All'eta' di 6 anni, dietro prescrizione medica di un primario di neuropsichiatria infantile di un policlinico, ho iniziato (seguendo attentamente le dosi) a somministrare a mio figlio il Risperdal. Nei primi 7 giorni di somministrazione sembrava che questo farmaco avesse un effetto paradosso rispetto al motivo della prescrizione e quando ho esposto i miei dubbi al medico mi ha risposto di attendere almeno altri 15 giorni prima di decidere se sospenderlo. Non avevo mai visto mio figlio tanto iperattivo e incapace di un minimo di attenzione inoltre sembrava non essere mai stanco e la notte, come il giorno, non ci si riposava un attimo. Decisi di sospendere gradatamente il Risperdal e di non darglielo più. Mi venne in mente che anche quando all'eta' di 3 anni nello stesso policlinico gli avevano somministrato (per via orale) un farmaco (non so quale) per farlo addormentare e fargli la risonanza magnetica, non si addormentava mai e quando dopo ore, finalmente si addormentò, fecero la risonanza e subito dopo qualche minuto uscì dalla stanza già sveglio; al rientro in reparto, si dimenava come non mai, mi dissero che forse per lui quel farmaco aveva gli effetti opposti e che in alcuni rari casi i calmanti danno questi risultati. Successivamente, sono stati prescritti altri farmaci e li ho dovuti tutti sospendere per lo stesso motivo. Vorrei gentilmente chiedere: "se in un autistico (a cui viene data un'educazione) non e' possibile la somministrazione di psicofarmaci (per gli effetti indesiderati sopra citati) quale potrebbe essere l' alternativa in caso di gravi comportamenti problematici? " Patty -------Messaggio originale------- Da: daniela marianicerati Data: 22/01/10 16.19.01 A: [email protected] Oggetto: [autismo-biologia] psicofarmcologia della vulnerabilità Il progetto di vita, teso a ottenere il massimo di qualità della vita compatibile con la disabilità, dovrebbe iniziare al momento della diagnosi e non arrestarsi mai. Tra educazione e terapia farmacologica sino ad ora il posto più importante l’ha avuto e l’ha l’educazione. E’ una grave omissione tuttavia fare finta che non ci sia un posto per i farmaci. Questi non si devono dare al posto dell’educazione, ma a complemento di questa. Sappiamo però che certi sintomi gravissimi non si dominano con l’educazione da sola o con la creazione di condizioni di vita adattate alle esigenze della singola persona. La prescrizione di farmaci alle persone con autismo è un’arte difficile per vari motivi. Uno di questi è la sensibilità peculiare agli psicofarmaci di questi disabili, che peraltro condividono con altre categorie di soggetti “fragili”, come gli anziani con deterioramento cognitivo, tanto che Stefano Palazzi ha messo come titolo al seminario da lui organizzato il 19 dicembre scorso “psicofarmacologia della vulnerabilità” Un altro motivo per cui è difficile la prescrizione di farmaci è la scarsità di sperimentazioni specifiche, per cui manca la base di “evidence” che dovrebbe essere la guida alla prescrizione nella pratica clinica. La “evidence” si dovrebbe creare con la messa in onda di sperimentazioni fatte secondo i canoni condivisi dalla comunità scientifica. Ma nel presente e davanti a gravissimi sintomi del paziente che mi sta dinanzi non posso aspettare l’esito di trials non ancora neanche pensati e programmati. Alla “Evidence Based Medicine” deve supplire la “Practice Based Medicine” Anche in questo caso l’importante è non fare la politica dello struzzo, ignorare il problema come se non esistesse. Noemi dice ”Chi ha dimestichezza coi farmaci sono gli psichiatri adulti e non i NeuroPsichiatri Infantili” Il problema credo che sia organizzare e pianificare anche questo delicato aspetto. Se chi prescrive i farmaci a una persona con autismo lo fa saltuariamente una volta ogni tanto lo farà sicuramente male e creerà più danno che utile. Se in un centro dedito all’autismo la prescrizione si concentra su pochi medici, naturalmente più di uno, in quanto ognuno ha diritto alle sue assenze, questi si faranno un’esperienza e impareranno la difficile arte della prescrizione di psicofarmaci alle persone con autismo, sapendo quali sono i sintomi suscettibili di miglioramento, quali no, come monitorarne l’effetto, come comunicare coi genitori, quando sospendere un farmaco, quando sostituirlo o variarne la posologia. E avrà uno stimolo per tenersi sempre aggiornato. Alla prossima Daniela ____________________________________________________________ _______________________________________________ autismo-biologia mailing list [email protected] http://autismo33.it/mailman/listinfo/autismo-biologia