Da parecchi anni l’ossitocina è oggetto di ricerca: negli animali per il suo ruolo nella socialità; nell’uomo per una sua possibile disfunzione nell’autismo e un suo conseguente potenziale uso terapeutico. Recentemente è uscita una ricerca che ha riacceso l’interesse su questo tema http://www.biomedcentral.com/1741-7015/7/62 Si tratta di disfunzioni diverse, genetiche ed epigenetiche, che coinvolgono diversi membri di una stessa famiglia: due figli affetti da disturbo dello spettro autistico e la madre affetta da disturbo ossessivo-compulsivo. E’ una sola famiglia e Giovanni Neri http://www.biomedcentral.com/1741-7015/7/63 da un lato sottolinea il fatto che un solo caso deve poi essere replicato per potere generalizzare un meccanismo patogenetico, dall’altro mette in guardia contro lo scetticismo che puo’ portare al nichilismo e alla stagnazione della ricerca quando non si riescono a replicare dei risultati incoraggianti Nel suo articolo di commento al lavoro di Gregory fa una bella rassegna sulle linee di ricerca attuali e sulle ipotesi in merito ai meccanismi patogenetici dell’autismo: genetici, epigenetici e ambientali. Leggendo l’articolo di Neri e Gurrieri si è in un ambito di ricerca ancora molto lontano da una possibile applicazione terapeutica, ma l’esigenza di avere a disposizione delle nuove terapie è tanto grande che il gruppo della Mount Sinai School of Medicine già nel 2006 ha iniziato una sperimentazione con ossitocina intranasale http://clinicaltrials.gov/ct2/show/NCT00490802?term=autism&rank=47 Se i risultati saranno positivi, nonostante le deboli premesse, ne saremo tutti molto contenti. Alla prossima Daniela
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daniela marianicerati