E’ stato pubblicato lo scorso 23 novembre l’articolo “The Urine Metabolome of Young Autistic Children Correlates with Their Clinical Profile Severity” Michele Mussap , Martina Siracusano, Antonio Noto , Claudia Fattuoni , Assia Riccioni , Hema Sekhar Reddy Rajula , Vassilios Fanos , Paolo Curatolo , Luigi Barberini and Luigi Mazzone Metabolites 2020, 10, 476; doi:10.3390/metabo10110476 Gli autori hanno esaminato 57 bambini dai 2 agli 11 anni, di cui 31 con autismo idiopatico e 26 normotipici. I bambini con autismo sono stati ulteriormente suddivisi in base alla gravità dei sintomi propri dell’autismo, alla presenza di selettività alimentare e di disturbi gastrointestinali. A tutti è stato esaminato il metaboloma urinario mediante “gas chromatography-mass spectrometry (GC-MS)” Il metaboloma urinario dei bambini con autismo è risultato largamente distinguibile da quello dei bambini normotipici. La selettività alimentare a sua volta era in relazione con ulteriori differenze metaboliche significative. Alti livelli di metaboliti risultanti dalla dieta, dalla disbiosi intestinale e dallo stress ossidativo caratterizzavano le urine dei bambini con i sintomi “core” dell’autismo più severi. Ritengo che questo studio sia importante e che possa essere la base per altri studi dove le variabili potrebbero essere più controllate, ad esempio dieta, microbioma (la relazione con il microbioma che loro indicano andrebbe provata, anche per capire eventualmente come intervenire). Ci sono tanti suggerimenti per ulteriori approfondimenti e soprattutto per la sperimentazione di terapie innovative. Sarebbe importante, anche senza affinare lo studio, vedere se i dati si mantengono nel tempo, per verificare se chi è diverso oggi lo è anche tra un mese e se nello stesso modo. Se così fosse, la ricerca avrebbe un valore diagnostico-predittivo maggiore Date queste incertezze, in attesa di altri lavori di conferma che tengano conto di tutte le variabili, ritengo che al momento dobbiamo considerare questo lavoro e questi dati un importante fonte di incoraggiamento a studiare in questa direzione, ma che l’approccio non possa rappresentare uno strumento utilizzabile nel quotidiano e nemmeno “ad personam”. Siamo ancora , ed è bene sottolinearlo, a livello di RICERCA e la ricerca dà buoni frutti quando si avvale di collaborazioni multicentriche e multidisciplinari, come è avvenuto in modo esemplare per questo importante lavoro Daniela Mariani Cerati