Il valore evolutivo dei disturbi dello sviluppo / The evolutionary value of developmental disorders
Vorrei proporre alla riflessione del gruppo alcune considerazioni che traggo dall'articolo: DUF1220 Domains, Cognitive Disease, and Human Brain Evolution, di L. Dumas and J.M. Sikela http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC2902282/?tool=pubmed Si tratta di una review tecnica che richiama questioni generali interessanti anche per chi non ha un laboratorio biologico-molecolare in casa. In pratica si tratta di riprendere il discorso delle mutazioni genetiche come "esperimenti naturali" nel corso dell'evoluzione delle specie. Da un punto di vista conoscitivo ed etico, è una questione molto seria: le persone "diverse" hanno un valore biologico e sociale di tutto rispetto. Questo rispetto è riconosciuto per le forme lievi: "...many of the most creative people in a range of fields are introverts who are comfortable working in solitary conditions in which they can focus attention inward. Steve Wozniak, the engineer who founded Apple with Steve Jobs, is a prime example: Mr. Wozniak describes his creative process as an exercise in solitude. “Most inventors and engineers I’ve met are like me,” he writes in “iWoz,” his autobiography. “They’re shy and they live in their heads. They’re almost like artists. In fact, the very best of them are artists. And artists work best alone ... Not on a committee. Not on a team.” http://www.nytimes.com/2011/06/26/opinion/sunday/26shyness.html?pagewanted=a... Per le forme gravi è un problema controverso per motivi sostanzialmente pratici (costi assistenziali, ecc.). Stringatamente mi spiego: vorrei sondare se l'approccio all'autismo in termini evo-devo (evolution & development) sia opportuno e gradito. Sono consapevole del rischio di dare adito a fraintendimenti circa gli "errori" o gli "scherzi" che la Natura si permette verso l'Umanità. Tuttavia, se gli addetti ai lavori non si lasciano intimorire dagli atteggiamenti goliardici, è possibile aiutare a capire meglio e progredire civilmente. In caso di risposte negative, volentieri dedicherò la mia attenzione ad altri temi che siano praticabili a queste latitudini di questi tempi. Altrimenti, dopo la pausa estiva, volentieri mi impegnerò in un'iniziativa scientifico-culturale che affronti anche queste problematiche. In attesa di riscontro, pubblico o sulla mia email privata, saluto cordialmente. [email protected] -- Ausl Ferrara c/o Osp. San Giorgio, Tel. diretto 0532 235 584 Segreteria 0532 23505.1, .2, Fax .3, Email: [email protected]
--- Gio 4/8/11, Stefano Palazzi <[email protected]> ha scritto: Da: Stefano Palazzi <[email protected]> Oggetto: [autismo-biologia] Il valore evolutivo dei disturbi dello sviluppo / The evolutionary value of developmental disorders A: [email protected] Data: Giovedì 4 agosto 2011, 12:32 Vorrei proporre alla riflessione del gruppo alcune considerazioni che traggo dall'articolo: DUF1220 Domains, Cognitive Disease, and Human Brain Evolution, di L. Dumas and J.M. Sikela http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC2902282/?tool=pubmed Si tratta di una review tecnica che richiama questioni generali interessanti anche per chi non ha un laboratorio biologico-molecolare in casa. In pratica si tratta di riprendere il discorso delle mutazioni genetiche come "esperimenti naturali" nel corso dell'evoluzione delle specie. Nella sua mail Stefano Palazzi ha dato il link a due articoli, entrambi molto interessanti e impegnativi. Li ho letti tutti due, ma vorrei fare alcune considerazioni sul primo articolo, riservandomi di dedicare al secondo articolo un altro messaggio. Nell’articolo ” DUF1220 Domains, Cognitive Disease, and Human Brain Evolution, di L. Dumas and J.M. Sikela” gli autori si chiedono se a favorire l’alta frequenza della schizofrenia e dell’autismo ci siano stati dei fattori favorenti nella evoluzione della specie. "why do diseases that are clearly maladaptive and have a significant genetic component persist at unusually high frequency throughout human populations?" Una domanda di questo genere ha ricevuto risposte positive per molte condizioni che hanno una componente genetica. Basti pensare all’obesità, che è vantaggiosa nel corso delle carestie durante le quelli chi non ha riserve energetiche non sopravvive, al contrario di chi le riserve energetiche endogene ce le ha. Questo è solo un esempio tra tanti ed è facilmente comprensibile alla luce della storia umana, dove l’interazione tra costituzione fisica e disponibilità di cibo è stata variabile nel corso dei secoli ed è tuttora attuale, se non alle nostre latitudini. Ben più complessa è la situazione per le due condizioni oggetto dello studio. Tutto si svolge all’interno del microcosmo del genoma e l’excursus temporale avviene non nell’ambito della storia umana ma nell’ambito dell’evoluzione delle specie, dai primati meno evoluti a quelli più evoluti, fino all’uomo (SPANNING 60 MILLION YEARS OF HUMAN AND PRIMATE EVOLUTION). All’interno di questo microcosmo gli autori si focalizzano su una regione del DNA, la 1q21.1 . Questa regione è caratterizzata da una alta instabilità che predispone alle CNV (copy number variations) che avrebbero favorito, nel corso di milioni di anni, l’evoluzione dalle forme più primitive di scimmie a quelle più evolute, all’uomo. La stessa instabilità di questa regione favorirebbe delle CNV che sarebbero invece responsabili della comparsa di condizioni patologiche come la schizofrenia e l’autismo. "a mechanistic link exists among 1q21.1 instability, the evolutionarily rapid DUF1220 copy-number amplification that has occurred in the human lineage, and the high prevalence of these diseases in human populations. the high genomic instability of the 1q21.1 region has precipitated a spectrum of recurrent human brain and developmental disorders the evolutionary advantage of rapidly increasing DUF1220 copy number in the human lineage has resulted in favoring retention of the high genomic instability of the 1q21.1 region, which, in turn, has precipitated a spectrum of recurrent human brain and developmental disorders" In particolare le delezioni sarebbero in rapporto con la schizofrenia e le duplicazioni con l’autismo. "1q21.1 deletions and smaller brain size are linked with schizophrenia, whereas 1q21.1 duplications and larger brain size are associated with autism" Gli autori concludono “In summary, the high number of 1q21.1 CNVs that are disease-causing may be the price that our species paid, and continues to pay, for the adaptive benefit of large numbers of DUF1220 domains” L’articolo è interessante innanzitutto dal punto di vista conoscitivo. Dante, per bocca di Ulisse, invita l’uomo a “seguir virtute e conoscenza” anche per il solo desiderio di conoscere. Mi domando: potrebbe avere anche delle implicazioni pratiche? Forse sì. Se la regione 1q21.1 è tanto strategica nel bene e nel male, lo studio di questa regione e dei processi biologici che da essa dipendono potrebbe individuare dei meccanismi patogenetici e dei target per lo sviluppo di nuovi farmaci? E qui ci spostiamo dal sapere per sapere al sapere per fare e, soprattutto, per curare condizioni che sono causa di tanto dolore a chi le ha e a chi sta loro vicino. Alla prossima Daniela
Purtroppo a queste latitudini e longitudini è molto difficile fare progredire la scienza e in particolare questa scienza. La genetica fa paura e persino in recenti documenti ufficiali sulla disabilità si nomina l'eugenetica come se coincidesse con l'eugenetica nazista (propriamente da definirsi sterminio dei disabili). Il ministro Turco aveva dato all'ISS l'incarico di istituire una banca materiale biologico delle persone con disabilità mentale a etiologia ignota, ma ancora oggi, nonostante le reiterate promesse del Prof.Garaci, l'unica iniziativa vera è stata quella privata della Fondazione Smith Kline e della GSK, a Verona, una banca materiale per l'autismo. Il SSN, che fra i suoi compiti avrebbe pure la ricerca, nella nostra Regione sembra avere timore di scoprire le cause delle sindromi autistiche, così come quelle della schizofrenia. Forse si ha ancora paura di dovere ammettere che non sono psicogenetiche. I funzionari della Regione Emilia Romagna, dipartimento ospedali e specialistica diretto dal Dr.Eugenio Di Ruscio, nella questione dello screening malattie metaboliche rare sui neonati apparentemente sani hanno perso due anni di tempo in lavori di commissione con la Prof.Calzolari per ridurre da 40 (come in Toscana dal 2004) a 23 le patologie da indagare. Le motivazioni sono anche tragicomiche, come quella che definisce patologie "non patologie" alcune malattie che provocano "soltanto" ritardo mentale lieve. In questo caso la tandem mass costa sempre eguale, circa 70 euro, ma nel caso degli esami completi del genoma occorre essere disposti a spendere circa 2.000 dollari, anche dopo gli ultimi ribassi dei costi che renderebbero accessibile questa pratica ed economicamente conveniente in molti casi. Questi funzionari, in passato e al presente, cercano di fare passare come ricerca e quindi a negare quello che invece è un sacrosanto diritto a conoscere le cause che già oggi sono conoscibili delle gravi sindromi già in atto, come quella autistica. E' ovvio che la conoscenza di un sufficiente numero di casi aventi un'etiologia certa può dare l'avvio ad una ricerca, sopra tutto se vi sono genitori che in associazione riescono a porre quella loro problematica all'attenzione dell'opinione pubblica. E poi ci sono clinici che non applicano neppure i protocolli di esami di laboratorio previsti per sindromi come quelle autistiche, nella presunzione di identificare con l'occhio clinico anche le malattie rarissime, delle quali non esiste neppure un numero sufficiente di casi per abbozzare un fenotipo. Non facendo l'esame il numero è destinato a rimanere bassissimo e il problema viene rinviato al futuro. La ricerca della cura neppure inizia. Già diversi anni addietro il Prof.Costantino Salerno mi aveva fatto presente che lo studio dell'etiologia di questi casi deve essere effettuato da personale molto competente che non rincorra il fatturato e le cointeressenze dei grandi laboratori, ma si dedichi alla ricerca biochimica "artigianale" sulla persona singola, che non potrà mai essere compensata da un DRG o da una tariffa pubblica. La Professoressa Elena Maestrini si dedica alla genetica dell'autismo da molti anni, nonostante gli inviti ad occuparsi di altre ricerche di genetica, sicuramente più promettenti. L'unico modo per uscire dalla fase dei missionari delle ricerche sull'autismo (ai quali va la nostra gratitudine) è consentire l'avanzameno della conoscenza delle cause (diritto esigibile) e poi l'inizio della ricerca delle cure e quindi il necessario stanziamento di fondi pubblici e privati, così come hanno fatto negli USA, che notoriamente sono collocati ad altre longitudini, e ad altre latitudini, dove giustamente si fanno esami genetici sulle scimmie sane, mentre qui da noi non si fanno neppure ai bambini malati. cordiali saluti e auguri al nostro Paese, candidato alla retrocessione in serie B. Carlo Hanau Il giorno 04 agosto 2011 14:32, Stefano Palazzi <[email protected]> ha scritto:
Vorrei proporre alla riflessione del gruppo alcune considerazioni che traggo dall'articolo: DUF1220 Domains, Cognitive Disease, and Human Brain Evolution, di L. Dumas and J.M. Sikela http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC2902282/?tool=pubmed Si tratta di una review tecnica che richiama questioni generali interessanti anche per chi non ha un laboratorio biologico-molecolare in casa. In pratica si tratta di riprendere il discorso delle mutazioni genetiche come "esperimenti naturali" nel corso dell'evoluzione delle specie. Da un punto di vista conoscitivo ed etico, è una questione molto seria: le persone "diverse" hanno un valore biologico e sociale di tutto rispetto. Questo rispetto è riconosciuto per le forme lievi: *"...many of the most creative people in a range of fields are introverts who are comfortable working in solitary conditions in which they can focus attention inward. Steve Wozniak, the engineer who founded Apple with Steve Jobs, is a prime example: Mr. Wozniak describes his creative process as an exercise in solitude. “Most inventors and engineers I’ve met are like me,” he writes in “iWoz,” his autobiography. “They’re shy and they live in their heads. They’re almost like artists. In fact, the very best of them are artists. And artists work best alone ... Not on a committee. Not on a team.” * http://www.nytimes.com/2011/06/26/opinion/sunday/26shyness.html?pagewanted=a... Per le forme gravi è un problema controverso per motivi sostanzialmente pratici (costi assistenziali, ecc.). Stringatamente mi spiego: vorrei sondare se l'approccio all'autismo in termini evo-devo (evolution & development) sia opportuno e gradito. Sono consapevole del rischio di dare adito a fraintendimenti circa gli "errori" o gli "scherzi" che la Natura si permette verso l'Umanità. Tuttavia, se gli addetti ai lavori non si lasciano intimorire dagli atteggiamenti goliardici, è possibile aiutare a capire meglio e progredire civilmente. In caso di risposte negative, volentieri dedicherò la mia attenzione ad altri temi che siano praticabili a queste latitudini di questi tempi. Altrimenti, dopo la pausa estiva, volentieri mi impegnerò in un'iniziativa scientifico-culturale che affronti anche queste problematiche. In attesa di riscontro, pubblico o sulla mia email privata, saluto cordialmente.
[email protected] -- Ausl Ferrara c/o Osp. San Giorgio, Tel. diretto 0532 235 584 Segreteria 0532 23505.1, .2, Fax .3, Email: [email protected]
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-- Carlo Hanau docente di Programmazione e organizzazione dei servizi sociali e sanitari Università di Modena e Reggio Emilia
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