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Linee guida sull'autismo negli adulti
Bologna 28 feb 2026

(Il convegno è stato videoregistrato)


Il materiale (registrazione delle relazioni e slide) sono in rete al link:

https://drive.google.com/drive/u/1/folders/1Spf0ol6c6WxkP5SAuIg4eOHmAmCF6dOb



Riportiamo alcuni commenti di Daniela Mariani Cerati alle relazioni di Pasqualina Pace e Maurizio Arduino:

Il convegno ha la finalità di divulgare quanto scritto nel documento “Raccomandazioni della linea guida sulla diagnosi e sul trattamento di adulti con disturbo dello spettro autistico Ottobre 2025“

https://www.iss.it/documents/20126/8968214/Linea_Guida_ASD_adulti_agg2025.pdf/cd6edd99-cbf6-9cda-1ae7-a920e532f947?t=1761730254454

Di questo ha dato un resoconto  Alessandro Malpelo su Mondosanità:

https://mondosanita.it/autismo-in-eta-adulta-al-centro-del-dibattito-le-linee-guida-dellistituto-superiore-di-sanita/

Al centro delle raccomandazioni sta l’attenzione alla qualità della vita. Le componenti principali di questa sono considerate: le preferenze della persona, da inferire anche nelle persone con scarse capacità di comunicazione; la condizione abitativa; l’inserimento lavorativo e in attività occupazionali.

Le raccomandazioni mirano ad una qualità della vita molto alta, tanto che in certi punti mi è sembrato che certe raccomandazioni fossero utopistiche e non realizzabili per persone gravemente disabili.

Mi riferisco in particolare alle condizioni abitative, da cui copio quanto segue ( pagine 130 - 131)

“Il Panel ritiene che le soluzioni abitative:

▪ dovrebbero permettere l’esercizio del diritto alla autodeterminazione e, più in generale, il rispetto delle richieste, opportunità e relazioni identificate nel progetto di vita, fondato sugli stessi indicatori della QdV

▪ dovrebbero essere aperte alla comunità e la PcASD dovrebbe poter avere accesso ad opportunità in linea con preferenze e aspettative, essere favorita nell’autonomia, nell’inclusione sociale, nelle esperienze lavorative, nel tempo libero e nel contatto con i suoi ambiti personali e affettivi Per la PcASD dovrebbe essere garantito il diritto di percepirsi “a casa” (ad esempio il senso di appartenenza alla soluzione abitativa prescelta, le opportunità di poter scegliere elementi ritenuti importanti, il rispetto della propria privacy, il sentirsi a proprio agio nell’intimità della casa). Le caratteristiche abitative, come le dimensioni e contesto, così come l’organizzazione della vita quotidiana, dovrebbero corrispondere il più possibile ai bisogni, alle aspettative e alle preferenze della PcASD. Il Panel ritiene opportuno precisare che in letteratura è suggerito, come elemento predittore della QoL, la possibilità di accesso a regolari attività ricreative (ad esempio hobby, passioni, giochi, sport ecc.), organizzate a seconda degli interessi della persona. Le soluzioni abitative individuate, differenziate a seconda del profilo individuale della PcASD, dovrebbero rappresentare luoghi di opportunità, di apprendimento, di sostegno e di emancipazione per raggiungere il più alto livello di benessere e affermazione esistenziale. L’estrema variabilità della sintomatologia e delle manifestazioni cliniche dell’autismo devono portare a considerare e definire più soluzioni abitative, altamente diversificate, dal punto di vista sia organizzativo sia strutturale, che possano rispondere adeguatamente ai differenti bisogni e livelli di supporto della PcASD, per tutto l’arco della vita. Pertanto, il Panel concorda che l’identificazione della soluzione abitativa più idonea dovrebbe prevedere una valutazione preventiva multidimensionale e multidisciplinare. Quando necessario, andrebbe garantita la presenza di un numero sufficiente di operatori, commisurato ai bisogni di sostegno di natura assistenziale, sanitaria e educativa e di équipe interdisciplinari e multiprofessionali. Il Panel sottolinea che gli operatori dovrebbero essere specificamente formati (nella valutazione e nel trattamento delle PcASD) e supervisionati al fine di assicurare un adeguato livello di professionalità. Andrebbero, inoltre, previste nell’organico figure sanitarie che possano agire sulla prevenzione e cura delle patologie organiche, in presenza di disturbi in comorbidità, disturbi del comportamento e altri bisogni di salute”

Ascoltando al convegno la relazione di Pasqualina Pace mi sono ricreduta.

La residenza della Fondazione Marino risponde ai requisiti raccomandati dalle linee guida.
Queste le caratteristiche della residenza: architettura simile ad una casa, ambienti accoglienti e sicuri; parco di 6000 mq, strutturazione spazi secondo metodologia TEACCH:

https://www.igeacps.it/teacch-limportanza-di-un-ambiente-strutturato/#:~:text=Strutturazione%20dello%20spazio&text=Infatti%2C%20l'organizzazione%20degli%20spazi,e%20ai%20bisogni%20del%20bambino.

La residenza deve essere il luogo per mangiare e dormire, da cui partire per attività integrate nel territorio e nella società, non il luogo dove trascorrere l’intera giornata. Questo è ben presente in chi ha pensato il progetto di vita degli ospiti della casa di Melito Porto Salvo.  Gli ospiti escono quotidianamente per attività utili e solidali:  la gestione della locanda tre chiavi, unica mensa solidale del territorio; la cura delle aiuole della piazza principale della città; la creazione di oggetti in ceramica e candele profumate per varie ricorrenze; la partecipazione attiva agli eventi del territorio.

Molto interessante il fatto che alcuni ospiti hanno fatto dei  progressi tali per cui si è ritenuto opportuno che per loro fosse più consona una residenza con maggiori spazi di autonomia e minore presenza di personale di supporto.

Grazie alle linee guida, che danno raccomandazioni a tutti i cittadini e a tutti i servizi italiani,  si auspica che una gestione residenziale e occupazionale atta al raggiungimento della migliore qualità della vita diventi la regola e non resti l’eccezione da presentare ai convegni.

Oltre a Pasqualina Pace erano presenti al convegno, in qualità di relatori, altri componenti del panel che ha stilato la linea guida, tra cui Maria Luisa Scattoni, Marco Bertelli, Pasqualina Pace e Giuseppe Maurizio Arduino.

Per quanto riguarda Arduino, così come per la Pace, la cosa più interessante  della loro relazione  è stata non tanto la descrizione delle raccomandazioni della linea guida, quanto la realizzazione delle stesse nelle realtà che loro stessi coordinano.

Quanto da loro realizzato è la prova del fatto che l’oggetto delle raccomandazioni, molto lontano dalla realtà nella quale si trova la maggior parte degli adulti con autismo in Italia, non è un’utopia da mondo delle idee. Entrambi i relatori non nascondono che la realizzazione di una presa in carico di adulti con autismo è una cosa complessa e non facile, ma è possibile se si inizia da una formazione mirata, con la creazione di competenze specifiche che attualmente sono assenti in gran parte delle realtà italiane.

Arduino ha parlato della sua esperienza iniziale di responsabile di un servizio autismo per minori. Accompagnando i minori in modo continuativo nel tempo, si è trovato con i suoi bambini di un tempo che erano diventati adulti. La grande maggioranza di questi, anche coloro che avevano fatto discreti progressi, avevano ancora bisogno di supporto. Una volta constatata questa esigenza, anziché abbandonarli al loro destino, Arduino ha istituito, già nel 2006, una "Attività di continuità assistenziale minori-adulti" nel Distretto di sua competenza: Mondovì

Nel tempo quella che era una realtà di fatto è stata formalizzata non solo nella sua AUSL ma in tutto il Piemonte (DGR 16 maggio 2019, n. 88-8997 «Linee di Indirizzo Operative per interventi programmatici relativi alle persone con Disturbo dello Spettro Autistico in età adulta in Piemonte»)
La prima esigenza riscontrata è stata quella di concentrare la presa in carico degli adulti con autismo su un numero limitato di professionisti in modo tale da favorire formazione ed esperienza specifica da parte di professionisti a ciò dedicati. A tal fine è stato costituito  un Gruppo di lavoro nominativo composto da 3 psicologi con formazione cognitivo-comportamentale ed esperienza con ASD adulti e da 3 psichiatri con formazione in ASD, con ambito di competenza territoriale.

La collaborazione con la scuola, già ben collaudata, continuava per i giovani adulti ancora inseriti nella secondaria di seconda grado, ma essa doveva allargarsi a tante altre realtà in vista della fine della frequenza scolastica: Consorzio Servizi Socio Assistenziali,  Fondazioni bancarie, privato sociale, associazioni di famiglie, Servizio Inserimenti Lavorativi (SIL) e Disability Manager Confindustria.
Il tutto finalizzato alla definizione di un progetto di presa in carico/ cura/ progetto di vita personalizzato per ogni utente del Servizio.

Le tipologie di intervento comprendono:

  • Interventi sanitari
  • Interventi educativi.
  • Interventi socio-assistenziali.
  • Interventi di supporto dei familiari
  • Interventi in ambito occupazionale


Per dare un’idea  di quanto fatto in questi anni sono stati dati due esempi concreti: uno  riguarda un giovane ancora inserito nella scuola e uno riguarda un adulto che ormai ne è uscito . Per il primo il gruppo operativo ha dato consulenza all’insegnante di sostegno e ha supportato l’alternanza scuola lavoro.

Per il secondo è stato favorito, tra le altre cose,  l’inserimento lavorativo presso un bar.

Nulla è stato lasciato al caso, ma ogni azione in ogni ambito di vita è stata preceduta da test standardizzati finalizzati a valutare il profilo di funzionamento e il contesto di ogni utente.

L’esperienza maturata a Mondovì, in sintonia con quanto la letteratura internazionale ha documentato come valido e fattibile, ora deve diventare prassi comune grazie alla linea guida sulla quale si è incentrato il convegno.

Per chi desidera leggere tutte le diapositive di Arduino, esse sono al link:

https://drive.google.com/drive/u/1/folders/18rO055Vy5VNU_u9uV4hc8p9Z6TficTk8

Le sue relazioni sono state registrate e si trovano, nell’ambito della registrazione dell’intero convegno, al link:

https://drive.google.com/drive/u/1/folders/1Spf0ol6c6WxkP5SAuIg4eOHmAmCF6dOb


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