E’ morto, qualche giorno fa, il Dottor Valter Rayneri, padre di Giulia e Gaia. La Stampa gli ha dedicato un bell’articolo https://www.facebook.com/photo/?fbid=10159725735220309&set=pcb.1015972574126... in cui ricorda la dolorosa vicenda del 2001, quando fu accusato di abusare della figlia Giulia, gravemente disabile, in base a quanto da lei scritto a scuola mediante la comunicazione facilitata (CF). La storia della CF conferma il fatto che il vuoto di conoscenza genera mostri. Giulia non è la sola che, tramite la mano del facilitatore, ha accusato ingiustamente il padre di un reato infamante e per questo è stata sottratta alla famiglia e portata in un Istituto dove al padre era assolutamente vietato andarla a trovare. Questo per qualche mese, fino a quando è stato dimostrato che l’accusa era totalmente infondata. Gaia, che è una scrittrice dalla penna davvero felice, ha raccontato la tragica vicenda di famiglia nel libro “Pulce non c’è” https://www.einaudi.it/catalogo-libri/narrativa-italiana/narrativa-italiana-... da cui copio alcuni stralci Cantami, o Diva, della pelide Comunicazione Facilitata la stronzata funesta che infiniti addusse lutti agli autistici; ≪La Comunicazione Facilitata è una procedura comunicativa controversa e non provata, priva, per quanto riguarda la sua efficacia, di riscontri scientifici≫, anche gli yankee lo dicono!, gridava papà, E guarda questi ≪La CF è una tecnica per individui affetti da autismo oppure da ritardo mentale, priva di una convalida scientifica. In particolare, le informazioni ottenute tramite la CF non dovrebbero essere usate per confermare o smentire affermazioni sugli abusi e non dovrebbero influire sulle decisioni diagnostiche e terapeutiche≫. 172 Ma Gualtiero, l’insegnante non avrà mica fatto tutto da sola, avrà chiesto aiuto a qualche presunto competente incompetente, magari uno psicologo che ha fatto un corso di CF e abusi per corrispondenza e ora pensa di sapere tutto lui; ≪La maggior parte dei soggetti che si avvalgono, per esternare i loro pensieri, del metodo della Comunicazione Facilitata, denunciano abusi sessuali o violenze subite da parte di insegnanti o genitori. Nella maggior parte dei casi dette denunce si rivelano infondate, prodotto del bisogno del soggetto autistico di attrarre l’attenzione su di sè, o della fantasia del facilitatore. La quasi totalità degli studi in materia considera la CF una tecnica screditata, ed il suo utilizzo ingiustificato è immorale, perchè manca un’evidenza scientifica ampia ed oggettiva≫. 173 Ma loro, ripeteva papà tra granella di nocciola e cacao in polvere, evidentemente non l’avevano letto. E continuavano, ripeteva mamma, a voler cavar fuori dai bambini come Pulce le loro grandi verità sul mondo, e non gli importava se magari, diceva mamma, che lo dicevano i libri, così come non erano in grado di percepirsi un gomito magari non riuscivano nemmeno a percepire il mondo fuori, e non capivano cosa stava succedendo: l’importante era che lo scrivessero, e una volta che le parole venivano fissate su carta, nero su bianco, diventavano automaticamente delle verità. Chi fa psicoanalisi con la Comunicazione Facilitata, diceva mamma, non ha ancora capito che dovrebbe usarla per psicoanalizzare il facilitatore, che solo servendosi delle parole di un altro ha il coraggio di dire a se stesso ciò che usualmente si tace. 179 ”Pensi che la madre, la sentivamo dire al triumvirato dei periti, la madre pensa che sua figlia non sappia rendere valida testimonianza attraverso il metodo della Comunicazione Facilitata, e invece è stata perfettamente in grado di raccontarci, ad esempio, come ha passato la Pasqua, ci ha detto che la sorella e la signora Camurati sono andate a trovarla portandole un uovo di cioccolato 212 Mamma a quel punto era sbiancata, avrebbe voluto entrare a interrompere la farsa, Non è vero niente!, avrebbe voluto gridare, Sarà anche quello che Pulce ha scritto, ma non è quello che è successo!, io infatti a Pasqua non ero potuta andare a trovare Pulce, ero troppo indietro con lo studio per l’interrogazione della Garfa, ci era andata solo mamma, ma non aveva portato nessun uovo, a Pulce il cioccolato non piace, e poi era proibito introdurre alimenti nella Giorni Felici, mamma era solo riuscita a intrufolare un minuscolo cubetto di pecorino, che aveva tenuto nascosto nella borsa e sul quale lontano dallo sguardo della donnasoldato aveva messo una candelina, dicendo Buona Pasqua, Pulce, ma Pulce tutto questo non lo sapeva dire a chi quel giorno non c’era, o meglio la Comunicazione Facilitata non lo sapeva dire, e per provarlo bastava fare un test di validazione, ma loro, evidentemente, non sapevano cosa fosse, e sembravano non avere nessuna voglia di impararlo 212 I tre periti erano stati chiamati per decidere se Pulce era in grado di raccontare la verità. In realtà non era proprio solo un processo per Pulce, ma anche, e prima di tutto, per la sua macchina da scrivere 218 I periti si recavano, uno per volta, perchè le cose serie si fanno sempre uno per volta, a trovare Pulce in comunità. La facevano sedere e chiedevano a lei e alla sua macchina da scrivere Come si chiama la mamma? E come si chiama il gatto? E in che giorno sei nata? E quando è nata tua sorella? E come si chiama?, e vedevano stamparsi piano piano sul display la loro verità. Ma solo quando quella verità la conoscevano già prima, solo quando le chiedevano Ti chiami Pulce?, Pulce era in grado di rispondere di sì, perche anche il perito avrebbe risposto così. Ma quando loro non la conoscevano, ecco che il mondo di Pulce si popolava di mamme Clotilde, di sorelle Francesca, di nonne Marina, di feste in cui si era divertita un sacco pur non essendoci mai andata, di papà violenti, di collane color arcobaleno, con sedici perline. E questo lo sapevamo già, diceva papà, era scritto, insieme alle altre cose fondamentali che tutti avrebbero dovuto sapere, a pagina tre del libro sull’autismo e la Comunicazione Facilitata, e loro sì che l’avevano letto, quello, loro che erano degli esperti Forse Pulce avrebbe potuto tornare prima, ma il tempo necessario alla perizia era quello, due o tre mesetti, dicevano loro, ma se la perita fosse stata, diceva mamma, che sapeva bene di cosa stava parlando, se la perita fosse stata una diligente compagna di scuola di Pulce, e nel compito in classe finale le fosse stata posta la domanda ≪Può dunque rendere valida testimonianza?≫, alla diligente compagna sarebbero di certo tornati in mente i concetti fondamentali della lezione propedeutica Difficoltà di integrare le informazioni percepite in modo anomalo con i sensi, e la sua perizia-verifica non sarebbe durata un mese, ma neanche un giorno o due, forse meno di un’ora, giusto il tempo di scrivere ≪Ovviamente no≫, e prendere ottimo nella materia della quinta ora: le basi dell’autismo. 221