Nell’articolo Persico AM, Ricciardello A, Lamberti M, Turriziani L, Cucinotta F, Brogna C, Vitiello B, Arango C. The pediatric psychopharmacology of autism spectrum disorder: A systematic review - Part I: The past and the present. Prog Neuropsychopharmacol Biol Psychiatry. 2021 Aug 30;110:110326. doi: 10.1016/j.pnpbp.2021.110326. Epub 2021 Apr 20. PMID: 33857522. https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/33857522/ Persico e colleghi prendono in rassegna i tanti farmaci e integratori che sono stati proposti come terapia dell’autismo in un recente passato. Per alcuni di questi le sperimentazioni hanno definitivamente decretato l’inefficacia, come è il caso della secretina. Per altri l’efficacia nell’autismo in quanto tale non è stata documentata, ma sarebbe opportuno identificare dei sottogruppi omogenei all’interno del mare magnum dell’autismo, per i quali forse una certa efficacia si potrebbe documentare, come è il caso della bumetanide. Molto interessante e utile quello che gli autori dicono a proposito degli integratori alimentari, che vengono dati a piene mani ai bambini con autismo, spesso con una pubblicità diretta tra venditori e genitori, tagliando fuori i medici. Questo nella convinzione che gli integratori siano sempre innocui, cosa non del tutto vera, dal momento che anche l’acqua a certi livelli puo’ essere tossica, tanto che esiste una grave condizione patologica denominata intossicazione da acqua. A parte la possibilità di effetti indesiderati anche da parte degli integratori alimentari, se questi si danno per ottenere dei risultati terapeutici essi andrebbero sottoposti alle stesse sperimentazioni a cui si devono sottoporre i farmaci per dimostrare una loro superiorità rispetto al placebo o a una terapia di provata efficacia, quando questa esiste. Per alcuni integratori è plausibile che essi possano dare dei benefici nell’autismo o in alcuni suoi sottogruppi e le sperimentazioni andrebbero incentivate ed eseguite con lo stesso rigore col quale si sperimentano i farmaci Questo viene ribadito molto chiaramente nell’articolo, là dove dice “The potential health benefits and hazards of these “natural” agents also deserve to be assessed with the same scientific rigor applied to “artificial” pharmacological agents” Per alcuni integratori potrebbe esistere una plausibilità biologica e qualche evidenza di efficacia, ma a parere degli autori queste sostanze, scelte tra le tante che vengono somministrate ai bambini con autismo, prima di essere consigliate e quindi somministrate, dovrebbero essere sottoposte al più presto a sperimentazioni fatte secondo le regole condivise dalla comunità scientifica, in modo che finisca questo limbo in cui tante cose si danno perché male non fanno, senza mai arrivare a prove definitive di efficacia o inefficacia Daniela Mariani Cerati
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