Il 14 agosto scorso è stato pubblicato l’articolo Zhao S, Gu Z-L, Yue Y-N, Zhang X and Dong Y (2024) Cannabinoids and monoaminergic system: implications for learning and memory. Front. Neurosci. 18:1425532. doi: 10.3389/fnins.2024.1425532 https://www.frontiersin.org/journals/neuroscience/articles/10.3389/fnins.202... dal quale copio quanto segue “A meta-analysis based on a large dataset covering more than 43,000 participants reveals the robust association between cannabis use and long-term cognitive impairments (Dellazizzo et al., 2022). A recent randomized trial reveals that administration of THC causes impairments in working memory, increased mind wandering and decreased metacognitive accuracy (Adam et al., 2020). Consistently, another study demonstrates impairment in memory and processing speed in young adults with positive urine toxicology screen for THC (Petker et al., 2019). THC is considered the main psychoactive component in cannabis causing the acute and adverse effects of cannabis on cognitive functions and memory loss" Mia traduzione “Una meta analisi basata su un’ampia casistica che copre più di 43000 partecipanti evidenzia la robusta associazione tra uso di cannabis e alterazioni cognitive a lungo termine (Dellazizzo et al., 2022). Una recente sperimentazione randomizzata evidenzia che la somministrazione di THC causa menomazioni nella memoria di lavoro, aumento del vagabondare della mente ( mind wandering cfr. https://www.stateofmind.it/mind-wandering/) e diminuita accuratezza metacognitiva (Adam et al., 2020). Consistentemente un altro studio dimostra menomazione della memoria e della velocità di elaborazione in giovani adulti con urine positive per THC (Petker et al., 2019). Il THC è considerato il principale componente psicoattivo della cannabis nel causare gli effetti acuti e quelli avversi sulle funzioni cognitive e sulla perdita di memoria.” Un elemento molto importante messo in evidenza dagli Autori “In contrast to the clinical studies, treatments using different cannabinoids in rodents demonstrate both impairment or improvement of memory dependent on different stages or tasks of the memory” cioè, i dati positivi o negativi ottenuti nei modelli sperimentali non riflettono i dati clinici. Questo è un importante monito alla tendenza, spesso anche comprensibile, che porta a leggere nei dati sperimentali in topi e ratti (e talora pesci o insetti) comportamenti sovrapponibili a quelli nell’umano. A corollario di quanto riportato nello studio si deve ricordare che gli effetti della cannabis sulla memoria nell’uomo sono noti da tempo e, cosa molto rilevante, si possono manifestare per la prima volta anche dopo anni dalla assunzione. Naturalmente non è la stessa cosa assumere una sostanza a scopo voluttuario o assumere una sostanza a scopo terapeutico sotto stretto controllo medico. Gli effetti indesiderati dei farmaci però possono comparire anche nelle condizioni meglio controllate. In ogni caso questi dati devono essere tenuti ben presenti sia da quei ricercatori che stanno conducendo sperimentazioni su adulti e bambini con disturbi dello spettro autistico sia da quei genitori che, in assenza di altre opzioni terapeutiche, già ora trattano i figli con autismo con preparati a base di cannabis Daniela Mariani Cerati