Abbiamo piú volte parlato su questa lista del ruolo che la carenza di vitamina D puo’ avere: come fattore di rischio per autismo in gravidanza, come fattore di peggioramento dei sintomi nel bambino affetto e come alla sua correzione con supplementi di vitamina D corrisponda un miglioramento dei sintomi “core” dell’autismo. Questo secondo alcuni autori citati nei messaggi alla lista che si trovano al link http://autismo33.it/pipermail/autismo-biologia/2017-July/002568.html Jia e colleghi presentano tre casi di bambini con autismo di etá compresa tra 19 e 48 mesi, nei quali é stata rilevata una carenza di vitamina D e per i quali la correzione della carenza si accompagnava a un miglioramento dei sintomi, la ricomparsa della carenza al peggioramento e la ripresa della terapia con conseguente correzione della carenza ad un nuovo miglioramento. Feiyong Jia, Ling Shan, Bing Wang, Honghua Li, Junyan Feng, Zhida Xu & Khaled Saad (2018): Fluctuations in clinical symptoms with changes in serum 25(OH) vitamin D levels in autistic children: Three cases report, Nutritional Neuroscience, DOI: 10.1080/1028415X.2018.1458421 To link to this article: https://doi.org/10.1080/1028415X.2018.1458421 Published online: 08 Apr 2018. I sintomi propri dell’autismo miglioravano con la somministrazione di vitamina D3 quando i livelli di 25-idrossivitamina D ( [25(OH)]D) raggiungevano e superavano 40.0 ng/ml, peggioravano quando la concentrazione di 25(OH)D scendeva sotto i 30.0 ng/ml e miglioravano di nuovo quando la concentrazione risaliva oltre i 40.0 ng/ml. Gli autori concludono che mantenere il livello di 25(OH)D tra 40.0 e 100.0 ng/ml puo’ essere ottimale per produrre effetti terapeutici negli individui con ASD responsivi alla vitamina D. La carenza di vitamina D puo’ essere conseguenza di scarsa esposizione al sole e di scarso apporto alimentare, ma anche di resistenza geneticamente trasmessa all’utilizzo biologico di questa vitamina. Puo’ essere pertanto presente anche in persone ben nutrite che vivono all’aria aperta, per cui é razionale fare un esame del sangue per il dosaggio di 25(OH)D anche a persone che non hanno i primi due fattori di rischio. La correlazione tra carenza di 25(OH)D e aggravamento dei sintomi di autismo non fa ancora parte del patrimonio di conoscenze della medicina. La vitamina D é conosciuta per la sua azione sul metabolismo osseo con conseguente rachitismo nei bambini e osteomalacia negli adulti in caso di carenza. Anche se la correzione della carenza é imperativa nella pratica clinica, sarebbe utile che si facesse della ricerca per confermare la fluttuazione dei sintomi “core” dell’autismo in rapporto con le concentrazioni di vitamina D in un maggior numero di casi e in un intervallo piú ampio di etá dei pazienti. Non é scontato infatti che ció che si ottiene a due o tre anni si possa ottenere anche nelle etá successive. Daniela Mariani Cerati