Il 2022-02-10 19:35 Marina Marini ha scritto:
Buongiorno, in merito all'articolo commentato dalla dott.ssa Mariani-Cerati, che ha suscitato tanto interesse tra i lettori di questo blog, desidero commentare brevemente anch'io. Il riassunto e la spiegazione della dott.ssa Mariani-Cerati sono perfetti, tuttavia, i lettori devono tener presente che si tratta pur sempre di un modello animale elaborato "ad arte", per riprodurre una situazione tra le tante che troviamo negli esseri umani.
I modelli animali sono necessari per semplificare il complesso quadro delle situazioni umane. Nell’articolo sullo SHANK 3 http://autismo33.it/pipermail/autismo-biologia/2022-February/004518.html gli autori hanno studiato le interazioni tra la mutazione del gene Shank e la risposta immunitaria ai Lipopolisaccaridi (Lipopolysaccharides from Escherichia coli O26:B6, Sigma-Aldrich) Negli umani i fattori che contribuiscono a provocare i disturbi del neurosviluppo, tra cui l’autismo, sono tanti, tra loro interagenti e diversi da caso a caso. Negli ultimi anni i contributi alla conoscenza dei fattori di suscettibilità all'autismo sono stati numerosi, a volte apparentemente contraddittori, per cui fare una sintesi organica di questi contributi è un'impresa molto ardua. Si sono cimentate in questo Cristina Panisi, medico pediatra, Ph.D in psicologia, neuroscienze e statistica medica della Fondazione Sacra Famiglia, e Marina Marini, docente di biologia all’università di Bologna, che hanno pubblicato una sintesi di questi contributi nell'articolo Panisi, C.; Marini, M. Dynamic and Systemic Perspective in Autism Spectrum Disorders: A Change of Gaze in Research Opens to a New Landscape of Needs and Solutions. Brain Sci. 2022, 11, x. https://www.mdpi.com/2076-3425/12/2/250 Ne è venuto un articolo corposo, degno di essere studiato e meditato, in cui sono presenti indicazioni pratiche immediatamente applicabili nella pratica clinica, e spunti per una ricerca clinica che potrebbe dare risultati in tempi brevi. Grande risalto è dato alla prevenzione dell’autismo che, essendo un disturbo del neurosviluppo, inizia nella vita intrauterina, quando avviene la organogenesi in generale e la genesi del Sistema Nervoso in particolare. Molte condizioni predisponenti sono note e gestibili già ora, come l’obesità e la iponutrizione, il diabete gestazionale, i deficit di folati, vitamina D e ferro, il fumo di sigarette e il consumo di bevande alcooliche. Altre condizioni sono in avanzata fase di ricerca e meritano un’attenzione e un supporto ben maggiori di quelli che sono stati dati loro sino ad ora, come gli interventi atti a modificare il microbiota e l’equilibrio ossido-riduttivo. Le autrici sono consapevoli del fatto che, quando si parla di autismo, si parla di una condizione che dura tutta la vita, ma si soffermano molto sui primi 1000 giorni a partire dal concepimento, vale a dire prima della formulazione della diagnosi di autismo, quando massima è la plasticità cerebrale. Queste considerazioni rendono utile una diagnosi precocissima, che comporterebbe non solo particolari attenzioni in ambito educativo, ma anche in ambito biologico, in quanto questa sarebbe la finestra temporale nella quale alcuni interventi, volti ad agire sull’infiammazione cerebrale, a sua volta innescata da un’attivazione immunitaria, o sull’asse intestino – cervello, potrebbero avere il massimo di efficacia nel modificare favorevolmente la traiettoria evolutiva. Il messaggio chiave che si ricava da questo lavoro è che l’autismo deve essere oggetto di studio non solo dei neuropsichiatri, ma anche di altre professionalità della medicina, che devono dialogare tra loro in un’ottica di cura e di ricerca condivise Daniela Mariani Cerati