Segnalo la pubblicazione del seguente lavoro PEDIATRICS Vol. 124 No. 6 December 2009, pp. 1533-1540 (doi:10.1542/peds.2008-3782) Aripiprazole in the Treatment of Irritability in Children and Adolescents With Autistic Disorder Randall Owen, MDa, Linmarie Sikich, MDb, Ronald N. Marcus, MDa, Patricia Corey-Lisle, PhDa, George Manos, PhDa, Robert D. McQuade, PhDc, William H. Carson, MDc and Robert L. Findling, MD http://pediatrics.aappublications.org/cgi/content/abstract/124/6/1533 Il farmaco è risultato superiore al placebo nel diminuire i sintomi da irritabilità, termine col quale gli autori intendono “tantrums, aggression, self-injurious behavior, or a combination of these” Copio dal lavoro alcuni stralci per fare poi qualche osservazione. “164 patients were enrolled and 98 patients were randomly assigned to receive treatment with placebo (n _ 51) or aripiprazole (n _ 47). Seventyfive (76.5%) patients completed the randomized, double-blind treatment phase” 98 pazienti hanno partecipato alla randomizzazione e solo il 75 per cento ha completato lo studio. La numerosità del campione è modesta, ma non trascurabile in considerazione del fatto che si arruolavano solo pazienti con autismo (autistic disorder) e non con lo spettro, e con sintomi di irritabilità che superassero una determinata soglia ai test specifici. “there were significantly more responders in the aripiprazole group than in the placebo group (52.2% vs 14.3%; P_.001) the mean ABC irritability subscale at end point was only slightly lower than the minimum entrance criteria. Conclusions regarding the relative benefits of aripiprazole compared with other antipsychotic agents in this population cannot be drawn from the findings of this study; additional studies that include active comparator treatment arms would be required Additional long-term controlled trials to evaluate the efficacy and safety of aripiprazole in this population may be warranted, along with studies to compare aripiprazole with other agents”. Essendo l’aripiprazolo un neurolettico, non sorprende che la sua efficacia sia superiore al placebo sui sintomi da grave irritabilità, dal momento che già per il risperidone e per l’aloperidolo è stata documentata una superiorità rispetto al placebo. Dal lavoro non si puo’ evincere se l’aripiprazolo sia superiore al risperidone. Lo studio è durato otto settimane e pertanto non si puo’ conoscere l’efficacia e la tollerabilità della terapia, se prolungata oltre tale periodo. Una cosa di cui si dovrebbe tenere conto nella prescrizione del farmaco è che i responders sono stati solo il 52% verso il 14,3% dei responder al placebo, vale a dire che solo il 38% ha realmente risposto al farmaco. Questo dovrebbe indurre nella pratica ad un monitoraggio attento dei pazienti a cui il farmaco viene prescritto. Se la metà non risponde, bisognerebbe essere pronti a sospenderlo e a contrastare la forza d’inerzia in base alla quale troppo spesso un farmaco, una volta iniziato, viene continuato senza che ci si chieda se realmente ne vale la pena Anche l’entità della risposta appare modesta dal momento che “the mean ABC irritability subscale at end point was only slightly lower than the minimum entrance criteria.” Questo e altri lavori eseguiti secondo le regole condivise della sperimentazione non giustificano il trionfalismo che abbiamo sentito riferire qualche mese fa da Simonetta da parte di un clinico proprio su questo farmaco. Invitano invece ad una grande prudenza e ad un monitoraggio stretto e attento, ogniqualvolta i sintomi di irritabilità in un bambino o adolescente con autismo sono tanto gravi da giustificare il ricorso ai neurolettici Alla prossima Daniela