Buongiorno a tutti, mi permetto di sottoporvi alcune riflessioni sulle stereotipie e sui comportamenti problema. Adulti con autismo: stereotipie e comportamenti-problema. Quando si parla di epifenomeni correlati alla condizione di DPS, l’attenzione di addetti ai lavori e non va subito nella direzione delle stereotipie e dei comportamenti-problema che sono le stimmate della malattia assieme all’irrequietezza, alla fuga dagli sguardi, ai deficit relazionali e dell’eloquio. Per quanto riguarda le stereotipie ed i comportamenti-problema in letteratura non v’è spazio sufficientemente dedicato per una trattazione separata di essi che permetta una esplorazione finalizzata ad una definizione esaustiva. Nella Fondazione Marino, struttura che ospita esclusivamente persone adulte affette da questa malattia del SNC, la osservazione continua ha permesso di formulare considerazioni che possono aiutare ad orientarsi ad operare una distinzione tra i due sintomi. Ciò non solo aiuta a capire ma permette, altresì, una migliore comprensione del comportamento-problema che, molto spesso, è l’unico elemento che indirizza il clinico verso la causa di un malessere o di un disagio grave della persona con autismo. Le stereotipie. Comportamenti e gesti stereotipati hanno la caratteristica di essere ripetitivi e sono perciò facilmente prevedibili nella loro estrinsecazione ed automatici nell’effettuazione. Esiste una grande varietà di stereotipie. In un precedente lavoro abbiamo definito le stereotipie come la traduzione in chiave motoria della scoraggiante semplicità e della ossessiva ripetitività dei pensieri del soggetto autistico. E’ acquisizione certa che, in condizione di normalità, può essere controllata la qualità dei pensieri ma che il loro fluire è inarrestabile. Essi possono insorgere senza causa apparente o in conseguenza di un bisogno. Nel primo caso fluiscono tali e quali; quando invece sono orientati ad essi seguono gesti od azioni miranti al soddisfacimento del bisogno per cui i pensieri stessi sono stati elaborati. Un fatto certo è che, nello stato di veglia, i pensieri scorrono in sostanziale, incondizionata autonomia se non interviene un atto volontario che ne devii il corso Probabilmente anche l’attività cerebrale delle ore notturne risente di questa condizione; tuttavia i pensieri della notte, che si traducono in sogni, sono sganciati dai condizionamenti e dalle inibizioni dello stato di veglia. Si dà il caso che le stereotipie, durante la notte, cessino come per incanto, come se il sonno disinneschi il loro automatismo. Ciò fa pensare che le stereotipie, in fase di veglia, siano innescate da un atto volontario derivante da un bisogno compulsivo e che, poi, l’esecuzione venga “affidata” al sistema extrapiramidale che la fa diventare automatica. La malattia autistica è determinata da un disordine neurologico provocato dall’arresto, a livelli diversi, dello sviluppo dell’anatomia e della fisiologia del cervello. Questo si traduce in disordine anatomo-funzionale che, probabilmente, favorisce le connessioni che cortocircuitano le elaborazioni cerebrali di cui sono capaci i soggetti affetti dalla malattia ed impediscono che le elaborazioni stesse possano coagularsi in pensieri strutturati e complessi. Questa monotona circolarità e la semplicità del ”pensare” autistico si tradurrebbero in movimenti afinalistici reiterati che, proprio per la loro ripetitività e prevedibilità, vengono definite stereotipie. E’ seducente formulare un’ ipotesi integrativa per ciò che riguarda le stereotipie autolesionistiche e cioè: che esse si autoalimentino anche per l’innesco di un meccanismo fisiologico ampiamente conosciuto: la liberazione delle beta-endorfine come conseguenza delle auto-flagellazioni. E’ facile immaginare che, a causa della devastazione della normale fisiologia, il cervello del soggetto autistico possa non produrre o produrre in quantità irrilevante queste sostanze la cui presenza, però, nel “milieu interieur” è indispensabile per il mantenimento dell’omeostasi comportamentale ed umorale. Le stereotipie autolesionistiche allora avrebbero un loro finalismo e cioè la funzione di propiziare in qualche modo il loro rilascio. Riepilogando: le stereotipie non autolesionistiche potrebbero essere la traduzione motoria della semplicità del pensare autistico e sono afinalistiche; quelle autolesionistiche potrebbero avere la funzione di stimolare la produzione delle beta-endorfine la cui sintesi potrebbe essere carente nel soggetto con DPS. I comportamenti-problema: ipotesi e commenti. Il disagio fisico o mentale ed il dolore sono seguiti da aumento delle stereotipie con possibilità di innesco di altri parossismi che comprendono auto od etero-aggressività che sono l’unico strumento efficace per il soggetto autistico per attirare l’attenzione su un suo problema. L’evenienza più probabile, nel disagio, è lo scorrimento verso l’aggravamento delle stereotipie. Quando il repertorio di queste si esaurisce, senza che il soggetto che le emette raggiunga lo scopo, compaiono vere e proprie crisi di auto ed etero-aggressività che rappresentano ciò che comunemente definiamo comportamento-problema, altro stigma dell’autismo al quale, però, si stenta di riconoscere dignità a sé stante. Tuttavia, se non si introduce una discriminante, la più accurata possibile, tra le stereotipie e i comportamenti-problema si rischia di non recepire i messaggi dei soggetti autistici condannandoli così ad una inutile e dannosa somministrazione di psicofarmaci. Una linea di demarcazione netta tra le prime ed i secondi non è facile da individuare e tuttavia esiste e soltanto un occhio ben allenato riesce a percepirla nella fase di passaggio. L’importanza di riconoscere la tenue linea di demarcazione tra la stereotipia e il comportamento-problema sta nel modo diverso di gestire le due condizioni: la stereotipia “innocente” va trascurata o comunque non richiede un trattamento d’emergenza; il comportamento-problema è, invece, una sentinella che avverte l’operatore del disagio mentale serio o del problema fisico del soggetto che li emette e vanno, quindi, interpretati e trattati in modo adeguato. Direttore Sanitario Fondazione Marino Dott. Natalino Foti