E'di questi giorni la notizia riportata su i giornali italiani che una signora di 54 anni si e' presentata al pronto soccorso dell' Ospedale Maggiore di Bologna accompagnata da un educatore della cooperativa Dolce (la signora handicappata era ricoverata presso tale cooperativa). La diagnosi fu ``una crisi di panico" e dirottata presso una divisione psichiatrica dove e' morta. Dalla necrocopia e' risultata invece che la paziete soffriva di edema acuto polmonare; pertanto e' stato aperto un procedimento a carico del medico al quale e' stato fatto risalire la diagnosi di crisi di panico. Una situazione simile si e' presentata quando circa due anni fa un autistico dell' Angsa (di cui non faccio il nome per riservatezza) di 17 anni fu ricoverato presso gli ospedali della zona fino alla sua morte: anche in questo caso, essendo autistico, non si diede peso ai sintomi gravissimi (cuore e polmoni) fino a che' si ebbe il decesso e la conseguente necroscopia che sentenzio' ``edema acuto polmonare". Tuttavia il caso dell' Ospedale Maggiore riporta ancora all' attenzione dell' opinione pubblica i casi degli handicappati che non sono in grado di spiegare i sintomi di cui soffrono. Ancora una volta i medici devono essere particolarmente attenti quando si ricorre ad essi per gli handicappati.E' meglio fare analisi che poi si potrebbero riveleranno inutili che ricorrere alla psichiatria scambiando gravi sitomi per fisime di persone mezze matte (che poi muoiono!). Pierluigi Fortini