Ciro Ruggerini, nel libro più volte citato https://www.unilibro.it/libro/ruggerini-ciro-rebecchi-mauro-seghedoni-paolo/... afferma che in psichiatria ci dovrebbe essere una specialità nella specialità, ovvero quella di trattare la psicopatologia nella disabilità mentale. Qui la diagnosi e il trattamento richiedono competenze che gli psichiatri non hanno, abituati all’ascolto del vissuto dei pazienti, cosa che il disabili mentali non sanno fare, e a un terreno biologico completamente diverso da quello, del tutto peculiare, del disabile mentale, che risponde ai farmaci in un modo diverso dai normodotati, imprevedibile e non raramente paradosso. Considerazioni del tutto simili vengono fatte nel recente articolo di Lancet http://autismo33.it/pipermail/autismo-biologia/2021-December/004418.html là dove dice "Dovrebbe essere generata un’evidenza da sperimentazioni ad hoc per dare linee guida su questi approcci specificamente modificati per l’autismo. In mancanza di questo dovrebbero essere apportate modificazioni basate sulle attuali conoscenze dell’autismo all’attuale pratica evidence based esistente per le condizioni co occorrenti" A questo tema, tanto importante quanto trascurato, si sono dedicati Marco Bertelli e colleghi focalizzandosi sui farmaci antidepressivi e ansiolitici per le persone con disturbo dello spettro autistico. Ritengo che sia utile e opportuno fare emergere il problema dell’uso, e abuso, di psicofarmaci nelle persone con disturbi dello spettro autistico partendo dall’analisi del presente per sollecitare l’attuazione di sperimentazioni specifiche delle diverse classi di psicofarmaci sui sintomi e le condizioni psichiatriche co occorrenti. Ecco dunque un resoconto dell’ articolo di Marco Bertelli e colleghi, pubblicato su una prestigiosa rivista internazionale FARMACI ANTIDEPRESSIVI E ANSIOLITICI PER LE PERSONE CON DISTURBO DELLO SPETTRO AUTISTICO: REVISIONE SISTEMATICA E META-ANALISI Nell’edizione di ottobre del British Journal of Psychiatry è stato pubblicato l’articolo dal titolo “Farmaci antidepressivi e ansiolitici per le persone con disturbo dello spettro autistico: revisione sistematica e meta-analisi su studi randomizzati controllati”, scritto dal Dott. Marco Bertelli del CREA della Fondazione San Sebastiano di Firenze, in collaborazione con Shoumitro Deb, Meera Roy, Rachel Lee, Madiha Majid, Bharati Limbu, Jacopo Santambrogio e Ashok Roy. Per la produzione di questo articolo è stata effettuata una revisione sistematica e una meta-analisi di studi randomizzati e controllati che hanno valutato l'efficacia dei farmaci antidepressivi e ansiolitici nelle persone con Disturbo dello Spettro Autistico (ASD). Infatti, sebbene si tratti di categorie farmacologiche ampiamente utilizzate, attualmente le prove della loro efficacia per le persone con ASD sono limitate e conflittuali. Le ricerche sono state condotte esaminando 11 riviste pertinenti e accedendo ai seguenti database: Cochrane Library, Medline, EMBASE, CINAHL, PsycINFO, ERIC, DARE e ClinicalTrials.gov. Inoltre, la qualità di ciascuno degli studi inclusi nella meta-analisi è stata valutata attraverso l’utilizzo dello strumento Cochrane risk-of-bias e del punteggio Jadad. Sono stati inclusi e analizzati 15 studi randomizzati e controllati (13 su antidepressivi e 2 su anti-ansia) per un totale di 958 persone con ASD. I risultati sono contraddittori, con gli studi più ampi che mostrano per lo più una differenza non significativa nei risultati tra i gruppi trattamento e i gruppi placebo. Anche la meta-analisi dei dati aggregati della Yale-Brown Obsessive Compulsive Scale e della Clinical Global Impression Scale, riferibile a 9 studi (60%), non ha mostrato alcuna differenza statisticamente significativa tra i gruppi, su nessuna delle misure di esito. Gli effetti avversi riportati sono stati lievi e, nella maggior parte dei casi, i tassi non hanno mostrato alcuna differenza significativa tra i gruppi. La revisione sistematica ha rilevato che nessuno studio randomizzato e/o controllato (RCT) ha utilizzato misure di esito per ansia e depressione, indicatori specifici dell’efficacia dei farmaci, mentre è stato valutato l’effetto di questi su alcuni sintomi dell’ASD, soprattutto i comportamenti rigidi e ripetitivi (RRB), e su altri sintomi e comportamenti associati come irritabilità, iperattività e aggressività. Il fatto che non siano state valutate le co-occorrenze psicopatologiche ma gli RRB, sintomi a cavallo fra quelli nucleari (core) e quelli definiti accessori (per quanto frequenti, gravi e di difficile gestione), è espressione di una grave carenza culturale in questo ambito. Dunque risulta tuttora difficile trarre conclusioni definitive sull'efficacia dei farmaci antidepressivi o ansiolitici nel trattamento dei sintomi principali dell'ASD o dei comportamenti associati. Per affrontare questo problema sono necessari un buon inquadramento diagnostico prima di procedere all'uso di questi farmaci e studi controllati randomizzati, e su larga scala. Contributo di A. Bianco e L. Forte Da CREA (Centro di ricerca finalizzato all’acquisizione, all’analisi ed alla divulgazione di conoscenze scientifiche sulla disabilità intellettiva e sui disturbi dello spettro autistico, con particolare attenzione alla salute mentale ed alla qualità di vita delle persone in età adulta)