Una criticità che viene spesso sottolineata è la transizione dall’età minorile all’età adulta delle persone con autismo. In un messaggio del novembre 2021 abbiamo parlato della differente gestione dei farmaci: da parte di un unico specialista in neuropsichiatria infantile, neurologo e insieme psichiatra, nell’età minorile e da parte di due specialisti nell’età adulta con i rischi connessi a questa divisione.
http://autismo33.it/pipermail/autismo-biologia/2021-November/004371.html
Questa non è la sola criticità. Rimanendo nell’ambito dei farmaci c’è la diversa risposta agli psicofarmaci da parte delle persone con autismo rispetto a coloro che presentano disturbi mentali in età adulta dopo uno sviluppo neurologico tipico.
E il problema dei farmaci non è né il solo né il più importante. Il programma di vita, che dovrebbe iniziare al momento della diagnosi, e proseguire, con gli opportuni aggiornamenti, per tutta la vita, dovrebbe essere l’aspetto principale della presa in carico e, quando esiste, trova un momento di grave crisi nel passaggio dai servizi per i minori ai servizi per gli adulti.
Ma questa suddivisione non è una calamità naturale come un terremoto o un uragano. E’ una suddivisione organizzativa fatta dall’uomo, adottata dal nostro Paese.
Dal momento che ormai è assodato che l’autismo, seppure con modificazioni più o meno legate ai diversi trattamenti, persiste nel corso della vita, perché non costituire dei centri di presa in carico delle persone autistiche nel corso di tutta la vita?
Questo è stato fatto, ad esempio, nella Carolina del Nord con il TEACCH
Services Across the Lifespan for Individuals with Autism Spectrum Disorder
Da sempre l’Olanda e i Paesi scandinavi hanno realizzato strutture di presa in carico globale e continuativa sul modello della Carolina del Nord.
In Italia, per quanto mi risulta, una cosa simile si sta facendo all’ASL di Rimini, dove si sta sperimentando da novembre 2022 una Struttura Semplice Interdipartimentale ( che fa riferimento al DSM-DO e al dipartimento Salute Donna Infanzia e Adolescenza) che si chiama "Disturbi dello spettro autistico nell'arco della vita”.
Mi complimento con Rimini e con la Dottoressa Serenella Grittani, responsabile della Struttura, e auspico che questa prassi diventi la regola e non l’eccezione in Italia.
Cordiali saluti