Tratto da "Galileo " del 26-06-2011 con integrazioni di Elena Maestrini, Docente di Genetica all'Università di Bologna, Componente Comitato scientifico angsa Autismo. I meccanismi di causa-effetto non sono noti, ma ormai si conoscono almeno 60 geni coinvolti, ciascuno dei quali, però, è alterato in un numero molto ridotto di casi. Ora quattro nuovi studi, apparsi su Neuron e su Science Translational Medicine, aggiungono importanti mutazioni alla lista. Ciascuna di esse è in grado di spiegare un numero molto ridotto di casi, per lo più sindromici. Si tratta di varianti strutturali submicroscopiche, cioè tratti di DNA presenti in un numero di copie variabile, chiamate copy number variants (CNVs). I ricercatori del Cold Spring Harbor Laboratory di New York e della Yale University (New Haven), indipendentemente, hanno individuato centinaia di nuove CNV implicate nello sviluppo dei disturbi autistici, e ne hanno confermate molte altre già note. Anche in passato, infatti, erano state indagate mutazioni di questo tipo (vedi Galileo). Questa volta, però, sono stati analizzati esclusivamente i genomi di famiglie con un solo caso di autismo, in cui la componente ereditaria potrebbe avere un ruolo minore. Gli scienziati hanno confrontato il genoma di bambini con disturbi dello spettro autistico (DSA) con quello dei familiari sani, utilizzando la tecnica dei “microarrays”, che permette di analizzare fino ad un milione di tratti di DNA alla volta, al fine di trovare alterazioni genetiche presenti negli individui affetti da autismo ma assenti nei loro genitori. Entrambi gli studi hanno evidenziato l'esistenza di numerose mutazioni Cnv sporadiche, che si presentano cioè una sola volta nel campione, e di altre che sono invece ricorrenti. È stata inoltre riscontrata una forte associazione tra CNV sui cromosomi 16 e 7 e la presenza della malattia. In particolare i ricercatori hanno osservato che variazioni nella regione p11.2 del cromosoma 16 sembrano determinare, da sole, più dell'1% dei casi di autismo: si tratta di un valore statisticamente significativo se si considera che, tra le persone affette dalla patologia, raramente vengono rilevate mutazioni analoghe sugli stessi geni. E c'è di più: mentre la duplicazione di geni nella regione q11.23 del cromosoma 7 è stata ora associata all’autismo, la perdita di geni in quella stessa regione era già nota per essere correlata ad una sindrome (detta di Williams-Beuren) caratterizzata da ritardo mentale e da una disposizione particolarmente incline alla socialità. “Aver trovato le prove che l'aumento di materiale genetico in una particolare posizione porta alla minore socialità tipica dei Dsa, mentre la perdita di tale materiale comporta esattamente l'effetto opposto è particolarmente eccitante", ha sottolineato Matthew W. State della Yale Univerisity. Un altro importante pezzo del puzzle lo hanno poi aggiunto i ricercatori della Columbia University. Invece che concentrarsi sui geni, gli studiosi sono andati a guardare le interazioni tra le proteine che questi esprimono e le altre proteine dell'organismo. La sorpresa è stata scoprire che la maggior parte delle mutazioni legate all'autismo analizzate appartengono ad una stessa rete di relazioni. Non solo: questa rete è implicata nello sviluppo del cervello e, se alterata, viene compromessa la corretta formazione di neuroni e sinapsi. "Questa analisi - scrivono i ricercatori - supporta l'ipotesi che l'alterazione nella creazione delle sinapsi sia al cuore dell'autismo". Alla stessa conclusione sono arrivati i genetisti del Baylor College of Medicine e del Jan and Dan Duncan Neurological Research Institute del Texas Children's Hospital. Dall’analisi delle interazioni delle proteine prodotte da geni associati all’autismo è emerso che modificazioni negli stessi processi biologici determinano disturbi comportamentali simili.
A proposito dei meccanismi causa-effetto, le centinaia di varianti geniche spiegano la variabilità dell'espressione clinica e della penetranza epidemiologica dei disturbi dello spettro autistico. Che l'1% dei casi dipenda da alterazioni in un pool genico specifico è un dato interessante in attesa di approfondimento e replicazione. Che la traduzione proteomica riguardi l'hardware neuronale e sinaptico spiega sia la "pervasività" delle manifestazioni nel neurosviluppo, sia una certa sovrapposizione dell'outcome adulto con gli aspetti più "introversi" di altre condizioni. Grazie e buon'estate. :-) Stefano P. On 29 Jun 2011, at 10:29, daniela marianicerati <[email protected]> wrote:
Tratto da "Galileo " del 26-06-2011 con integrazioni di Elena Maestrini, Docente di Genetica all'Università di Bologna, Componente Comitato scientifico angsa
Autismo. I meccanismi di causa-effetto non sono noti, ma ormai si conoscono almeno 60 geni coinvolti, ciascuno dei quali, però, è alterato in un numero molto ridotto di casi. Ora quattro nuovi studi, apparsi su Neuron e su Science Translational Medicine, aggiungono importanti mutazioni alla lista.
Ciascuna di esse è in grado di spiegare un numero molto ridotto di casi, per lo più sindromici. Si tratta di varianti strutturali submicroscopiche, cioè tratti di DNA presenti in un numero di copie variabile, chiamate copy number variants (CNVs). I ricercatori del Cold Spring Harbor Laboratory di New York e della Yale University (New Haven), indipendentemente, hanno individuato centinaia di nuove CNV implicate nello sviluppo dei disturbi autistici, e ne hanno confermate molte altre già note.
Anche in passato, infatti, erano state indagate mutazioni di questo tipo (vedi Galileo). Questa volta, però, sono stati analizzati esclusivamente i genomi di famiglie con un solo caso di autismo, in cui la componente ereditaria potrebbe avere un ruolo minore. Gli scienziati hanno confrontato il genoma di bambini con disturbi dello spettro autistico (DSA) con quello dei familiari sani, utilizzando la tecnica dei “microarrays”, che permette di analizzare fino ad un milione di tratti di DNA alla volta, al fine di trovare alterazioni genetiche presenti negli individui affetti da autismo ma assenti nei loro genitori. Entrambi gli studi hanno evidenziato l'esistenza di numerose mutazioni Cnv sporadiche, che si presentano cioè una sola volta nel campione, e di altre che sono invece ricorrenti. È stata inoltre riscontrata una forte associazione tra CNV sui cromosomi 16 e 7 e la presenza della malattia. In particolare i ricercatori hanno osservato che variazioni nella regione p11.2 del cromosoma 16 sembrano determinare, da sole, più dell'1% dei casi di autismo: si tratta di un valore statisticamente significativo se si considera che, tra le persone affette dalla patologia, raramente vengono rilevate mutazioni analoghe sugli stessi geni.
E c'è di più: mentre la duplicazione di geni nella regione q11.23 del cromosoma 7 è stata ora associata all’autismo, la perdita di geni in quella stessa regione era già nota per essere correlata ad una sindrome (detta di Williams-Beuren) caratterizzata da ritardo mentale e da una disposizione particolarmente incline alla socialità. “Aver trovato le prove che l'aumento di materiale genetico in una particolare posizione porta alla minore socialità tipica dei Dsa, mentre la perdita di tale materiale comporta esattamente l'effetto opposto è particolarmente eccitante", ha sottolineato Matthew W. State della Yale Univerisity. Un altro importante pezzo del puzzle lo hanno poi aggiunto i ricercatori della Columbia University. Invece che concentrarsi sui geni, gli studiosi sono andati a guardare le interazioni tra le proteine che questi esprimono e le altre proteine dell'organismo. La sorpresa è stata scoprire che la maggior parte delle mutazioni legate all'autismo analizzate appartengono ad una stessa rete di relazioni. Non solo: questa rete è implicata nello sviluppo del cervello e, se alterata, viene compromessa la corretta formazione di neuroni e sinapsi. "Questa analisi - scrivono i ricercatori - supporta l'ipotesi che l'alterazione nella creazione delle sinapsi sia al cuore dell'autismo". Alla stessa conclusione sono arrivati i genetisti del Baylor College of Medicine e del Jan and Dan Duncan Neurological Research Institute del Texas Children's Hospital. Dall’analisi delle interazioni delle proteine prodotte da geni associati all’autismo è emerso che modificazioni negli stessi processi biologici determinano disturbi comportamentali simili. _______________________________________________ autismo-biologia mailing list [email protected] http://autismo33.it/mailman/listinfo/autismo-biologia
molto interessante davvero questa sintesi; è vero, è curioso che delezione o duplicazione portino a comportamenti sociali cosi dissmili, se non opposti! grazie a daniela come sempre e alla bravissima ELENA MAestrini, nostra grande ricercatrice italiana. a tutti buone vacanze Paola Visconti ----- Original Message ----- From: "daniela marianicerati" <[email protected]> To: "lista autismo-biologia" <[email protected]> Sent: Wednesday, June 29, 2011 11:29 AM Subject: [autismo-biologia] genetica: nuovi studi Tratto da "Galileo " del 26-06-2011 con integrazioni di Elena Maestrini, Docente di Genetica all'Università di Bologna, Componente Comitato scientifico angsa Autismo. I meccanismi di causa-effetto non sono noti, ma ormai si conoscono almeno 60 geni coinvolti, ciascuno dei quali, però, è alterato in un numero molto ridotto di casi. Ora quattro nuovi studi, apparsi su Neuron e su Science Translational Medicine, aggiungono importanti mutazioni alla lista. Ciascuna di esse è in grado di spiegare un numero molto ridotto di casi, per lo più sindromici. Si tratta di varianti strutturali submicroscopiche, cioè tratti di DNA presenti in un numero di copie variabile, chiamate copy number variants (CNVs). I ricercatori del Cold Spring Harbor Laboratory di New York e della Yale University (New Haven), indipendentemente, hanno individuato centinaia di nuove CNV implicate nello sviluppo dei disturbi autistici, e ne hanno confermate molte altre già note. Anche in passato, infatti, erano state indagate mutazioni di questo tipo (vedi Galileo). Questa volta, però, sono stati analizzati esclusivamente i genomi di famiglie con un solo caso di autismo, in cui la componente ereditaria potrebbe avere un ruolo minore. Gli scienziati hanno confrontato il genoma di bambini con disturbi dello spettro autistico (DSA) con quello dei familiari sani, utilizzando la tecnica dei “microarrays”, che permette di analizzare fino ad un milione di tratti di DNA alla volta, al fine di trovare alterazioni genetiche presenti negli individui affetti da autismo ma assenti nei loro genitori. Entrambi gli studi hanno evidenziato l'esistenza di numerose mutazioni Cnv sporadiche, che si presentano cioè una sola volta nel campione, e di altre che sono invece ricorrenti. È stata inoltre riscontrata una forte associazione tra CNV sui cromosomi 16 e 7 e la presenza della malattia. In particolare i ricercatori hanno osservato che variazioni nella regione p11.2 del cromosoma 16 sembrano determinare, da sole, più dell'1% dei casi di autismo: si tratta di un valore statisticamente significativo se si considera che, tra le persone affette dalla patologia, raramente vengono rilevate mutazioni analoghe sugli stessi geni. E c'è di più: mentre la duplicazione di geni nella regione q11.23 del cromosoma 7 è stata ora associata all’autismo, la perdita di geni in quella stessa regione era già nota per essere correlata ad una sindrome (detta di Williams-Beuren) caratterizzata da ritardo mentale e da una disposizione particolarmente incline alla socialità. “Aver trovato le prove che l'aumento di materiale genetico in una particolare posizione porta alla minore socialità tipica dei Dsa, mentre la perdita di tale materiale comporta esattamente l'effetto opposto è particolarmente eccitante", ha sottolineato Matthew W. State della Yale Univerisity. Un altro importante pezzo del puzzle lo hanno poi aggiunto i ricercatori della Columbia University. Invece che concentrarsi sui geni, gli studiosi sono andati a guardare le interazioni tra le proteine che questi esprimono e le altre proteine dell'organismo. La sorpresa è stata scoprire che la maggior parte delle mutazioni legate all'autismo analizzate appartengono ad una stessa rete di relazioni. Non solo: questa rete è implicata nello sviluppo del cervello e, se alterata, viene compromessa la corretta formazione di neuroni e sinapsi. "Questa analisi - scrivono i ricercatori - supporta l'ipotesi che l'alterazione nella creazione delle sinapsi sia al cuore dell'autismo". Alla stessa conclusione sono arrivati i genetisti del Baylor College of Medicine e del Jan and Dan Duncan Neurological Research Institute del Texas Children's Hospital. Dall’analisi delle interazioni delle proteine prodotte da geni associati all’autismo è emerso che modificazioni negli stessi processi biologici determinano disturbi comportamentali simili. -------------------------------------------------------------------------------- _______________________________________________ autismo-biologia mailing list [email protected] http://autismo33.it/mailman/listinfo/autismo-biologia
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