Nell’inserto domenicale di Repubbica dedicato alla cultura, Robinson, del 29 luglio scorso, c’è una lunga intervista a Giacomo Rizzolatti, il neuroscienziato che nel 1992, studiando le basi neurologiche del movimento nelle scimmie, scoprì l’esistenza dei neuroni specchio. Fu una vera rivoluzione per le neuroscienze e da questa scoperta molti scienziati trassero ispirazione per cercare di interpretare molte situazioni fisiologiche e patologiche, in particolare chi studiava l’empatia trovò nella presenza dei neuroni specchio le basi per spiegare i diversi livelli di essa nei normodotati. Lo stesso gruppo di Rizzolatti e molti ricercatori nel campo dell’autismo ipotizzarono che nei neuroni specchio, o meglio che in una loro disfunzione, si potesse trovare la causa dell’autismo. Ora Rizzolatti ammette con onestà, e con rammarico, che l’ipotesi non ha retto all’evidenza delle prove, che alla base dell’autismo non c’è un’assenza o un malfunzionamento dei neuroni specchio, per cui questa ipotesi deve essere abbandonata. Si tratta di un messaggio negativo, ma è importante che le ipotesi di lavoro, anche quando del tutto lecite e biologicamente plausibili, vengano abbandonate in modo che si facciano nuove ipotesi e si cerchino nuove strade che facciano luce sui reali meccanismi patogenetici, premessa necessaria per arrivare a proposte terapeutiche razionali. Daniela Mariani Cerati