Confusione su confusione. Articolo di Gianluca Nicoletti: http://www.lastampa.it/2014/03/05/cultura/opinioni/editoriali/lautistico-lau... “L’autistico laureato non è autistico”. Non è corretto, se non sbaglio, anche alla luce del DSM V, un autistico può laurearsi eccome, perché ad alto funzionamento o asperger…poi può avere difficoltà a spendersi questa laurea se ha difficoltà a presentarsi o ad intrattenere una conversazione di 30 secondi o ad ordinarsi un caffè. È giustissimo stigmatizzare la Comunicazione Facilitata che con una botta sola prende l’assoluta non scientificità e la scarsissima spendibilità della pratica (seppur fosse scientifica ed efficace immaginate andare al lavoro con il facilitatore tutto il giorno). Quanto vogliamo vedere dai nostri occhi è però un problema che riguarda tutte le pratiche, non ne scampa né il WOCE o la CAA, né la presa dati di una procedura ABA. Quanto tempo investiamo nell’insegnare abilità poco o per nulla spendibili è argomento di uguale riflessione, secondo me, spesso mal considerato. Per ultimo vi faccio notare la classifica delle condivisioni degli articoli di Repubblica di oggi: · La battaglia vinta di Pier: "Io, primo laureato autistico esco dalla prigione di cristallo": 10.400 condivisioni · “Farmaci,maximulta per scandalo AvastinAntitrust: 180 milioni a Roche e Novartis”: 6.300 condivisioni · “Bergoglio e Putin tra i candidati al Nobel per la pace”: 3.000 condivisioni · "Non chiederemo dimissioni dei sottosegretari indagati": 1.600 condivisioni · Governo, Renzi: "Jobs act, scuola e piano casa, da mercoledì ci scateniamo": 1.300 condivisioni · L'anno di Francesco (il Papa): 339 condivisioni Insomma la salute tira nell’opinione pubblica e l’autismo è primo, a parecchia distanza Sua Santità. Peccato che perdiamo questa opportunità, alla fine sui giornali e in TV, dove c’è la grande audience, riesce ad arrivare praticamente sempre la Comunicazione Facilitata. Cordiali saluti AM Da: [email protected] [mailto:[email protected]] Per conto di [email protected] Inviato: mercoledì 5 marzo 2014 01:40 A: [email protected] Oggetto: R: [autismo-scuola] comunicato stampa di ANGSA Nazionale Concordo con il senso del comunicato dell'ANGSA Nazionale. Devo però rilevare (e mi scuso di questo, ma mi è sembrato necessario) la confusione (già presente nell'articolo del giornale Il Mattino di Padova che dà la notizia) tra Programma WOCE e Comunicazione Facilitata. Il Programma WOCE (Written Output Communication Enhancement - Scrittura per lo sviluppo della comunicazione) si basa sulla Comunicazione Aumentativa Alternativa (CAA). Si prefigge, in breve, di potenziare le capacità di comunicazione verbale e/o di trovare canali alternativi alla stessa (ad esempio i simboli). La Comunicazione Facilitata si realizza attraverso una tastiera del PC o di un ausilio apposito e prevede la figura del "facilitatore", con tutto quello che ne consegue. Nelle Linee Guida citate la differenza tra i due sistemi è facilmente rilevabile, così come il giudizio su di essi nelle raccomandazioni finali. Cosimo Antonio Ciliberto Insegnante di sostegno
----Messaggio originale---- Da: <mailto:[email protected]> [email protected] Data: 04/03/2014 12.49 A: < <mailto:[email protected]> [email protected]>, < <mailto:[email protected]> [email protected]> Ogg: [autismo-scuola] comunicato stampa di ANGSA Nazionale
COMUNICATO STAMPA DEL 4/3/2014
LAUREA CON COMUNICAZIONE FACILITATA
Angsa onlus nazionale si congratula vivamente con Piercarlo Morello per la laurea conseguita.
Tuttavia se il brano che si legge sul giornale Il Mattino di Padova del 3 c.m. è stato scritto da Piercarlo e non dal suo facilitatore, Piercarlo non può dirsi autistico, poiché dimostra di avere una comunicazione sociale molto buona. Una delle caratteristiche principali degli autistici è quella di essere incapaci di comunicazione sociale, indipendentemente dal modo di espressione, che può essere scritto oppure parlato oppure a segni. Quanto al ritardo mentale, si deve ricordare che soltanto una quota dei bambini con autismo lo presentano: tale disabilità deve essere valutata con appositi test, che non sono influenzati dalla capacità espressiva verbale, altrimenti l’errore diagnostico è inevitabile. Vi sono casi in cui persone con autismo, sfruttando le loro particolari abilità, si sono laureate senza utilizzare la Comunicazione Facilitata, ad esempio nel DAMS. Per non parlare delle persone con sindrome di Asperger, che possono laurearsi senza Comunicazione Facilitata in Scienze matematiche, fisiche ed altre materie nelle quali potranno effettivamente esercitare una professione utile alla loro inclusione sociale ed alla società.
Pier può essere diagnosticato come un caso di mutismo, semmai elettivo, ma non come autistico, e se qualcuno ha fatto questa diagnosi si tratta di un ulteriore errore diagnostico.
In medicina si commettono molti errori diagnostici, e quando questi sono errori per eccesso e si diagnostica una malattia inguaribile che non c'è, allora si creano le condizioni per poi gridare al miracolo della guarigione, indipendentemente dagli interventi effettuati.
La Comunicazione Facilitata, che ora si presenta con il nome di WOCE, viene classificata dalla Linea guida n.21 dell'Istituto Superiore di Sanità del 2011 fra gli interventi non raccomandati per l'autismo.
La Presidente di Angsa nazionale onlus
Prof.Liana Baroni Fortini
Tel. 3397392616
Giudicato “ritardato mentale” domani si laurea in Pedagogia
La storia di Piercarlo che ha vinto i pregiudizi: «La disuguaglianza è la vera disabilità ma nella mia cesta di parole taciute trovo soli e lune, oceani calmi e colori di luce»
PADOVA. «La disuguaglianza è la vera disabilità, so che cammino solo. Ho contro un male che rende la vita muta, solitaria, vacua e bisognosa di altri, ma nella mia cesta di parole taciute trovo anche soli e lune, oceani calmi e colori di luce. Le persone capiscono se viene data loro l’opportunità di capire». Fino a 13 anni Pier, trentatreenne trevigiano, per i medici era un ritardato mentale. Nato con un deficit cognitivo, destinato a una vita a metà. Oggi Pier sta per laurearsi. Laurea specialistica in Scienze umane e pedagogiche all’università di Padova. Piercarlo Morello sarà il primo autistico non verbale a laurearsi in Italia. «Eppure» scrive «fino alle medie ricordo di aver solo colorato in silenzio tanti pallini e quadretti nei corridoi della scuola». Pier parla poco, per esprimersi usa il sistema della scrittura facilitata (Woce, ndr): una tecnica che gli consente di scrivere al computer grazie a uno stimolo esterno, un tocco al dorso di un assistente alla comunicazione.
«Inclusione e ben-essere sociale. Una storia di autismo per capire»: è questo il titolo della tesi che Pier discuterà domani. E la sua storia ha molto da dire. Pier si è diplomato all’istituto agrario, sostenendo lo stesso esame di Stato dei suoi compagni, con l’unica differenza che ha usato la scrittura al computer. «Finite le superiori» ricorda papà Luciano «l’Usl mi ha proposto di inserirlo in un Ceod, ma significava tornare al ritardo mentale. Così Pier ha fatto quello che fa la maggior parte dei ragazzi dopo il diploma: si è iscritto all’università. Abbiamo trovato professori eccezionali, l’ufficio per le disabilità dell’università dà un supporto importantissimo ed è stato costantemente accompagnato a Padova da tutor e tirocinanti dell’associazione Oikia».
Ma è stato tutt’altro che facile: insegnare a Pier a prendere il treno e arrivare da solo a Padova, per esempio, vivere nel costante terrore che da un momento all’altro un’imprevedibile reazione del ragazzo a circostanze inusuali lo mettesse in pericolo. E lo scontro con un sistema cieco: «Volevano togliere a Pier l’assegno di accompagnamento» racconta il papà «dicevano che se va all’università non ne ha bisogno». Un anno e mezzo di peregrinare fra gli uffici con i pugni serrati dalla rabbia e il cuore gonfio di disperazione, pile di certificati per convincere la burocrazia che dall’autismo non si guarisce. Che quei soldi servono per le terapie, per gli operatori, per l’assistenza che deve essere costante. «La vita di questi ragazzi» dice Morello «rimane un percorso a ostacoli. Non si può ancora sperare che dalle strutture pubbliche arrivi una risposta adeguata, ogni passo è una lotta che ci vede protagonisti in prima persona». Pier non ha solo studiato fino a oggi: lavora part time in una scuola materna. E nella sua tesi “canta” il diritto all’inclusione, a vivere, studiare e crescere insieme agli altri: questa è la vera terapia oltre che diritto civile. E i traguardi che Pier ha raggiunto stanno a dimostrarlo.
Con Pier a Padova studia un altro ragazzo autistico: Andrea Terrin, veneziano, è al terzo anno di Scienze dell’educazione. Lui ha una forte inclinazione per l’arte e ama lo sport, soprattutto le arti marziali che pratica con il papà Luca. Un’altra storia di autismo in cammino. Per capire e interrogare ciascuno di noi.
Elena Livieri, 2 marzo 2014
-- Convegni Autismo33.it
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