E’ stato pubblicato, il 18 ottobre scorso, il libro “La passione del possibile. Trent’anni del Charitas di Modena (1990 – 2020): un impegno in evoluzione” https://www.unilibro.it/libro/ruggerini-ciro-rebecchi-mauro-seghedoni-paolo/... Il libro lo consiglio a tutti coloro che sono interessati alla disabilità intellettiva in età adulta, ma, per continuare la discussione sull’uso degli psicofarmaci nei disabili intellettivi adulti, molti dei quali con associato disturbo dello spettro autistico, vorrei soffermarmi su quanto descritto nel capitolo 9 “L’assistenza medica: costruzione di una rete per una “medicina specializzata ma non speciale” Il primo autore, Ciro Ruggerini, docente all’Università di Modena e consulente del Charitas, nell’anno accademico 1995 – 96, ha assegnato alla specializzanda Angela Russo la tesi dal titolo “Razionale dell’uso di psicofarmaci in una popolazione di soggetti con ritardo mentale istituzionalizzati” La ricerca ha rilevato quanto segue. All’inizio del 1993, 35 dei 53 ospiti del Charitas assumevano almeno uno psicofarmaco associato o meno a un farmaco antiepilettico. Le variazioni qualitative o quantitative dei farmaci prescritti avvenivano per lo più in momenti di “crisi”, cioè di modificazione comportamentali “critiche” degli ospiti. Da qui la domanda “Quali effetti puo’ avere una modificazione della pratica prescrittiva introducendo una prassi di controllo sistematico delle terapie anche al di fuori degli episodi critici?” I criteri seguiti nella revisione sistematica erano due e inseguivano una domanda sull’appropriatezza della cura (“l’ospite sta assumendo il farmaco adatto al suo disturbo?”) e una sul dosaggio (“l’ospite sta assumendo il dosaggio minimo efficace?”) Nel gennaio 1993 si è passati da una rivalutazione degli psicofarmaci fatta solo nei momenti di crisi ad una valutazione quasi settimanale dei comportamenti e dei sintomi attraverso un’interazione diretta con gli ospiti, gli assistenti e gli educatori oppure con una lettura dei diari relativi al comportamento giornaliero tenuto dagli assistenti dei gruppi Lo studio si protrasse dal gennaio 1993 all’agosto 1996. Risultato: dei 35 ospiti che assumevano neurolettici, 11 hanno avuto una sospensione completa oppure una riduzione drastica del dosaggio. I fattori che hanno reso possibile questo cambiamento sono stati: 1) Il miglioramento delle diagnosi di Disturbo Mentale associato alla condizione di Disabilità Intellettiva 2) Il riconoscimento di problemi internistici (una gastrite prima misconosciuta è stata curata con terapia appropriata e ha permesso di sospendere gradualmente i farmaci neurolettici) 3) La constatazione di assenza di disturbi mentali e di presenza di “stereotipie gestuali” 4) Il riconoscimento di vistosi effetti collaterali che imponevano la revisione della terapia 5) Il caso: Un ospite, ricoverato in ospedale per problemi internistici, non aveva assunto gli psicofarmaci durante la degenza e, data la mancanza di peggioramento, gli psicofarmaci non erano stati ripresi e questa mancata ripresa non ha creato problemi. Le indicazioni che conseguono a queste rilevazioni sono insite nelle rilevazioni stesse 1) La revisione della terapia neurolettica deve essere costante e non avvenire solo nei momenti “critici” 2) È difficile prescrivere un farmaco appropriato e ancor di più è difficile ridurre una terapia una volta instaurata e in una situazione di “apparente buon compenso” 3) La prescrizione di una terapia neurolettica richiede che sia formulata una diagnosi per la quale essa è appropriata 4) I problemi di comportamento non possono essere trattati in primis con una terapia neurolettica, ma devono essere affrontati considerando anche i fattori contestuali, le terapie e i disturbi internistici co-occorrenti Ho riportato quanto sopra per continuità con quanto ampiamente discusso in questa lista sull’uso dei famaci neurolettici, altrimenti detti antipsicotici http://autismo33.it/pipermail/autismo-biologia/2020-March/003669.html ma il libro è ricchissimo di informazioni sulla vita del centro Charitas, sulla sua evoluzione nel corso dei decenni e sulla tensione ideale al miglioramento costante. Sperando di avere invogliato gli iscritti a leggere il libro, faccio i complimenti a Ciro Ruggerini e agli altri autori e mi riprometto di tornare su altri aspetti richiamati dal libro Daniela Mariani Cerati