In un convegno del 23 maggio 2002 Helmut Remschmidt, Presidente dell’Associazione Internazionale IACAPAP, Associazione di professionisti che si occupa della salute mentale di bambini e adolescenti, disse che il sostegno picologico ai genitori di bambini con autismo era un’esigenza prioritaria. E Donata Vivanti gli rispose “I genitori di persone con autismo non hanno bisogno di supporto psicologico più di quanto ne abbia qualunque persona duramente provata dalla vita. Non sarebbe certo giusto negare loro la possibilità di chiederlo, se ne sentono la necessità; purché però prima si siano offerte spiegazioni, informazioni, giusti consigli, la possibilità di avere punti di riferimento stabili, e soprattutto educazione e cure continuative, adeguate e rispettose del bambino e del suo diritto a crescere serenamente e a vivere una vita degna di essere vissuta. Altrimenti sarebbe come offrire un supporto psicologico ad un terremotato senza ricomporgli la casa, o ad un disoccupato senza ridargli il lavoro” (Atti della Conferenza internazionale ”Un patto per l’autismo tra Istituzioni, Comunità scientifica e famiglie” in memoria di Donald Cohen, Roma, 23 maggio 2002, Autismo Italia-onlus, Milano, pp. 13-14)” Le parole di Donata sono ancora tremendamente attuali. Questa é la prioritá per i genitori di persone con autismo di tutte le etá e questa é la “cura” della depressione dei genitori. Forse é azzardato pensare che i gesti estremi di cui stiamo parlando siano la punta dell’iceberg del disagio nel quale si trovano i genitori delle persone con autismo, in particolare dei genitori anziani di soggetti adulti. Per questi ci dovrebbe essere un’alternativa alla convivenza con genitori vecchi, stressati e spesso malati. L’alternativa dovrebbe essere costituita da residenze che non fossero ghetti o parcheggi, ma luoghi in cui la qualitá della vita fosse la migliore possibile consentita dalla disabilitá. Daniela Mariani Cerati