Nell’articolo “Lecavalier L, McCracken CE, Aman MG, McDougle CJ, McCracken JT, Tierney E, et al. An exploration of concomitant psychiatric disorders in children with autism spectrum disorder. Compr Psychiatry (2019) 88:5764. - PMC - PubMed” https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC6295217/ gli autori esaminano i 658 minori con disturbo dello spettro autistico che hanno partecipato ad una di sei sperimentazioni randomizzate controllate multicentriche i cui risultati sono stati pubblicati tra il 2002 e il 2015. I partecipanti avevano tutti una diagnosi di disturbo dello spettro autistico e in più presentavano o irritabilità o inattenzione e iperattività, in quanto questi sintomi erano il target dei farmaci sperimentali. L’esame di questi 658 minori ha mostrato che solo il 9,9% rispondeva solo alla diagnosi di autismo, mentre il 24.0% aveva anche i requisiti per un’altra diagnosi, il 27,2% per altre due, il 19,5% per altre tre, il 13,8% per altre 4, il 5,6% per altre 5 o più diagnosi psichiatriche. Le diagnosi concomitanti erano: 81,1% ADHD (Attention Deficit Hyperactivity Disorder); 45,5% ODD (Oppositional Defiant Disorder); 11,7% CD (Conduct Disorder); 41,9% disturbi d’ansia; 7,5% disturbi dell’umore; 7% distimia. Questi dati sono tutt’altro che nuovi, ma sono una conferma del fatto che è artificioso parlare di autismo, quando l’autismo, che pure è già un’associazione di sintomi, raramente è isolato, ma purtroppo si presenta associato ad altri gravi disturbi psichiatrici nella maggioranza dei casi. Gli autori commentano così i loro dati “C’è in corso un acceso dibattito se le condizioni co occorrenti siano separate o in qualche modo eziologicamente correlate…. Un ulteriore lavoro volto a identificare sottogruppi di bambini con autismo usando diagnosi categoriali, dimensioni della severità dei sintomi o marcatori biologici potrebbe portare a meglio definire gli interventi psicofarmacologici e comportamentali” (mia traduzione) Avrei voluto che l’articolo avesse insistito con più forza su questo punto, ovvero sul fatto che i fattori etiologici alla base dell’autismo provocano anche tutto il resto e che si dovrebbe fare più ricerca sull’eziologia o sulla patogenesi per individuare target terapeutici a livelli più profondi e non solo target superficiali come sono i recettori degli psicofarmaci. Ne ho parlato con uno degli autori, Benedetto Vitiello, il quale così mi ha risposto “E' in effetti una problematica di grande importanza dal punto di vista sia concettuale che di gestione clinica. Usiamo per persone con autismo la stessa nomenclatura (ADHD, obsessive-compulsive disorder, social anxiety, etc) che è stata sviluppata per la popolazione generale. Questo ha il vantaggio di dare un nome al problema e dovrebbe aiutare nel cercare trattamenti efficaci. Prima del DSM-5, la diagnosi di ADHD era esclusa se c'era quella di autismo. Lo svantaggio è che si tende ad applicare alle persone con autismo le terapie che sono state trovate efficaci nella popolazione generale. C'è evidenza che la risposta terapeutica in autismo è diversa, vedi ad esempio la risposta agli stimolanti per ADHD, che sono in media meno efficaci e hanno più effetti avversi. O gli antidepressivi tipo fluoxetina o citalopram, che non si mostrano in media efficaci in autismo (vedi King et al 2009). E' la limitazione della corrente nosologia psichiatrica descrittiva che aggiunge più diagnosi nello stesso soggetto. C'è davvero bisogno di più ricerca clinica sulla patogenesi e terapia di questi problemi” Daniela Mariani Cerati
Rimarco che Benedetto Vitiello, uno degli Autori, ora all'Università di Torino, è un'autorità internazionale nel campo della Neuropsichiatria infantile, essendo stato per anni il responsabile della Neuropsichiatria infantile dell'NIH (National Institute of Health) Sarebbe drammatico che l'aggiornamento della linea guida italiana non seguisse le indicazioni internazionali favorendo un uso improprio degli psicofarmaci nell'autismo con la formula delle co occorrenze, criticata anche dagli autorevoli esperti che hanno firmato l'articolo citato. ------- Consiglio anche di guardare la recente circolare della Regione ER, sull'uso dei farmaci antipsicotici, dalla quale risulta quanto la realtà sia distante dal rispetto delle regole. ------------------------------------- Ora prendo ad esempio il Depakin. Il Depakin, usatissimo in Italia per i disturbi dell'umore degli autistici, è un esempio lampante di quanto sia azzardato trasportare sull'adulto e sul minore con autismo un farmaco che è antiepilettico ben sperimentato sui casi di epilessia ma non sulla co-occorrenza autismo ed epilessia. e tanto meno sui disturbi comportamentali dell'autismo. Il bugiardino dell'AIFA scrive che Depakin è stato sperimentato soltanto su di un'altra patologia psichiatrica, il disturbo bipolare (quello dove Bleuler molto prima di Kanner aveva individuato la fase autistica, che non basta certamente per autorizzare l'uso senza le precauzioni obbligatorie per i farmaci off label). Ricordo anche che il Depakin viene somministrato alle cavie in gestazione per ottenere una prole con autismo. Cordiali saluti Carlo Leggo sul c.d. bugiardino: https://farmaci.agenziafarmaco.gov.it/aifa/servlet/PdfDownloadServlet?pdfFil... Medicinale sottoposto a monitoraggio addizionale. Ciò permetterà la rapida identificazione di nuove informazioni sulla sicurezza. Lei può contribuire segnalando qualsiasi effetto indesiderato riscontrato durante l’assunzione di questo medicinale. ... Il trattamento con Depakin deve essere iniziato e supervisionato da un medico specializzato nel trattamento dell’epilessia o dei disturbi bipolari. ... INDICAZIONI ... 6. Nel trattamento di particolari malattie (Sindrome di West, Sindrome di Lennox-Gastaut) 7. Nel trattamento degli episodi di stati di eccitazione (mania) dovuti ad una malattia che provoca alternanza di stati di eccitazione e depressione (disturbo bipolare) quando il litio è controindicato o non tollerato. La continuazione della terapia dopo l’episodio di eccitazione (mania) può essere presa in considerazione nei pazienti che hanno risposto al valproato negli attacchi di eccitazione (mania acuta). .... Effetti indesiderati comuni (possono interessare da 1 a 10 persone su 100): - Un grave malfunzionamento del fegato (disfunzione epatica grave) non dipendente dalla dose e che talvolta può essere mortale. Se è un bambino, in particolare in terapia con Depakin ed altri farmaci contro l’epilessia (antiepilettici), la possibilità di avere un danno al fegato (epatico) è notevolmente aumentata (vedere “Avvertenze e precauzioni”). - Vomito, disturbi gengivali, principalmente rigonfiamento delle gengive (iperplasia gengivale), infiammazione della mucosa della bocca (stomatite), dolori alla parte superiore dell’addome, diarrea; questi effetti si verificano frequentemente in alcuni pazienti all'inizio del trattamento, ma generalmente scompaiono dopo qualche giorno senza interrompere il trattamento. - Riduzione della quantità di sodio nel sangue (iponatriemia). Nei bambini, una ridotta attività dell’enzima biotinidasi è stata osservata durante il trattamento con medicinali contenenti acido valproico. Ci sono state anche segnalazioni di carenza di vitamina H (biotina). - Diminuzione della sensibilità (parestesie) dose-dipendente, disturbi ad una parte del sistema nervoso chiamati extrapiramidali (incapacità di stare fermi, rigidità, tremori, movimenti lenti, movimenti involontari, contrazioni muscolari), stupore, tremore quando si tenta di mantenere una posizione fissa (tremore posturale), sonnolenza, convulsioni, memoria insufficiente, mal di testa, movimenti involontari dell’occhio (nistagmo), capogiri pochi minuti dopo iniezione in vena (endovenosa), che si risolvono in modo spontaneo entro pochi minuti. - Stato confusionale, allucinazioni, aggressività*, agitazione*, disturbi dell’attenzione* (* Questi effetti indesiderati sono stati osservati principalmente nei bambini). - Riduzione dell’emoglobina nel sangue (anemia), ridotta quantità di piastrine nel sangue (trombocitopenia). - Aumento di peso dose-dipendente o perdita di peso, aumento o perdita dell’appetito. Poiché l’aumento di peso costituisce un fattore di rischio per una malattia a carico dell’ovaio detta “sindrome dell’ovaio policistico” deve venire attentamente controllato (vedere “Cosa deve sapere prima di prendere Depakin”). - Ipersensibilità, perdita dei capelli transitoria (alopecia transitoria) e (o) dose-correlata. - Ciclo mestruale doloroso (dismenorrea). - Perdita di sangue (emorragia) (vedere “Cosa deve sapere prima di prendere Depakin” e “Avvertenze e precauzioni”). - Sordità, presenza di un rumore fastidioso nell’orecchio (tinnito). - Disturbi alle unghie. - Perdita involontaria di urina (incontinenza urinaria). Credo che fra gli effetti collaterali molti genitori possono riconoscere alcuni comportamenti dei figli, e questo dovrebbe bastare per opporsi ad ogni tentativo di legittimare la prescrizione senza le precauzioni dell' OFF LABEL. Cordiali saluti Carlo Il giorno mer 9 set 2020 alle ore 17:05 daniela <[email protected]> ha scritto:
Nell’articolo “Lecavalier L, McCracken CE, Aman MG, McDougle CJ, McCracken JT, Tierney E, et al. An exploration of concomitant psychiatric disorders in children with autism spectrum disorder. Compr Psychiatry (2019) 88:5764. - PMC - PubMed”
https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC6295217/
gli autori esaminano i 658 minori con disturbo dello spettro autistico che hanno partecipato ad una di sei sperimentazioni randomizzate controllate multicentriche i cui risultati sono stati pubblicati tra il 2002 e il 2015.
I partecipanti avevano tutti una diagnosi di disturbo dello spettro autistico e in più presentavano o irritabilità o inattenzione e iperattività, in quanto questi sintomi erano il target dei farmaci sperimentali.
L’esame di questi 658 minori ha mostrato che solo il 9,9% rispondeva solo alla diagnosi di autismo, mentre il 24.0% aveva anche i requisiti per un’altra diagnosi, il 27,2% per altre due, il 19,5% per altre tre, il 13,8% per altre 4, il 5,6% per altre 5 o più diagnosi psichiatriche.
Le diagnosi concomitanti erano: 81,1% ADHD (Attention Deficit Hyperactivity Disorder); 45,5% ODD (Oppositional Defiant Disorder); 11,7% CD (Conduct Disorder); 41,9% disturbi d’ansia; 7,5% disturbi dell’umore; 7% distimia.
Questi dati sono tutt’altro che nuovi, ma sono una conferma del fatto che è artificioso parlare di autismo, quando l’autismo, che pure è già un’associazione di sintomi, raramente è isolato, ma purtroppo si presenta associato ad altri gravi disturbi psichiatrici nella maggioranza dei casi.
Gli autori commentano così i loro dati “C’è in corso un acceso dibattito se le condizioni co occorrenti siano separate o in qualche modo eziologicamente correlate…. Un ulteriore lavoro volto a identificare sottogruppi di bambini con autismo usando diagnosi categoriali, dimensioni della severità dei sintomi o marcatori biologici potrebbe portare a meglio definire gli interventi psicofarmacologici e comportamentali” (mia traduzione)
Avrei voluto che l’articolo avesse insistito con più forza su questo punto, ovvero sul fatto che i fattori etiologici alla base dell’autismo provocano anche tutto il resto e che si dovrebbe fare più ricerca sull’eziologia o sulla patogenesi per individuare target terapeutici a livelli più profondi e non solo target superficiali come sono i recettori degli psicofarmaci.
Ne ho parlato con uno degli autori, Benedetto Vitiello, il quale così mi ha risposto
“E' in effetti una problematica di grande importanza dal punto di vista sia concettuale che di gestione clinica. Usiamo per persone con autismo la stessa nomenclatura (ADHD, obsessive-compulsive disorder, social anxiety, etc) che è stata sviluppata per la popolazione generale. Questo ha il vantaggio di dare un nome al problema e dovrebbe aiutare nel cercare trattamenti efficaci. Prima del DSM-5, la diagnosi di ADHD era esclusa se c'era quella di autismo. Lo svantaggio è che si tende ad applicare alle persone con autismo le terapie che sono state trovate efficaci nella popolazione generale. C'è evidenza che la risposta terapeutica in autismo è diversa, vedi ad esempio la risposta agli stimolanti per ADHD, che sono in media meno efficaci e hanno più effetti avversi. O gli antidepressivi tipo fluoxetina o citalopram, che non si mostrano in media efficaci in autismo (vedi King et al 2009). E' la limitazione della corrente nosologia psichiatrica descrittiva che aggiunge più diagnosi nello stesso soggetto. C'è davvero bisogno di più ricerca clinica sulla patogenesi e terapia di questi problemi”
Daniela Mariani Cerati
_______________________________________________ Lista di discussione autismo-biologia [email protected] ANGSA (Associazione Nazionale Genitori Soggetti Autistici). Fondazione Augusta Pini ed Istituto del Buon Pastore Onlus. Per cancellarsi dalla lista inviare un messaggio a: [email protected]
-- Prof. Carlo Hanau già docente di Programmazione e organizzazione dei servizi sociali e sanitari Università di Modena e Reggio Emilia e Università degli Studi di Bologna
participants (2)
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Carlo Hanau -
daniela