Affermare che l'autismo sia metà genetico e metà ambientale non è revanscismo psicosociale di fronte alle presunte impasse della neurogenetica. Negli anni '80 e '90 mi onoravo di essere tra i non molti che capivano le analisi epidemiologico-multivariate degli articoli di allora, ma oggi sono anch'io tra quelli che non comprendono le analisi genetico-computazionali di articoli quale quello citato da Daniela MARIANI CERATI e Davide VIGNA. A volte non li comprendiamo perché chi raccoglie i dati grezzi è un clinico, chi li elabora uno statistico, e chi scrive l'articolo un dottorando di ricerca. Negli anni '80 e '90 la novità era che l'autismo NON fosse esclusivamente legato all'accrescimento (*NURTURE*): - per questo furono create iniziative quali l'osservatorio regionale sull'autismo nell'hinterland milanese e altri programmi analoghi in varie regioni. Oggi è anticonformistico affermare che l'autismo NON è solo un problema genetico (*NATURE*): - ma l'epigenesi ci appare ancora molto molto complicata, come dimostra l'assurdo uso "compassionevole" delle staminali. La questione è che il rischio-autismo è dato da NATURE+NURTURE + il nostro margine di errore valutativo. Come avviene per diabete, schizofrenia, morbo di Parkinson e altre condizioni, nell'eziopatogenesi interagiscono molecole di DNA e molecole ambientali. In questo senso, se qualcosa va storto, è 50% genetica e 50% ambiente-molecolare. L'esempio "più semplice" è la fenilchetonuria http://it.wikipedia.org/wiki/Fenilchetonuria , anch'essa occasionalmente associata allo spettro autistico. In allegato trovate anche la traduzione Google dell'articolo "L'eziologia elusiva dell'autismo: natura e cultura?" reperibile in www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC2718778/ Un saluto cordiale, Stefano PALAZZI