L’8 maggio scorso è stato pubblicato on line il seguente articolo "Drugmakers plow more resources into autism" * Cormac Sheridan Nature Biotechnology 31, 367–369 (2013) doi:10.1038/nbt0513-367 Tutto il mondo attende che ci sia qualche farmaco efficace per l’autismo, almeno per alcuni dei sintomi più devastanti e che lo sia in misura superiore al placebo, che sappiamo essere efficace nel 30 per cento dei casi. L’industria si è sempre disinteressata a questo tema, ma ora non è più così. Si sa che lo spettro autistico è frequente e ubiquitario quindi, oltre a fare del bene all’umanità, l’industria potrebbe fare anche un buon investimento. L’articolo è una rassegna dei farmaci che sono in avanzata fase di sperimentazione per l’autismo. L’articolo esordisce dicendo “Although the biology underlying autism remains poorly understood, some clues about its biological mechanism are emerging. In particular, unraveling the molecular genetics of single-gene disorders that share autism-like features, such as fragile X syndrome (FXS), tuberous sclerosis complex (TSC), Rett syndrome and Angelman’s syndrome, is providing hints, but not as yet a fully synthesized vision, of convergent pathways for drug developers to target” Dal momento che si conosce poco della biologia che sottende l’autismo, partiamo dalle malattie monogeniche che hanno come espressione fenotipica anche l’autismo. La speranza è che, se troviamo dei farmaci efficaci per queste condizioni, essi siano poi efficaci anche per l’autismo da causa ignota. Questa è una speranza, un auspicio, ma obietta Walter Kaufmann, “director of the Rett syndrome program (and co-director of the FXS program) at Boston Children’s Hospital, in Boston. “Whatever is effective in fragile X syndrome, tuberous sclerosis complex or Rett syndrome does not necessarily mean it’s going to be translated into that black box called idiopathic autism,” “Se si trova qualcosa di efficace per l’X fragile, la sclerosi tuberosa o la sindrome di Rett non è detto che poi l’efficacia si trasferisca nella scatola nera chiamata autismo idiopatico” Tra i farmaci menzionati nell’articolo c’è l’Arbaclofen, Gamma-amino butyric acid type B (GABA-B) receptor agonist, che è in fase terza di sperimentazione sia per la sindrome da X fragile che per lo spettro autistico. Di questo abbiamo già parlato in messaggi recenti. Il Mavoglurant (AFQ056), Metabotropic glutamate receptor 5 (mGluR5) antagonist e l’STX107, mGluR5 antagonist, sono entrambi in fase 2 di sperimentazione per l’X fragile. IL NNZ-2566, Glypromate analog with neuroprotective and anti-inflammatory effects e l’Insulin-like growth factor 1, Stimulation of synaptic maturation, sono in fase 2 di sperimentazione per la syndrome di Rett. L’ Everolimus, Mammalian target of rapamycin (mTOR) inhibitor, è in fase 3 di sperimentazione per la sclerosi tuberosa. Per l’autismo in quanto tale ci sono: la memantina, di cui già abbiamo parlato in precedenti messaggi; l’RG7314, Arginine vasopressin receptor 1° Antagonist e il CM-AT, Digestive enzyme replacement therapy. Le malattie monogeniche sono malattie rare di grande interesse non solo per i successi terapeutici più facilmente raggiungibili, ma anche perché esse sono come degli esperimenti della natura dai quali si puo’ avere uno spiraglio sulla fisiologia del SNC, del quale conosciamo molto poco. E’ poco verosimile che alcuni dei farmaci in sperimentazione per alcune malattie monogeniche possano poi essere utili per la scatola nera chiamata autismo. L’ Everolimus, ad esempio, è un farmaco in uso in oncologia e viene sperimentato per la sclerosi tuberosa, caratterizzata da tumori benigni della cute e del SNC. E’ comunque molto importante che la Roche e la Novartis si stiano interessando all’autismo. In altri campi della medicina hanno ottenuto grandi risultati. Per l’autismo stiamo faticosamente uscendo dal Medio Evo, con le sue streghe e suoi untori. Forse anche per l’autismo la farmacologia potrà dare qualche sollievo in tempi non biblici. Alla prossima Daniela