L'ABC
dell'Autismo
Indice
Le informazioni
fondamentali
(revisione
scientifica di
Paola Giovanardi
Rossi, riveduto
nel gen 2010 da
Alessandro Ghezzo,
neuripsichiatra
infantile)
Prima
descrizione di
Kanner
(pediatra
tedesco emigrato in
America)
Kanner
L. (Johns Hopkins
Hospital, Baltimora):
Autistic disturbances
of affective contact,
1943, Nervous Child,
2, pp. 217 – 250.
In questo articolo Kanner
descrisse undici bambini, di
età tra i due e i
dieci anni, il cui
comportamento era del tutto
peculiare e molto lontano
dalla normalità, ma
con caratteristiche che si
ripetevano all'interno del
gruppo. Questi tratti
consistevano in una
“incapacità, presente
sin dall'inizio della loro
vita, di mettersi in
contatto con gli altri e con
le situazioni secondo il
modo consueto, e in un
desiderio ansioso e
ossessivo di mantenere
inalterato il proprio
ambiente e le proprie
abitudini di vita".
Nell'ambito di una
generalizzata
incapacità di
comunicare erano presenti
turbe gravi e del tutto
peculiari del linguaggio.
Tre bambini erano muti e nei
rimanenti le tappe dello
sviluppo del linguaggio
erano anomale. Le prime
parole pronunciate
consistevano, in alcuni
casi, nella ripetizione
meccanica, senza
comprensione, di
filastrocche, versetti
biblici, liste di animali e
cosi
via. Era spesso presente
ecolalia immediata o
ritardata, cioè
ripetizione, diretta o a
distanza di tempo, di frasi
udite da altri, pronunciate
ai di fuori di un contesto
che desse loro significato e
senza intento comunicativo.
Presentavano inversione
pronominale: "tu" ai posto
di “io" e viceversa;
difficoltà ad
acquisire il concetto delle
parole “si" e “no". Se e
quando il bambino acquisiva
la capacita di parlare,
tendeva a non usarla in modo
comunicativo, a non
rispondere alle domande, a
non porne agli altri e a non
raccontare cose a lui
accadute. Alcuni
presentavano inoltre paure
ingiustificate di oggetti
mobili o di rumori meccanici
e stranezze nelle preferenze
alimentari. L'aspetto fisico
era del tutto normale e lo
sguardo pareva assorto e
dava l'impressione di una
regolare intelligenza.
La
definizione
Ancora oggi, non potendoci
riferire alle cause, nella
maggior parte dei casi
ignote, l'autismo viene
definito in base a
comportamenti osservabili,
descritti nei due manuali:
- DSM-IV (Diagnostic and
Statistical Manual of Mental
Disorders, American
Psychiatric Association,
Fourth Edition, Washington
D.C. 1994)
(In itaiiano: DSM-IV,
Manuahe Diagnostico e
Statistico dei disturbi
mentali, nona ristampa,
Milano, Masson, 1996),
- ICD-10, (International
Statistical Classification
of Deaseases and Related
Health Problems, Tenth
Edition, WHO World Health
Organisation, 1992-1994).
(in itaiiano :
Ciassificazione
Internazionale delle
Malattie e dei problemi
sanitari correlati – Decima
Revisione, ICD 10, curata
dall'Organizzazione Mondiale
della Sanità,
1992-1994, 3 volumi,
Istituto Poligrafico e Zecca
dello Stato, 2000.
Attualmente, per i disturbi
che ci interessano, si
dovrebbe usare la versione
curata dall'ISTAT
dell'ICD-10 o il DSM-IV.)
Entrambi i sistemi di
classificazione ricalcano
ancora la prima descrizione
di Kanner. E' qui riportata
quella ripresa dai DSM-IV.
Definiamo "autismo" un
insieme di alterazioni
qualitative nelle aree del
funzionamento sociale, della
comunicazione e del
comportamento.
Espressioni
equivalenti
Il gruppo di
disabilità più
ampio di cui l'autismo fa
parte viene denominato anche
con le seguenti espressioni
equivalenti:
- disturbi dello spettro
autistico
- disturbi generalizzati
dello sviluppo
- disturbi pervasivi dello
sviluppo
La
frequenza
L'autismo è una
disabilità che
colpisce tre bambini su
mille nella sua forma tipica
e sei bambini su mille in
forme meno tipiche (Fombonne
E. et al, 2003, The
prevalence of Autism, JAMA,
289: 87-9.)
In
sintesi
L'autismo rappresenta una
delle sindromi più
complesse e, nelle forme
più gravi,
difficilmente gestibili
dell'età evolutiva.
I bambini autistici
presentano importanti
difficoltà
nell'interazione reciproca,
nella comunicazione e nelle
attività di gioco. Il
linguaggio verbale, quando
presente, risulta spesso non
adeguato al contesto, con
scarso utilizzo dei gesti
comunicativi. Le
attività di gioco
sono per lo più di
tipo ripetitivo, con
isolamento rispetto ai
gruppo dei coetanei.
Esistono vari livelli di
gravità, da forme
più sfumate ad altre
molto severe cui spesso si
accompagna un quadro di
ritardo mentale.
Altre caratteristiche
dell'autismo sono: la
difficoltà ad
esternare i propri
sentimenti e a leggere i
sentimenti altrui (Teoria
della Mente), una diversa
sensibilità agli
stimoli ambientali (es. una
ipo o iper
sensibilità ai rumori
e agli stimoli sensitivi
tattili o gustativi), un
deficit dell'immaginazione.
Le
cause
L'autismo è una
sindrome (un insieme di
sintomi) determinata da
fattori biologici che
influiscono sullo sviluppo
cerebrale in epoca precoce,
cioè durante io
sviluppo fetale o nei primi
tre anni di vita.
Soltanto alcune cause sono
note. Tra queste la maggior
parte è di natura
genetica.
La frequenza dell'autismo in
fratelli di soggetti
autistici è intorno
ai 3%, con un rischio
relativo nei fratelli circa
10-30 volte maggiore
rispetto alla frequenza
nella popolazione generale.
Diversi studi epidemiologici
su gemelli dello stesso
sesso suggeriscono che
l'elevato rischio di
ricorrenza familiare abbia
una base genetica, in quanto
la concordanza dell'autismo
nelle coppie di gemelli
monozigotici è
elevata (60%), mentre nelle
coppie di gemelli dizigotici
la frequenza è simile
a quella riportata per i
fratelli di individui
affetti.
Gli studi sui gemelli
indicano anche che la
predisposizione genetica
all'autismo possa essere
estesa ad un gruppo
più ampio di disturbi
sociali e/o di
comunicazione, con
caratteristiche simili a
quelle dell'autismo
classico, ma presenti in
forma isolata o meno grave
(il cosiddetto broader
phenotype") nei familiari
dei soggetti con autismo
(Bailey A. et ai., 1995,
Autism as a strongly genetic
disorder: evidence from a
British twin study, Psychol.
Med., 25:63-7).
La
diagnosi
Ancora oggi sembra difficile
potere ottenere una corretta
diagnosi prima dei tre anni
di età.
Simon Baron Cohen ha
dimostrato che i casi
più gravi possono
essere diagnosticati
già a 18 mesi (1996,
Psychological markers in the
detection of autism in
infancy in a large
population, British Journal
of Psychiatry,168,158-163).
Per una corretta diagnosi
sono oramai universalmente
riconosciuti i criteri
contenuti nei DSM IV e nell'
ICD 10, che si possono cosi
sintetizzare.
1. Compromissione grave e
generalizzata nella
capacità di
interazione sociale
reciproca
2. Compromissione grave e
generalizzata nella
capacità di
comunicazione
3. Presenza di
comportamenti, interessi e
attività stereotipate
4. Esordio precoce
(torna
all'indice)
L'approccio
all'autismo nel tempo
(revisione
scientifica di Paola
Giovanardi Rossi,
riveduto nel gen
2010 da Alessandro
Ghezzo,
neuripsichiatra
infantile)
1943
Il pediatra tedesco americano
Leo Kanner scrive l’articolo
“Autistic disturbances of
affective contact”, Nerv. Child
2:217-50, 1943. Per la prima
volta vengono descritte le
caratteristiche peculiari dei
soggetti affetti da autismo.
Kanner denomina tale condizione
autismo infantile precoce.
Ipotizza alla base del disturbo
una innata incapacità a
comunicare.
1944
Il pediatra tedesco Hans
Asperger scrive l’articolo “Die
autistichen Psychopaten im
Kindesalter“ Archiv fur
Psichiatrie und
Nervenkrankheiten, 117, 76-136.
Egli, senza conoscere l’articolo
di Kanner, descrive dei casi
simili e usa lo stesso termine:
“autistici”. Tra i bambini
descritti da Asperger alcuni
hanno una compromissione
cognitiva minore o assente, per
cui col termine “sindrome di
Asperger” si intende ora una
condizione di autismo non
associato a ritardo mentale.
Egli nota l’estrema
precocità della sindrome
e la presenza, nel gentilizio,
di persone che presentano vari
gradi di stravaganza sociale.
Ipotizza una base genetica.
1950
Erickson M. nel volume
“Childhood and Society” curato
da W.N. Norton, (traduzione
italiana “Infanzia e
società”, Armando 1970)
afferma che “una storia di
estraniamento materno può
trovarsi in ogni caso di
autismo”
1951
Il medico francese Gilbert
Lelord inizia a studiare, a
Parigi, la neurofisiologia
dell’autismo, in collaborazione
con gli allievi di Pavlov.
Con tecniche
elettroencefalografiche sempre
più raffinate mette in
evidenza alterazioni importanti
delle funzioni mentali
elementari, quelle stesse che
Pavlov aveva studiato nel suo
laboratorio: percezione,
associazione e formazione di
riflessi condizionati quali basi
dello sviluppo mentale e
comportamentale.
1951
Anne Freud e S. Dann (Freud A.,
Dann S., “An experiment in group
upbringing”, The psycoanalytic
study of the child, .6, 1951,
pp.127-168), con una indagine
sui bambini usciti vivi dai
campi di concentramento nazisti
alla fine della guerra,
dimostrano che quelle condizioni
estreme non inducono la
patologia autistica.
1955
Beata Rank, psicanalista amica
di Anna Freud, , nel volume “
Emotional problems of early
childhood”, a cura di Gerald
Caplan, Basic Books, 1955,
afferma che “il bambino atipico
ha sofferto di una forte
privazione emotiva” e
“più il bambino è
piccolo, più è
necessario modificare la
personalità della madre”
.
1955
Influenzato dalle teorie in
voga, Kanner conia il termine di
“genitori frigorifero”
nell’articolo: Kanner L. et al.,
“Notes on the Follow-up study of
autistic children, in
“Psychopathology of Childhood” a
cura di P.H.Hoche et al., Grune
e Stratton, New York
1959
Lo psicologo tedesco americano
B. Bettelheim in una lettera a
Scientific American del maggio
1959, afferma che “il rifiuto da
parte dei genitori è un
elemento nella genesi di ogni
caso da lui osservato di
autismo”.
1966
Lo psicologo americano Eric
Schopler fonda la Division
TEACCH (Teaching and Education
of Autistic and Related
Communication Handicapped
Children) a Chapell Hill nella
Carolina del Nord. Il metodo
TEACCH si può definire un
programma di Stato che fornisce
valutazioni e programmi
educativi personalizzati a tutti
i soggetti autistici della
Carolina del Nord, con una
circolarità continua tra
assistenza, ricerca, formazione
dei professionisti e dei
genitori, ai quali viene
attribuito il ruolo di migliori
conoscitori dei propri figli.
Il termine usato da Schopler nei
confronti dei genitori è
quello di coterapeuti, in netta
antitesi con le teorie, di moda
negli anni 60 (e non ancora
totalmente scomparse negli anni
2000) che vedevano i genitori
come “autismogeni” .
1967
Bruno Bettelheim pubblica “The
empty fortress” tradotta in
italiano nel 1976 col titolo “La
fortezza vuota”, Garzanti
editore. La mamma viene
presentata come totalmente
responsabile della catastrofe
del figlio. La terapia proposta
è la parentectomia
(allontanamento dei figli dai
genitori).
Come dice più volte
Rimland nella rivista da lui
diretta, Autism Research Review
International, Bettelheim ha
riempito un vuoto di conoscenza
con delle fantasie, purtroppo
credute da molti. A causa delle
idee di Bettelheim per molti
bambini si è aggiunto al
danno della natura quello della
istituzionalizzazione e del
distacco dalla famiglia.
1969
Durante un’assemblea della
National Society for Autistic
Children (oggi Autism Society of
America) Leo Kanner assolve
pubblicamente i genitori
dall'essere causa dello sviluppo
della sindrome autistica nei
loro figli; torna dunque alla
sua prima ipotesi che definiva
l'autismo come un disturbo
innato dello sviluppo.
1972
Lelord lavora come medico nel
reparto psichiatrico infantile
di Tours, mentre
all’Università insegna
neurofisiologia alla
Facoltà di Scienze. I
medici francesi ignorano il suo
lavoro, molto apprezzato
viceversa negli Stati Uniti,
soprattutto da grandi studiosi
dell’autismo come E. Ornitz ed
E. Callaway.
1982
Viene pubblicato in Italia il
libro “L’assedio” di Clara
Claiborne Park (editore
Astrolabio). L’autrice è
una mamma che racconta la sua
storia con sincerità,
lucidità e fine senso
dell’umorismo. Le teorie
psicanalitiche da lei riportate
si commentano da sole per chi
legge questa testimonianza in
cui è evidente l’amore di
cui è circondata da tutta
la numerosa famiglia Elly, la
figlia autistica.
1985
Ad un Convegno del maggio 1985
Lelord viene vivamente
contestato dai neuropsichiatri
francesi, seguaci delle teorie
psicodinamiche, quelle che
negano la base organica
dell’autismo e ritengono che la
grave disabilità sia
provocata dalla inadeguatezza
della figura materna.
1985
In Italia nasce l’ANGSA
(Associazione Nazionale Genitori
Soggetti Autistici).
L’Associazione combatte contro
le teorie psicodinamiche
colpevolizzanti i genitori, fa
opera di formazione,
informazione e scambi culturali
con esperti di altri paesi, con
tutti i mezzi a sua
disposizione.
1986
31 Gennaio. Primo convegno
nazionale Angsa, Viareggio. 150
partecipanti, moltissimi in quel
tempo in cui perfino la parola
autismo era sconosciuta! Per la
prima volta si parla di autismo
da cause organiche e vi è
uno scontro fra esperti ad
indirizzo psicanalitico e ad
indirizzo contrario.
1987
L’Angsa inizia a collaborare con
la clinica di Neuropsichiatria
Infantile dell’Università
di Bologna diretta dalla
Professoressa Paola Giovanardi
Rossi , prima docente
universitaria che condivide le
istanze dell’ANGSA
1988
Primo convegno scientifico
internazionale a Bologna
sull’autismo con la
partecipazione di Gilbert Lelord
e Bernard Rimland, presieduto
dalla Professoressa Paola
Giovanardi Rossi
Nasce il bollettino dell’ANGSA
che diventa un riferimento non
solo per i genitori, ma anche
per i numerosi professionisti
che abbandonano le teorie
colpevolizzanti e abbracciano
quelle organicistiche.
Anni 90
Un numero sempre maggiore di
neuropsichiatri abbandona le
teorie colpevolizzanti la madre,
per riconoscere la totale
organicità della sindrome
autistica. A questo
riconoscimento segue come
naturale conseguenza il fatto
che, in mancanza di conoscenza
delle cause, l’unica terapia
possibile è quella
psicoeducativa, termine sinonimo
di quello usato da Asperger nel
lontano 1944: “pedagogia
curativa”.
1995
Pubblicazione dell’articolo di
Bailey A. et al.: “Autism as a
strongly genetic disorder:
evidence from a British twin
study”. Psychological Medicine
25: 63-77
Il confronto tra la concordanza
di autismo nei gemelli
monozigoti e in quelli dizigoti
dimostra il contributo della
componente genetica nella quasi
totalità dei casi.
1997
Viene pubblicato in America il
manuale “Handbook of autism and
pervasive developmental
disorders” a cura di D. J. Cohen
e F. R. Volkmar, John Wiley and
Sons, Inc, che diventa il testo
di riferimento per tutte le
Università americane.
Solo nel 2004 la casa editrice
Vannini lo traduce in italiano (
Autismo e disturbi generalizzati
dello sviluppo) con la
presentazione di Paolo Moderato,
ordinario di psicologia generale
all’Università di Parma,
che così introduce il
libro: “Ormai “rottamate “ le
teorie psicodinamiche
sull’eziopatogenesi
dell’autismo, spazzate via dalle
inequivocabili evidenze
provenienti dalla ricerca
genetica, anche gli interventi
assumono un altro valore. ….Di
autismo non si guarisce, ma un
intervento efficace è
fondamentale per migliorare la
vita della persona con autismo e
della sua famiglia”
1998
Viene pubblicato il libro di G.
Lelord, L’exploration de
l’autisme, Grasset, in cui il
medico francese riassume i
risultati delle sue lunghe
ricerche
2001
Un gruppo di esperti
internazionali incaricato dall’
U.S. Department of Education di
stilare le linee guida
sull’autismo indica l’approccio
psicoeducativo come il modello
esemplare di presa in carico dei
soggetti autistici.
Pubblica queste conclusioni, che
rispecchiano gli elementi di
consenso dei maggiori esperti
mondiali, nel libro : National
Research Council (2001)
Educating Children with Autism.
Committee on Educational
Interventions for Children with
Autism. Catherine Lord and James
P.McGee, eds. Division of
Behavioral and Social Sciences
and Education. Washington, DC:
National Academy Press.
2002
In Italia la Associazione Angsa
stabilisce il 2 giugno come
giornata nazionale dell’autismo,
cercando di dare risalto anche a
livello di informazione pubblica
alle problematiche coinvolte con
l’autismo, spesso diverse da
uelle delle altre disabilta’
2005
Vengono pubblicate
(http://www.angsaonlus.org/linee_guida_sinpia.pdf)
le Linee guida SINPIA
(Società Italiana dii
Neuropsichiatria dell’Infanzia e
dell’Adolescenza) sull’autismo.
Vengono delineati gli elementi
clinici principali e le
strategie di intervento
(approcci comportamentali e
approcci evolutivi). Viene
sottolineata l’importanza di un
intervento precoce ed intensivo,
con definizione chiara degli
obiettivi e monitoraggio
sistematico del percorso
terapeutico, e con
coinvolgimento della Famiglia,
della Scuola e dei Servizi di
NPI in un lavoro integrato.
Viene anche ribadito che non
esiste un intervento che vada
bene per tutti i bambini
autistici, o che vada bene per
tutte le età, come pure
non esiste un intervento che
possa rispondere a tutte le
molteplici esigenze direttamente
e indirettamente legate
all’Autismo.
2006
Sulla scia delle linee guida
della Sinpia alcune Regioni
Italiane si adoperano per
formare gruppi di lavoro
sul’autismo e pubblicare linee
di indirizzo per la presa in
carco dei bambini con autismo
2007
Convegno Angsa del 15-16 Giugno:
http://www.autismotv.it/media/autismo_roma/start.swf
Per la prima volta in Italia
c’e’ una posizione comune delle
più importanti
associazioni sull’autismo
(Angsa, Autismo Italia, Grupo
Asperger, Fish, Anffas) che sono
concordi nel riconoscere il
grande passo avanti delle linee
Sinpia e sollecitano un
intervento ministeriale che dia
una risposta non solo per la
parte scientifica, ma
soprattutto per le linee di
intervento da applicare nel
territorio.
2007
Novembre . Si costituisce a Roma
il tavolo nazionale per
l’autismo presso il Ministero
del Welfare, che affronta i tre
problemi: la ricerca, la
formazione, la organizzazione
dei Servizi. Vi partecipano le
più grandi associazioni
del settore e tecnici di varia
formazione e di diversi
indirizzi,
2008
Febbraio Il tavolo ministeriale
pubblica il documento finale
http://www.angsalombardia.it/objects/rel_fin_tavolo_autismo.pdf
, di grande importanza
perché per la prima volta
c’è un riferimento
ministeriale che raccomanda un
intervento educativo, precoce,
intensivo e basato su un
approccio comportamentale.
2008
Stabilita il 2 Aprile come
giornata mondiale dell’autismo,
cui si adegua anche l’Italia
2008
Novembre. Contrariamente alla
tendenza a frantumarsi in tante
piccole associazioni locali,
dedicate alla soluzione di
problemi contingenti, le
associazioni nazionali
sull’autismo si federano in
FANTASiA (Federazione
Associazioni Nazionali a Tutela
di Autismo e Sindrome di
Asperger
http://www.fantasiautismo.org/
2009
3 Marzo. Viene approvata dal
governo Italiano la Convenzione
Onu sui diritti delle persone
con disabilità, che non
e’ specifica per l’autismo, ma
riconosce diritti per tutti alle
cure più appropriate e a
una vita indipendente, diritti
disattesi molto spesso per gli
autistici.
(torna
all'indice)
Autismo e senso comune
-
La persona con autismo
è poco socievole,
distaccata dal mondo che la
circonda. Il senso comune
ci dice di stimolarla, di
esporla alla compagnia di tante
persone, di fornire tante
sollecitazioni. Il risultato
è che l’individuo si
agita, prova disagio, spesso
mette in atto comportamenti
intollerabili.
Cosa ci
dicono le ricerche di
neurofisiologia?
Che la
persona con autismo ha
un grave deficit delle
funzioni elementari
della mente, in
particolare
dell’attenzione e
della percezione.
Spesso
è presente un
costante stato di
ipereccitazione; Il
bambino non riesce a
selezionare gli
stimoli, si distrae
per un nonnulla;
spesso non riesce a
sopportare un suono,
anche piacevole, nel
sottofondo, ed
è invaso dalla
cacofonia ambientale.
Ne consegue
che l’ambiente ideale
per l’apprendimento
è un ambiente
spoglio, privo di
elementi distraenti.
Ad esempio, quando si
comincia
un’attività
nuova, bisogna
nascondere il
materiale che è
servito
all’attività
precedente, in quanto
la vista del materiale
di prima impedisce la
concentrazione sulla
nuova attività.
La stanza di lavoro
deve essere
silenziosa, in ordine,
con pareti libere da
arredi superflui.
Una
volta appresa
un’abilità
nell’ambiente a lui
favorevole,
bisognerà poi
favorirne l’utilizzo
in ambienti sempre
meno strutturati e
abituare il bambino
a tollerare un
livello crescente di
distrazioni per
poter “spendere”
questa nuova
competenza nel suo
naturale ambiente di
vita.
|
- La persona con autismo
stenta ad essere sveglia e
attenta, ma anche a
rilassarsi.
Il senso comune
difficilmente intuisce questo
disturbo, che comprende due
aspetti che sembrano in antitesi
fra di loro.
Bisogna
favorire l’alternanza
di momenti di impegno
con altri di
rilassamento. Bisogna
cercare, per ogni
individuo, quale
attività lo
rilassa e
concedergliela, anche
come premio per il
lavoro svolto.
Puo’
succedere che la
persona con autismo si
rilassi utilizzando
stereotipie, specie
del corpo (ad esempio
dondolarsi)
In questo caso
lasciare alcuni momenti
in cui la persona possa
stare un po’ in pace,
specie se stanca dopo un
periodo prolungato di
lavoro, non vuol dire
abbandonarla a se
stessa.
Le stereotipie
non necessariamente
vanno contrastate in
modo rigido, ma
scoraggiate proponendo
attività
più funzionali e
aderenti alla
realtà |
-
La
persona con autismo
solitamente ha un aspetto
fisico bello, ha uno sguardo
apparentemente assorto in
pensieri profondi.
Il senso comune
suggerisce che l’individuo non
voglia dare le prestazioni che
solitamente danno i suoi
coetanei.
Sotto
l’apparente
normalità
fisica, si cela il
più
disabilitante degli
handicap. Si
pretendono prestazioni
impossibili per la
persona disabile,
credendo che non
voglia fare, mentre in
realtà lei non
sa fare. Non sapendo
comunicare il proprio
disagio, l’individuo
si agita e mette in
atto comportamenti
intollerabili, come
l’aggressività.
Una
valutazione accurata e
esperta delle aree di
forza e di debolezza
è
indispensabile per
abbassare le richieste
e adeguarle al livello
giusto.
|
-
La persona con autismo
comunica poco e male.
Il senso comune
suggerisce di parlargli molto,
in continuazione.
|
La ricerca ci
dice che la
comprensione del
linguaggio può
essere scarsa anche in
chi sa parlare
apparentemente bene.
La ricezione del
linguaggio è
spesso inferiore alla
produzione dello
stesso, quando
c’è. E’
presente una limitata
capacità di
ascolto e di pensiero
astratto.
E’ quindi opportuno
parlare nel modo
più adeguato:
frasi semplici (ma non
troppo semplificate),
concrete, brevi, a cui
far seguire domande
per verificare che
l’individuo abbia
capito e per tenere
viva la sua labile
attenzione.
|
-
L'autismo è
caratterizzato dalla
disarmonia dello sviluppo
nelle diverse aree: un
individuo puo’ avere
un’età mentale di un
anno in un settore, di
cinque in un altro, di dieci
in un altro ancora. Ci
possono essere, ad esempio,
una buona memoria, buone
abilità
visuo-spaziali, ma una
pessima capacità di
interazione sociale. Molti
autistici riescono bene nel
fare i puzzle, perché
hanno ottime abilità
visive, disgiunte pero’
dalla comprensione del
significato dell’immagine,
che per loro è o poco
comprensibile o
indifferente.
Il senso comune ci induce a
pensare che siano persone dotate in modo
armonico (sanno
comporre puzzle per noi
difficili !) e che semplicemente
non vogliono comunicare con noi,
per vivere nella loro
astrazione.
|
La ricerca ci
dice che è bene
sfruttare le aree
sviluppate per fare
progredire quelle
più carenti. Ad
esempio, se un bambino
sa fare un puzzle da
50 pezzi, non bisogna
presentargli un puzzle
da 70, ma va sfruttata
la sua abilità
per migliorare la
socializzazione. Ad
esempio facciamolo
giocare con un’altra
persona e facciamogli
imparare a rispettare
i turni, cosa per lui
molto difficile.
Questo puo’ essere
fatto prima con uno,
poi con due compagni,
per favorire la
progressiva
integrazione delle
competenze (in questo
caso abilità
visuo-spaziali ,
gioco, abilità
sociali)
|
- La
persona con autismo non
sa socializzare.
Il senso comune dice che lo
stare fisicamente in mezzo agli
altri compagni lo renderà
più socievole.
La ricerca ha
mostrato che
il bambino con
autismo non diventa
socievole per
semplice immersione
in un gruppo o per
imitazione.
La socializzazione
dev’essere insegnata
appositamente, creando
situazioni molto
semplificate e poi via
via più
complesse, guidate da
educatori e da
insegnanti competenti
Queste
attività
aiutano non solo il
bambino con autismo,
ma anche tutti i
bambini della classe
nell’interazione
reciproca.
Favoriscono, ad
esempio, il rispetto
dei turni, le
capacità di
ascolto, la tolleranza
alla frustrazione.
|
-
La
persona con autismo è
in una sorta di anarchia
mentale; non sa
organizzarsi, non ha
fantasia.
Il senso comune spesso
interpreta questa anarchia
mentale come una “non
disponibilità” a
collaborare.
La ricerca ci
informa che il
soggetto ha bisogno di
una strutturazione
estrema dello spazio e
del tempo, di
suggerimenti visivi
che lo aiutino ad
organizzarsi e a
maturare un minimo di
autonomia.
La
strutturazione, e i
suggerimenti visivi,
utili per
l’acquisizione di
orientamento e di
autonomia, devono
poi essere via via
diminuiti in modo
che la persona possa
spendere le
abilità, una
volta acquisite, nel
proprio naturale
ambiente di vita
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Per le persone con
autismo le sorprese
non sono una fonte di
piacere (come per i
normodotati) ma
possono essere fonte
di sofferenza.
Il senso comune non aiuta a
capire questo aspetto.
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La ricerca ci
dice che bisogna
rendere prevedibili,
per quanto possibile,
le attività
future (immediate o
più lontane nel
tempo).
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Le
persone con autismo
capaci di parlare
sembrano più
autonome e dotate.
Il senso comune ci induce a
sopravalutare le loro
abilità comunicative
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La ricerca e
l’esperienza ci fanno
capire che talora
ripetono le
stesse cose come
dischi, senza
comunicare. Scelgono
argomenti che non
interessano
l’interlocutore e che
talvolta sono anche
sconvenienti. Un
insegnamento molto
utile potrebbe essere
dare loro una forma
accettabile, una
specie di copione, che
li aiuti ad impostare
una conversazione che
rispecchi i canoni
normali e non si
annunci subito come
“strana”, “anomala”,
“ridicola”. Molto
utili possono essere
simulazioni con
bambini normali che,
se motivati e formati
da insegnanti
competenti, possono
diventare ottimi
tutor. |
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