_i_casi... La Repubblica del 25/03/2021 Autismo e dislessia: i casi sono tanti, anzi troppi L’allarme del neuropsichiatra infantile Michele Zappella: nei paesi ricchi, crescono a dismisura le diagnosi (spesso sbagliate) di disabilità cognitiva e disturbi dell’apprendimento. Una nuova forma di esclusione- Negli ultimi vent'anni il numero di bambini italiani colpiti da una neuro-diagnosi è cresciuto in modo abnorme. Si tratta di certificazioni che attestano una disabilità cognitiva, come l'autismo, o disturbi neurologici specifici dell'apprendimento, i cosiddetti Dsa, tra cui rientrano dislessia, disortografia, disgrafia e discalculia. I dati riportati dall'Istat sono impressionanti: le certificazioni di dislessia, per esempio, sono passate in cinque anni da 94 mila a 188 mila, con un tasso di crescita del cento per cento; quelle di disgrafia sono aumentate addirittura del 192 per cento; i casi di autismo nei bambini, in vent'anni, sono passati dallo 0,3 all'1,5 per cento: il quintuplo. Una delle ragioni di questa crescita abnorme - comune a quasi tutti i Paesi industrializzati, Stati Uniti in testa - è di sicuro il fatto che in passato certi disturbi venivano sottostimati. Detto questo, qualcuno sostiene che oggi siamo caduti nell'eccesso opposto: che le diagnosi siano troppe. Lo pensa, per esempio, Michele Zappella, già docente di Neuropsichiatria infantile all'Università di Siena, con un'esperienza clinica di oltre cinquant'anni nel campo dei neuro-disturbi, in particolare dello spettro autistico: il suo libro Bambini con l'etichetta, appena pubblicato da Feltrinelli (pp. 176, euro 14) è un duro attacco alla "strategia di definizione precoce della diversità promossa dal sistema scolastico, sanitario e culturale". Il primo input per la certificazione, infatti, viene dalla scuola, che su segnalazione degli insegnanti avvia la procedura diagnostica. La famiglia viene quindi indirizzata a un centro specialistico. "Ogni settimana nei miei studi di Roma e Siena arrivano bambini che hanno ricevuto una neuro-diagnosi, soprattutto di autismo e dislessia" racconta Zappella. "E nella maggior parte dei casi, la diagnosi è errata. In sostanza dei disturbi emotivi, di origine ambientale, vengono scambiati per gravi patologie neuropsichiatriche". L'autismo è un disturbo del neuro-sviluppo a base prevalentemente genetica che comporta deficit più o meno gravi nell'ambito motorio e socio-comunicativo. "Ma a volte questa diagnosi viene fatta per bambini che sono solo molto timidi, con difficoltà relazionali. Molti hanno situazioni familiari difficili. Spesso esce fuori che il loro vero problema è il bullismo". Il libro analizza vari casi. Giovanni, undici anni, ha certificazioni di disgrafia, discalculia e dislessia, ma preso per il verso giusto scrive e fa calcoli senza problemi. Vincenzino è uno dei più bravi della classe, ma ha un'insegnante di sostegno a tempo pieno perché, per via di alcuni tic motori e vocali, è stato diagnosticato come autistico. Nel caso di Rosanna, la Asl continua a confermare una diagnosi di autismo emessa quando aveva sei anni, nonostante oggi sia un'adolescente con una vita normalissima. *Questionari fuorvianti* "Contano molto i test" dice Zappella "che hanno un peso decisivo nella valutazione, ma un'affidabilità limitata". Vari studi mettono in discussione questi strumenti, per esempio il cosiddetto "golden standard" per le diagnosi di autismo. Si tratta di una serie di test strutturati a intervista, o a questionario, rivolti a genitori e insegnanti. Ma alcuni, secondo un paper dell'Università di Glasgow, tendono a confondere l'autismo con disturbi legati alla relazione genitore-bambino. Altri, secondo uno studio dell'Istituto di salute mentale degli Stati Uniti, danno punteggi di tipo autistico a bambini che in realtà hanno disturbi d'ansia e depressione. "E poi ci sono le valutazioni cliniche dirette" continua Zappella, "di solito effettuate in ambienti ospedalieri, da estranei in camice bianco, senza curarsi del fatto che i bambini, in un contesto allarmante, modificano il proprio comportamento". Alcuni centri diagnostici, seguendo linee guida nazionali e internazionali, li trattengono anche a dormire per diversi giorni di seguito. "Il problema è l'allineamento con un sistema di stampo nordamericano, che pretende di ridurre la complessità dei disturbi a un contesto standardizzato. Attribuendogli un'etichetta ci si sbarazza del problema. Le difficoltà dei bambini non riguardano più la scuola: è un problema neurobiologico, basta seguire le linee guida del Ministero". L'impatto sulle famiglie, al contrario, è spesso devastante. Secondo uno studio della Vanderbilt University, quattro madri su cinque entrano in depressione a una settimana dalla diagnosi di autismo e un anno e mezzo dopo sono ancora depresse. A volte entra in depressione anche il padre. A questo si aggiunge il carico economico e organizzativo delle terapie, che prendono dalle venti alle quaranta ore a settimana, con una spesa che si aggira intorno ai duemila euro al mese, senza contare i ricoveri di screening. *Giuliano, che non sorride più* "Conosco solo in parte quello che è capitato a bambini ai quali era stata fatta una diagnosi sbagliata. Come Giuliano, un bambino di otto anni con una grave alterazione motoria estesa all'uso della bocca. Con un percorso riabilitativo era diventato sorridente e affettuoso. Dopo una diagnosi di autismo, molto lontana dalla mia valutazione, iniziò una terapia comportamentale intensiva. Quando l'ho rivisto non pronunciava più alcuna parola, non guardava negli occhi e non aveva più espressioni sorridenti". Uno degli aspetti più inquietanti di queste diagnosi è che, una volta introiettate, diventano la pietra angolare dell'identità dei bambini. E delle madri. Daniele Novara, tra i più importanti pedagogisti italiani, da vent'anni lavora con le famiglie in qualità di consulente, aiutandole a gestire i processi educativi dei figli. Conosce bene il tema dell'eccesso di neuro-diagnosi infantili e gli ha anche dedicato un libro nel 2017: Non è colpa dei bambini (Bur). *I più fragili sono i genitori* "Quando ci si rende conto che c'è stata una diagnosi errata, spesso il primo problema è convincerne le madri" spiega Novara. "Spaventate per il figlio, rifiutano l'idea che possa farcela da solo, senza sussidi, insegnanti di sostegno, terapie, e via dicendo". *Che i genitori possano diventare loro malgrado i promotori dell'eccesso di diagnosi* lo dimostra uno studio di socio-medicina condotto dalla società Abt Associates: in California, poco dopo il 2000, la prevalenza di autismo è cresciuta del 631 per cento, con una media quattro volte maggiore nella zona di Hollywood. Il passaparola tra le madri, in questo caso, era stato decisivo. D'altronde, secondo Novara, "dietro l'esplosione delle neuro-diagnosi ci sono i disturbi comportamentali di bambini con genitori fragilissimi, troppo presi sul piano emotivo e poco su quello educativo". Che poi, di fronte all'oggettività di una diagnosi, sono quasi sollevati: gettano la spugna. "Il bambino che disturba non esiste più: esiste il bambino con un disturbo. Ma quel marchio lo accompagnerà per tutto il percorso scolastico, e prefigura la sua collocazione lavorativa". L'Italia, nel 1977, è stato il primo Paese al mondo ad abolire le classi differenziali per disabili (Zappella è stato tra i protagonisti di questa battaglia). "Siamo sempre stati all'avanguardia" dice Novara. "È il momento di dare un altro esempio di civiltà, mettendo un freno a queste nuove forme di esclusione". di Giulia Villoresi *Ce n'è per tutti: genitori promotori dell'eccesso di diagnosi ed estranei con i camici bianchi che generano situazioni allarmanti!!!* Io sono indignato...non so voi... Enrico