Ritrovo una interessante nota di Paola Fidani (del 13 settembre scorso) sulla co-occorrenza con patologie del tessuto connettivo ed altre patologie che - credo - rechino due linee di ragionamento: 1. Connettività, circuiti, tessuti connettivi sono ad oggi nella postazione centrale dell'analisi, unitamente al "disturbo degli scambi interemisferici". 2. "... cogliere condizioni cliniche non scontate...". Relativamente al Punto 1: come potenziare la connettività e gli scambi interemisferici? Secondo me, solo con una intensiva terapia neuro-motoria mirata. ai vettori fondamentali (neuroattivazione, automatismi, schemi crociati/rotatori, ecc.), in sinestesia e partecipazione cognitiva. Relativamente al punto 2: che ovviamente è pertinenza medica, segnalo che andrebbe puntualizzata la distinzione tra autismo e afasia, poiché "quanti bambini autistici sono originariamente afasici?". Prof. Piero Crispiani Il 07/12/2024 11:18, daniela via autismo-biologia ha scritto:
La biologia molecolare si addentra sempre più nei meccanismi che portano dalle informazioni contenute nel DNA alle proteine da esso codificate passando per l’RNA messaggero, che a sua volta deve subire diversi passaggi prima di diventare RNAm maturo. Un gruppo internazionale avente come capofila l’Institute for Research in Biomedicine (IRB Barcelona), The Barcelona Institute of Science and Technology, Barcelona, Spain, ha rilevato fini alterazioni in questo meccanismo nell’autismo idiopatico. Nel 20% dei casi di autismo si trova un gene, la cui mutazione, delezione o duplicazione è la causa della sintomatologia. Garcia-Cabau e colleghi hanno fatto una ricerca su ciò che avviene a valle del DNA, nella traiettoria che va dal DNA alla sintesi di una proteina chiave nello sviluppo e nel funzionamento neuronale: la CPEB4. La mancanza di una frazione piccola, ma cruciale, ovvero di uno specifico microesone neuronale, è cruciale per la funzione dei neuroni. Quando la cellula è normofunzionante, la proteina intatta permette che si formino degli addensamentii, delle goccioline intacellulari. Questi condensati possono assemblarsi e disassemblarsi in risposta ai segnali cellulari, consentendo una regolazione dinamica dell’espressione genica. Una delle scoperte promettenti dello studio è che il microesone 4 sembra funzionare “in trans”, il che significa che potrebbe essere possibile introdurre questa piccola sequenza di aminoacidi nelle cellule per ripristinare parzialmente la funzione di CPEB4 e potenzialmente invertire i sintomi. “Sebbene siamo ancora in fase esplorativa, questa scoperta è promettente e indica un potenziale approccio terapeutico che potrebbe ripristinare la funzione CPEB4”, ha evidenziato Méndez. Lo studio rappresenta un passo importante nella comprensione dei meccanismi molecolari alla base dell’autismo idiopatico e sottolinea l’importanza delle brevi sequenze genetiche nella regolazione delle funzioni cellulari critiche. La comprensione delle disfunzioni molecolari responsabili dell’autismo sono tutt’altro che semplici, ma siamo nel ventunesimo secolo e la ricerca scientifica deve seguire le strade delle conoscenze più avanzate, abbandonando le facili spiegazioni che sino ad ora hanno portato a terapie che non si sono mai rivelate superiori al placebo Questo è l’articolo originale
Garcia-Cabau, C., Bartomeu, A., Tesei, G. et al. Mis-splicing of a neuronal microexon promotes CPEB4 aggregation in ASD. Nature (2024). https://doi.org/10.1038/s41586-024-08289-w
Un ampio resoconto in italiano si trova al link https://30science.com/2024/12/news/salute-carenza-di-una-proteina-associata-...
Daniela Mariani Cerati
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