chiedevo se esistono studio sulla distribuzione dell'autismo fra la varie culture e società ossia se la percentuale di autistici varia da europa a asia o a africa ecc ecc o se cambia passando da civiltà più o meno "modernizzate".-
La distribuzione varia molto in relazione alla capacità di fare diagnosi. Però su pub med ho trovto uno studio in cui dùsi evidenziava l'incidenza altissima di autismo e di sindrome di asperger tra i figli dei lavoratori nella silicon valley, che ha fatto aprire molte domande su quali possano essere i fattori di rischio a cui sono esposti quei bambini. Mi rendo conto che è una rispsta molto parziale, ma volevo condividere la peculiarità dello studio. cordialità tp Def. Quota Studio Montanini <[email protected]>:
chiedevo se esistono studio sulla distribuzione dell'autismo fra la varie culture e società ossia se la percentuale di autistici varia da europa a asia o a africa ecc ecc o se cambia passando da civiltà più o meno "modernizzate".-
Da: Prisco Tiziana <[email protected]> A: Studio Montanini <[email protected]>; Autismo Biologia <[email protected]> Inviato: Lunedì 4 Giugno 2012 12:07 Oggetto: Re: [autismo-biologia] distribuzione autismo La distribuzione varia molto in relazione alla capacità di fare diagnosi. Su questo sono molto d’accordo. Quello della disomogeneità nel fare diagnosi, nonostante l’esistenza di manuali di classificazione, è uno dei problemi che rende di difficile interpretazione tutti gli studi epidemiologici. Però su pub med ho trovto uno studio in cui dùsi evidenziava l'incidenza altissima di autismo e di sindrome di asperger tra i figli dei lavoratori nella silicon valley, che ha fatto aprire molte domande su quali possano essere i fattori di rischio a cui sono esposti quei bambini. Credo che questa sia un’ipotesi di Baron Cohen non confermata dai dati. Copio da http://daily.wired.it/news/scienza/2011/11/04/miti-autismo-rain-man-15379.ht... I geek hanno più probabilità di avere figli autistici? Secondo lo psicologo Simon Baron-Cohen, dell'Università di Cambridge (Gb), sì. Ingegneri, matematici, smanettoni del computer e, in generale, scienziati che avvalorano lo stereotipo del fissato-disadattato di laboratorio presenterebbero tratti autistici. Accoppiandosi con una dolce metà dalle caratteristiche simili, avrebbero una probabilità maggiore di generare un prole con problemi di autismo. Se così fosse, la Silicon Valley dovrebbe essere uno dei posti al mondo con il più alto tasso di bimbi con il disturbo, e invece non è così. La teoria è molto contestata. Se ne discute qui. http://www.nature.com/news/2011/111102/full/479025a.html Una disomogeneità nella distribuzione dell’ autismo che pare essere non fittizia ma reale, in rapporto con una diversa esposizione a fattori di rischio ambientali, è stata evidenziata in: Environ Health Perspect. 2011 Jun;119(6):873-7. Epub 2010 Dec 13. Residential proximity to freeways and autism in the CHARGE study. Volk HE, Hertz-Picciotto I, Delwiche L, Lurmann F, McConnell R. In questo caso qualche sostanza inquinante proveniente dal traffico di automobili interferirebbe negativamente con il neuro sviluppo embrionale e neonatale in soggetti predisposti, da cui una correlazione tra la prevalenza di autismo e la prossimità a strade di grande traffico durante la gravidanza e nei primi giorni di vita. http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC3114825/?tool=pubmed Copio dall’articolo quanto segue “The association of autism with proximity to freeway, and not to major road, may be related to the larger volume of traffic and concentrations of pollutants observed near freeways Toxicologic studies suggest a biologically plausible role of air pollution in disrupting brain development and function during critical time points in gestation and early life. Diesel exhaust particles present in traffic-related pollution have been shown to have endocrine-disrupting activity and to transplacentally affect sexual differentiation and alter cognitive function in mice” Lo studio è preliminare e non è ancora stato replicato, ma è di grande interesse e incoraggia a continuare nella ricerca di fattori di rischio ambientali e pertanto modificabili. Alla prossima Daniela Def. Quota Studio Montanini <[email protected]>:
chiedevo se esistono studio sulla distribuzione dell'autismo fra la varie culture e società ossia se la percentuale di autistici varia da europa a asia o a africa ecc ecc o se cambia passando da civiltà più o meno "modernizzate".-
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Anche nel caso della Silicon Valley, esiste una variabile difficilmente ponderabile: la tipologia lavorativa maggiormente diffusa e' l'informatico o il matematico o l'ingegnere elettronico: probabilmente la vocazione del luogo ha portato ad una selezione di persone con abilita' particolari, con fenotipo intermedio. Riccardo Alessandrelli Inviato da iPhone Il giorno 05/giu/2012, alle ore 15:03, daniela marianicerati <[email protected]> ha scritto:
Da: Prisco Tiziana <[email protected]> A: Studio Montanini <[email protected]>; Autismo Biologia <[email protected]> Inviato: Lunedì 4 Giugno 2012 12:07 Oggetto: Re: [autismo-biologia] distribuzione autismo
La distribuzione varia molto in relazione alla capacità di fare diagnosi.
Su questo sono molto d’accordo. Quello della disomogeneità nel fare diagnosi, nonostante l’esistenza di manuali di classificazione, è uno dei problemi che rende di difficile interpretazione tutti gli studi epidemiologici.
Però su pub med ho trovto uno studio in cui dùsi evidenziava l'incidenza altissima di autismo e di sindrome di asperger tra i figli dei lavoratori nella silicon valley, che ha fatto aprire molte domande su quali possano essere i fattori di rischio a cui sono esposti quei bambini.
Credo che questa sia un’ipotesi di Baron Cohen non confermata dai dati. Copio da http://daily.wired.it/news/scienza/2011/11/04/miti-autismo-rain-man-15379.ht... I geek hanno più probabilità di avere figli autistici? Secondo lo psicologo Simon Baron-Cohen, dell'Università di Cambridge (Gb), sì. Ingegneri, matematici, smanettoni del computer e, in generale, scienziati che avvalorano lo stereotipo del fissato-disadattato di laboratorio presenterebbero tratti autistici. Accoppiandosi con una dolce metà dalle caratteristiche simili, avrebbero una probabilità maggiore di generare un prole con problemi di autismo. Se così fosse, la Silicon Valley dovrebbe essere uno dei posti al mondo con il più alto tasso di bimbi con il disturbo, e invece non è così. La teoria è molto contestata. Se ne discute qui. http://www.nature.com/news/2011/111102/full/479025a.html
Una disomogeneità nella distribuzione dell’ autismo che pare essere non fittizia ma reale, in rapporto con una diversa esposizione a fattori di rischio ambientali, è stata evidenziata in:
Environ Health Perspect. 2011 Jun;119(6):873-7. Epub 2010 Dec 13. Residential proximity to freeways and autism in the CHARGE study.
Volk HE, Hertz-Picciotto I, Delwiche L, Lurmann F, McConnell R.
In questo caso qualche sostanza inquinante proveniente dal traffico di automobili interferirebbe negativamente con il neuro sviluppo embrionale e neonatale in soggetti predisposti, da cui una correlazione tra la prevalenza di autismo e la prossimità a strade di grande traffico durante la gravidanza e nei primi giorni di vita.
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC3114825/?tool=pubmed
Copio dall’articolo quanto segue
“The association of autism with proximity to freeway, and not to major road, may be related to the larger volume of traffic and concentrations of pollutants observed near freeways
Toxicologic studies suggest a biologically plausible role of air pollution in disrupting brain development and function during critical time points in gestation and early life.
Diesel exhaust particles present in traffic-related pollution have been shown to have endocrine-disrupting activity and to transplacentally affect sexual differentiation and alter cognitive function in mice”
Lo studio è preliminare e non è ancora stato replicato, ma è di grande interesse e incoraggia a continuare nella ricerca di fattori di rischio ambientali e pertanto modificabili.
Alla prossima Daniela
Def. Quota Studio Montanini <[email protected]>:
chiedevo se esistono studio sulla distribuzione dell'autismo fra la varie culture e società ossia se la percentuale di autistici varia da europa a asia o a africa ecc ecc o se cambia passando da civiltà più o meno "modernizzate".-
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Una precisazione: lo studio al quale facevo riferimento non considerava le caratteristiche dei genitori come fattori di rischio, ma faceva riferimento a possibili fattori ambientali, dagli inquinanti atmosferici ed elettromagnetici alla sovraesposizione precoce ai video. A presto tp Def. Quota daniela marianicerati <[email protected]>:
Da: Prisco Tiziana <[email protected]>
A: Studio Montanini <[email protected]>; Autismo Biologia <[email protected]> Inviato: Lunedì 4 Giugno 2012 12:07 Oggetto: Re: [autismo-biologia] distribuzione autismo
La distribuzione varia molto in relazione alla capacità di fare diagnosi.
Su questo sono molto d’accordo. Quello della disomogeneità nel fare diagnosi, nonostante l’esistenza di manuali di classificazione, è uno dei problemi che rende di difficile interpretazione tutti gli studi epidemiologici. Però su pub med ho trovto uno studio in cui dùsi evidenziava l'incidenza altissima di autismo e di sindrome di asperger tra i figli dei lavoratori nella silicon valley, che ha fatto aprire molte domande su quali possano essere i fattori di rischio a cui sono esposti quei bambini.
Credo che questa sia un’ipotesi di Baron Cohen non confermata dai dati. Copio da http://daily.wired.it/news/scienza/2011/11/04/miti-autismo-rain-man-15379.ht... I geek hanno più probabilità di avere figli autistici? Secondo lo psicologo Simon Baron-Cohen, dell'Università di Cambridge (Gb), sì. Ingegneri, matematici, smanettoni del computer e, in generale, scienziati che avvalorano lo stereotipo del fissato-disadattato di laboratorio presenterebbero tratti autistici. Accoppiandosi con una dolce metà dalle caratteristiche simili, avrebbero una probabilità maggiore di generare un prole con problemi di autismo. Se così fosse, la Silicon Valley dovrebbe essere uno dei posti al mondo con il più alto tasso di bimbi con il disturbo, e invece non è così. La teoria è molto contestata. Se ne discute qui. http://www.nature.com/news/2011/111102/full/479025a.html
Una disomogeneità nella distribuzione dell’ autismo che pare essere non fittizia ma reale, in rapporto con una diversa esposizione a fattori di rischio ambientali, è stata evidenziata in: Environ Health Perspect. 2011 Jun;119(6):873-7. Epub 2010 Dec 13. Residential proximity to freeways and autism in the CHARGE study. Volk HE, Hertz-Picciotto I, Delwiche L, Lurmann F, McConnell R. In questo caso qualche sostanza inquinante proveniente dal traffico di automobili interferirebbe negativamente con il neuro sviluppo embrionale e neonatale in soggetti predisposti, da cui una correlazione tra la prevalenza di autismo e la prossimità a strade di grande traffico durante la gravidanza e nei primi giorni di vita. http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC3114825/?tool=pubmed Copio dall’articolo quanto segue “The association of autism with proximity to freeway, and not to major road, may be related to the larger volume of traffic and concentrations of pollutants observed near freeways Toxicologic studies suggest a biologically plausible role of air pollution in disrupting brain development and function during critical time points in gestation and early life. Diesel exhaust particles present in traffic-related pollution have been shown to have endocrine-disrupting activity and to transplacentally affect sexual differentiation and alter cognitive function in mice” Lo studio è preliminare e non è ancora stato replicato, ma è di grande interesse e incoraggia a continuare nella ricerca di fattori di rischio ambientali e pertanto modificabili.
Alla prossima Daniela
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chiedevo se esistono studio sulla distribuzione dell'autismo fra la varie culture e società ossia se la percentuale di autistici varia da europa a asia o a africa ecc ecc o se cambia passando da civiltà più o meno "modernizzate".-
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Ritengo che il non aver considerato il fattore "ereditarietà" sia un limite dello studio citato. Credo che se si iniziassero ad affinare le diagnosi degli autistici all'interno della popolazione adulta, alla stessa maniera di come si sta facendo nell'età evolutiva, si evidenzierebbe il fatto che l'incidenza dell'autismo non avrebbe variabilità consistente all'interno delle varie fasce d'età. Cadrebbero molte convinzioni legate alle ipotesi di danni ambientali legati ai tossici immessi nell'ambiente nell' epoca contemporanea. Il vero problema, come è stato detto nei messaggi precedenti, sta nella eterogeneità delle opinioni diagnostiche, che diventa ancora maggiore nel caso delle diagnosi dell'autismo lieve e delle forme ad alto funzionamento. Ovvero, quelle forme che giungono più tardi all'osservazione del clinico, e che vedono spesso l'impossibilità da parte di quest'ultimo, di ricostruire la storia sintomatologica del paziente. Il quale, spesso riceve la diagnosi di disturbo di personalità, disturbo bipolare eccetera..... Un saluto Riccardo Alessandrelli -----Messaggio originale----- Da: [email protected] [mailto:[email protected]] Per conto di Prisco Tiziana Inviato: martedì 5 giugno 2012 19:24 A: [email protected] Oggetto: Re: [autismo-biologia] distribuzione autismo Una precisazione: lo studio al quale facevo riferimento non considerava le caratteristiche dei genitori come fattori di rischio, ma faceva riferimento a possibili fattori ambientali, dagli inquinanti atmosferici ed elettromagnetici alla sovraesposizione precoce ai video. A presto tp Def. Quota daniela marianicerati <[email protected]>:
Da: Prisco Tiziana <[email protected]>
A: Studio Montanini <[email protected]>; Autismo Biologia <[email protected]> Inviato: Lunedì 4 Giugno 2012 12:07 Oggetto: Re: [autismo-biologia] distribuzione autismo
La distribuzione varia molto in relazione alla capacità di fare diagnosi.
Su questo sono molto d’accordo. Quello della disomogeneità nel fare diagnosi, nonostante l’esistenza di manuali di classificazione, è uno dei problemi che rende di difficile interpretazione tutti gli studi epidemiologici. Però su pub med ho trovto uno studio in cui dùsi evidenziava l'incidenza altissima di autismo e di sindrome di asperger tra i figli dei lavoratori nella silicon valley, che ha fatto aprire molte domande su quali possano essere i fattori di rischio a cui sono esposti quei bambini.
Credo che questa sia un’ipotesi di Baron Cohen non confermata dai dati. Copio da http://daily.wired.it/news/scienza/2011/11/04/miti-autismo-rain-man-15 379.html?page=2 I geek hanno più probabilità di avere figli autistici? Secondo lo psicologo Simon Baron-Cohen, dell'Università di Cambridge (Gb), sì. Ingegneri, matematici, smanettoni del computer e, in generale, scienziati che avvalorano lo stereotipo del fissato-disadattato di laboratorio presenterebbero tratti autistici. Accoppiandosi con una dolce metà dalle caratteristiche simili, avrebbero una probabilità maggiore di generare un prole con problemi di autismo. Se così fosse, la Silicon Valley dovrebbe essere uno dei posti al mondo con il più alto tasso di bimbi con il disturbo, e invece non è così. La teoria è molto contestata. Se ne discute qui. http://www.nature.com/news/2011/111102/full/479025a.html
Una disomogeneità nella distribuzione dell’ autismo che pare essere non fittizia ma reale, in rapporto con una diversa esposizione a fattori di rischio ambientali, è stata evidenziata in:
Environ Health Perspect. 2011 Jun;119(6):873-7. Epub 2010 Dec 13. Residential proximity to freeways and autism in the CHARGE study. Volk HE, Hertz-Picciotto I, Delwiche L, Lurmann F, McConnell R.
In questo caso qualche sostanza inquinante proveniente dal traffico di automobili interferirebbe negativamente con il neuro sviluppo embrionale e neonatale in soggetti predisposti, da cui una correlazione tra la prevalenza di autismo e la prossimità a strade di grande traffico durante la gravidanza e nei primi giorni di vita.
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC3114825/?tool=pubmed
Copio dall’articolo quanto segue
“The association of autism with proximity to freeway, and not to major road, may be related to the larger volume of traffic and concentrations of pollutants observed near freeways
Toxicologic studies suggest a biologically plausible role of air pollution in disrupting brain development and function during critical time points in gestation and early life.
Diesel exhaust particles present in traffic-related pollution have been shown to have endocrine-disrupting activity and to transplacentally affect sexual differentiation and alter cognitive function in mice”
Lo studio è preliminare e non è ancora stato replicato, ma è di grande interesse e incoraggia a continuare nella ricerca di fattori di rischio ambientali e pertanto modificabili.
Alla prossima Daniela
Def. Quota Studio Montanini <[email protected]>:
chiedevo se esistono studio sulla distribuzione dell'autismo fra la varie culture e società ossia se la percentuale di autistici varia da europa a asia o a africa ecc ecc o se cambia passando da civiltà più o meno "modernizzate".-
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