Il 2021-09-14 09:48 Antonio PERSICO ha scritto:
Carissimi,
Le due questioni che sono state appena poste in questi giorni sono veramente molto interessanti e meriterebbero una lunga trattazione. Molto in breve:
1. che la bumetanide non abbia un effetto terapeutico generalizzato in tutti i bambini/adolescenti con Disturbo di Spettro Autistico, mi pare fosse prevedibile. Il meccanismo della possibile azione terapeutica, che è stato per anni studiato molto bene da Ben-Ari, fa pensare che il sottogruppo di casi che dovrebbero giovarsi di questo trattamento dovrebbe corrispondere ai pazienti che hanno un effetto paradosso da benzodiazepine. A tale proposito, vi segnalo due articoli di Hans Bruining che confermerebbero questa ipotesi:
* Bruining H, Passtoors L, Goriounova N, Jansen F, Hakvoort B, de Jonge M, Poil SS. Paradoxical Benzodiazepine Response: A Rationale for Bumetanide in Neurodevelopmental Disorders? Pediatrics. 2015 Aug;136(2):e539-43. doi:10.1542/peds.2014-4133. PMID: 26216321. * Juarez-Martinez EL, Sprengers JJ, Cristian G, Oranje B, van Andel DM, Avramiea AE, Simpraga S, Houtman SJ, Hardstone R, Gerver C, Jan van der Wilt G, Mansvelder HD, Eijkemans MJC, Linkenkaer-Hansen K, Bruining H. Prediction of behavioral improvement through resting-state EEG and clinical severity in a randomized controlled trial testing bumetanide in autism spectrum disorder. Biol Psychiatry Cogn Neurosci Neuroimaging. 2021 Sep 7:S2451-9022(21)00251-2. doi:10.1016/j.bpsc.2021.08.009. Epub ahead of print. PMID: 34506972.
Se così fosse, sarebbe piuttosto semplice identificare il sottogruppo che si potrebbe giovare della terapia con bumetanide, perché basterebbe somministrare una dose-test di una benzodiazepina a breve durata d'azione in ambiente ospedaliero (un po' come facciamo oggi con la prima dose di metilfenidato nell'ADHD) e registrare la risposta emotiva e comportamentale, eventualmente la risposta EEG. Potrebbe essere una proposta da portare avanti per uno studio multicentrico, se interessa a qualcuno.
Cari Saluti a tutti,
Antonio Persico Univ. di Modena e Reggio Emilia
Ho letto i due articoli segnalati da Antonio Persico. Il primo https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/26216321/ è un case report nel quale una bambina di 10 anni aveva avuto un effetto paradosso, ovvero si era agitata, anziché calmarsi, dopo assunzione di clobazam, una benzodiazepina. La risposta paradossa alle benzodiazpine era uno degli elementi che avevano indotto Ben Ari a pensare che nei neuroni dei bambini con autismo ci fosse un eccesso di Cloro e che pertanto potessero rispondere positivamente alla terapia con bumetanide. Da qui l’idea di somministrare il diuretico, che in questo caso ha dato risultati francamente positivi. Mi sembra una buona idea quella di disegnare una sperimentazione controllata con bumetanide solo ai soggetti che rispondono in modo paradosso ad una benzodiazepina a breve durata d’azione. Non vorrei che il comitato etico la bocciasse. Ho l’impressione che i comitati etici non si rendano conto del grandissimo bisogno di terapie innovative per i disturbi del neurosviluppo e che mettano il freno a mano là dove ci vorrebbe l’acceleratore. Nel secondo articolo gli autori hanno identificato un sottogruppo di pazienti nei quali la bumetanide era superiore al placebo nell’indurre un miglioramento limitatamente ai comportamenti ripetitivi e hanno cercato degli elementi predittivi. Li hanno trovati nel test RBS-R (repetitive behaviour scale-revised), nel senso che a maggiori punteggi corrispondeva una migliore risposta al farmaco, e nell’EEG “with the most frequently selected absolute alpha power and fE/I in the parietal and central-parietal regions are most informative in predicting clinical improvement” Alla luce di quanto sopra le sperimentazioni sulla bumetanide nell’autismo non si dovrebbero fermare, ma dovrebbero proseguire su gruppi selezionati in base a marcatori clinici e strumentali, eventualmente con un outcome limitato ai comportamenti ripetitivi e, se la sperimentazione avesse successo anche solo per i comportamenti ripetitivi, questo potrebbe portare ad un notevole miglioramento della qualità della vita di molte persone con autismo Daniela Mariani Cerati