Nel gennaio 2022 abbiamo parlato di shankopatie: mutazioni o alterazioni del numero di copie dei geni SHANK, (SHANK1, SHANK2 e SHANK3) che codificano per proteine abbondantemente presenti nella densità postsinaptica (PSD) delle sinapsi eccitatorie del sistema nervoso centrale. https://smips.org/2022/01/09/autismo/ Le shankopatie sono presenti nell’1 per cento dei casi di autismo. Wanjing Lai e coll. hanno recentemente pubblicato un articolo che prende in considerazione una peculiare mutazione di SHANK 2 nell’uomo e in un modello animale Lai W, Zhao Y, Chen Y, Dai Z, Chen R, Niu Y, Chen X, Chen S, Huang G, Shan Z, Zheng J, Hu Y, Chen Q, Gong S, Kang S, Guo H, Ma X, Song Y, Xia K, Wang J, Zhou L, So KF, Wang K, Qiu S, Zhang L, Chen J, Shi L. Autism patient-derived SHANK2BY29X mutation affects the development of ALDH1A1 negative dopamine neuron. Mol Psychiatry. 2024 https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/38704506/ Gli autori sono partiti dall’identificazione di una mutazione puntiforme del gene SHANK2 (SHANK2BY29X) in un paziente maschio con disturbo dello spettro autistico. Hanno ricavato cellule staminali pluripotenti dalle cellule mononucleate del sangue periferico del paziente con ASD, del padre non affetto e di un individuo sano non consanguineo, per poi indurne la differenziazione a neuroni. Le caratteristiche del probando erano le seguenti: diagnosticato con ASD all’età di 7 anni, aveva scarso desiderio di interagire coi coetanei, interessi limitati e una serie di comportamenti stereotipati come parlottare e fare ruotare i giocattoli. Le cellule staminali pluripotenti indotte ( iPSCs) del paziente differiscono da quelle dei controlli nel differenziarsi in neuroni dopaminergici. La mutazione altera la differenziazione, la morfologia dendritica e l’attività neuronale di questi neuroni. La correzione del gene mutato ha annullato le anomalie sopra menzionate. Gli autori hanno studiato la stessa mutazione in topi resi omozigoti per la stessa mutazione. In questi hanno potuto studiare sia le alterazioni del comportamento che la localizzazione anatomica delle alterazioni funzionali. I topi mostravano un comportamento simil autistico e presentavano diminuito rilascio di dopamina nell’area tegmentale ventrale. Non ci sono ancora applicazioni di queste nuove acquisizioni nell’uomo, ma ci sono valide premesse per arrivarci, cosa che si potrà forse realizzare se ci sarà una stretta collaborazione tra neuropsichiatri infantili e genetisti Daniela Mariani Cerati
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