Sandro Ghezzo ha citato, condividendola, la seguente frase "... imparerai che esistono due tipi di persone con disabilità: quelle stressate e quelle no. Le persone stressate sono quelle che vengono bersagliate tutto il giorno, quelle non stressate sono quelle i cui genitori ti dicono: è come suo zio!..." Queste parole hanno forse significato per altri tipi di disabilitò, in cui la riabilitazione e la vita sono ben distinte. Nell’autismo la vera riabilitazione e, di conseguenza, il ruolo dei terapeuti è di tutt’altro tipo. La priorità non è l’ambulatorio o la palestra dove si fanno delle cure riabilitative, ma le indicazioni da dare all’intorno sociale per comprendere e aiutare la persona in difficoltà nel suo ambiente naturale. L’autismo ad alto funzionamento pone poi dei problemi e la necessità di strategie peculiari. Io ho trovato esemplare la strategia adottata dall’équipe dell’ASL di Ravenna, presentata al convegno di ANGSA Ravenna dello scorso gennaio da Alessandra Annibali, che si puo’ ascoltare su youtube https://www.youtube.com/watch?v=6PPwypG79yQ&list=UU4F3OB9gP1QuSpGXfuyCY8Q Un ragazzo di 17 anni frequenta una scuola superiore senza diagnosi e senza insegnante di sostegno, ma ha delle stranezze che mettono a disagio lui stesso, gli insegnanti e i compagni. Gli operatori dell’ASL esaminano il giovane, fanno la diagnosi di Asperger, parlano a lungo con gli insegnanti e i compagni per fare capire lo stile di funzionamento peculiare dei giovane con i suoi punti di forza e di debolezza. Dopo questo intervento tutti si sentono meglio, sanno cosa devono accettare e cosa possono migliorare, mantengono gli stessi programmi, ma sanno quali aggiustamenti e quali strategie possono aiutare Davide. La coordinatrice, Suor Beatrice, conclude dicendo che il buon senso e la benevolenza, che hanno sempre usato nei confronti del ragazzo, non sono bastate. Insieme a queste le competenze acquisite con la consulenza hanno migliorato grandemente l’efficacia dell’insegnamento e il benessere di tutti. Nessun centro, nessuna ora di terapia riabilitativa,nessun insegnante di sostegno, ma solo un training alle persone, in primis ai compagni, e piccoli adattamenti dell’ambiente.
Buongiorno. Sulla scorta delle frasi scritte qui sotto, in cui si sottolinea l’importanza della comprensione dello stile di funzionamento segnalo una importante novità editoriale destinata ai clinici che si occupano di individuare le priorità nella riabilitazione e che desiderano verificare l’efficacia del trattamento proposto. È da oggi disponibile ASDBI (ASD Behavior Inventory), il primo strumento standardizzato che permette di raccogliere informazioni da genitori e insegnanti sul comportamento del bambino affetto da Disturbi dello Spettro Autistico. La valutazione restituisce una descrizione completa del profilo di funzionamento, relativamente sia agli aspetti adattivi sia a quelli problematici, focalizzandosi sulle principali aree generalmente compromesse nel caso di ASD: comunicazione, interazione sociale reciproca, rituali e apprendimento di competenze. Per maggiori informazioni: http://hogrefe.it/it/catalogo/test/bambini-e-adolescenti/asdbi-asd-behavior-... Saluti. Francesco Enrici Hogrefe Editore *Da:* [email protected] [mailto: [email protected]] *Per conto di *daniela marianicerati *Inviato:* martedì 26 agosto 2014 10:04 *A:* lista autismo-biologia *Oggetto:* [autismo-biologia] priorità nella riabilitazione Sandro Ghezzo ha citato, condividendola, la seguente frase "... imparerai che esistono due tipi di persone con disabilità: quelle stressate e quelle no. Le persone stressate sono quelle che vengono bersagliate tutto il giorno, quelle non stressate sono quelle i cui genitori ti dicono: è come suo zio!..." Queste parole hanno forse significato per altri tipi di disabilitò, in cui la riabilitazione e la vita sono ben distinte. Nell’autismo la vera riabilitazione e, di conseguenza, il ruolo dei terapeuti è di tutt’altro tipo. La priorità non è l’ambulatorio o la palestra dove si fanno delle cure riabilitative, ma le indicazioni da dare all’intorno sociale per comprendere e aiutare la persona in difficoltà nel suo ambiente naturale. L’autismo ad alto funzionamento pone poi dei problemi e la necessità di strategie peculiari. Io ho trovato esemplare la strategia adottata dall’équipe dell’ASL di Ravenna, presentata al convegno di ANGSA Ravenna dello scorso gennaio da Alessandra Annibali, che si puo’ ascoltare su youtube https://www.youtube.com/watch?v=6PPwypG79yQ&list=UU4F3OB9gP1QuSpGXfuyCY8Q Un ragazzo di 17 anni frequenta una scuola superiore senza diagnosi e senza insegnante di sostegno, ma ha delle stranezze che mettono a disagio lui stesso, gli insegnanti e i compagni. Gli operatori dell’ASL esaminano il giovane, fanno la diagnosi di Asperger, parlano a lungo con gli insegnanti e i compagni per fare capire lo stile di funzionamento peculiare dei giovane con i suoi punti di forza e di debolezza. Dopo questo intervento tutti si sentono meglio, sanno cosa devono accettare e cosa possono migliorare, mantengono gli stessi programmi, ma sanno quali aggiustamenti e quali strategie possono aiutare Davide. La coordinatrice, Suor Beatrice, conclude dicendo che il buon senso e la benevolenza, che hanno sempre usato nei confronti del ragazzo, non sono bastate. Insieme a queste le competenze acquisite con la consulenza hanno migliorato grandemente l’efficacia dell’insegnamento e il benessere di tutti. Nessun centro, nessuna ora di terapia riabilitativa,nessun insegnante di sostegno, ma solo un training alle persone, in primis ai compagni, e piccoli adattamenti dell’ambiente.
Gentili componenti della lista, prendo spunto da questa discussione di qualche settimana fa per informare della pubblicazione di ASDBI (ASD Behavior Inventory), rating scale finalizzata a raccogliere informazioni da genitori e insegnanti sul comportamento del bambino autistico. La valutazione restituisce una descrizione completa del profilo di funzionamento sulle principali aree generalmente compromesse nell’autismo: comunicazione, interazione sociale reciproca, rituali e apprendimento di competenze. Si tratta dunque di un utile supporto alla diagnosi, poiché completa informazioni tipicamente qualitative (ADOS-2) con informazioni di tipo quantitativo tramite il confronto dei sintomi rilevati con il campione clinico su cui il test è standardizzato. Permette quindi, con dati alla mano, sia di individuare le priorità nella riabilitazione, scegliendo le aree e gli approcci che possono essere più efficaci rispetto al profilo del singolo bambino, sia di valutare l’efficacia dei trattamenti proposti consentendo valutazioni durante lo sviluppo del bambino. Per maggiori informazioni: http://hogrefe.it/it/catalogo/test/bambini-e-adolescenti/asdbi-asd-behavior-... Grazie per l’attenzione. Francesco Enrici Hogrefe Editore *Da:* [email protected] [mailto: [email protected]] *Per conto di *daniela marianicerati *Inviato:* martedì 26 agosto 2014 10:04 *A:* lista autismo-biologia *Oggetto:* [autismo-biologia] priorità nella riabilitazione Sandro Ghezzo ha citato, condividendola, la seguente frase "... imparerai che esistono due tipi di persone con disabilità: quelle stressate e quelle no. Le persone stressate sono quelle che vengono bersagliate tutto il giorno, quelle non stressate sono quelle i cui genitori ti dicono: è come suo zio!..." Queste parole hanno forse significato per altri tipi di disabilitò, in cui la riabilitazione e la vita sono ben distinte. Nell’autismo la vera riabilitazione e, di conseguenza, il ruolo dei terapeuti è di tutt’altro tipo. La priorità non è l’ambulatorio o la palestra dove si fanno delle cure riabilitative, ma le indicazioni da dare all’intorno sociale per comprendere e aiutare la persona in difficoltà nel suo ambiente naturale. L’autismo ad alto funzionamento pone poi dei problemi e la necessità di strategie peculiari. Io ho trovato esemplare la strategia adottata dall’équipe dell’ASL di Ravenna, presentata al convegno di ANGSA Ravenna dello scorso gennaio da Alessandra Annibali, che si puo’ ascoltare su youtube https://www.youtube.com/watch?v=6PPwypG79yQ&list=UU4F3OB9gP1QuSpGXfuyCY8Q Un ragazzo di 17 anni frequenta una scuola superiore senza diagnosi e senza insegnante di sostegno, ma ha delle stranezze che mettono a disagio lui stesso, gli insegnanti e i compagni. Gli operatori dell’ASL esaminano il giovane, fanno la diagnosi di Asperger, parlano a lungo con gli insegnanti e i compagni per fare capire lo stile di funzionamento peculiare dei giovane con i suoi punti di forza e di debolezza. Dopo questo intervento tutti si sentono meglio, sanno cosa devono accettare e cosa possono migliorare, mantengono gli stessi programmi, ma sanno quali aggiustamenti e quali strategie possono aiutare Davide. La coordinatrice, Suor Beatrice, conclude dicendo che il buon senso e la benevolenza, che hanno sempre usato nei confronti del ragazzo, non sono bastate. Insieme a queste le competenze acquisite con la consulenza hanno migliorato grandemente l’efficacia dell’insegnamento e il benessere di tutti. Nessun centro, nessuna ora di terapia riabilitativa,nessun insegnante di sostegno, ma solo un training alle persone, in primis ai compagni, e piccoli adattamenti dell’ambiente.
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