Patient and Family Centered Care (PFCC)
Ieri ho frequentato un corso che ho trovato piuttosto interessante “La relazione in medicina: una tecnologia sofisticata –corso FAD ECM AUTORE RAFFAELE ARIGLIANI MEDICO-PEDIATRA DIRETTORE SCUOLA DI COUNSELLING IMR” https://ecmitalianmr.it/event/la-relazione-in-medicina Il corso dedica ampio spazio alla descrizione del tipo di medicina denominato Patient and Family Centered Care (PFCC), di cui si dice che rappresenta l’orizzonte culturale della medicina moderna. In bibliografia viene dato il testo integrale del seguente articolo da cui copio qualche stralcio Articolo Pubblicato su PNEUMORAMA 67/XVIII/ 2-12, pag.15-17 Applicare l’approccio patient-and family- centered care nelle routine clinica e nelle emergenze: utopia o necessità? Arigliani Raffaele, Arigliani Michele, Silvia Leone “Un’ampia letteratura è oramai stata prodotta su quello che viene definito “approccio centrato sul pz e la famiglia (Patient- and Family-Centered Care - PFCC)”. Una recente review evidenzia che l’attenzione alle esigenze psicosociali ed emozionali del pz e della sua famiglia ha un peso addirittura maggiore dell’abilità tecnica e dell’efficienza degli operatori sanitari nel determinare il livello di soddisfazione dell'utenza che afferisce al dipartimento d’emergenza. Quando si è attenti alla "persona" e al suo contesto di riferimento, ciò si traduce in una migliore assistenza sanitaria, più sicurezza, maggiore soddisfazione per il pz e per il medico, riduzione dei costi e delle denunce per malpractice. In cosa consiste il PFCC? Si basa su alcuni concetti chiave: 1) ogni persona ha il diritto di essere integralmente rispettata: 2) l'assistenza è sempre ad una persona e non ad una patologia (entità nosografica) scissa da essa; 3) per comprendere i bisogni del paziente non si può prescindere dal contesto familiare e socioculturale di provenienza; 4) il paziente e la sua famiglia devono essere coinvolti attivamente nel processo diagnostico-terapeutico, valorizzando il ruolo e le potenzialità. Il PFCC esclude ogni forma di paternalismo e sollecita gli operatori sanitari a focalizzare l’attenzione sui bisogni, le aspettative e l’identità socio-culturale del pz e dei familiari al fine di costruire un rapporto di partnership. Punta a comprendere e a sostenere la "crisi" personale di chi viene scaraventato dalla vita “nel mondo degli ammalati”, ma anche a rispettare e sostenere la sua famiglia e le preoccupazioni per lo stato di salute del proprio caro. Il processo decisionale e terapeutico sarà orientato a obiettivi di salute “condivisi”, mentre varie “procedure relazionali” saranno considerate parallele all’iter diagnostico terapeutico. Il medico può essere paragonato all'esperto navigatore, che ha il compito di indicare la rotta da seguire e offrire aiuto e spiegazioni nelle difficoltà senza sfuggire alle proprie responsabilità, senza giudicare il paziente e la famiglia, anzi supportandola nelle scelte da compiere. L’utilità dell’approccio PFCC appare sostenuta oramai da una solida letteratura. La sua applicazione è una vera rivoluzione copernicana del modo di praticare l’arte medica: al centro non la disease e il suo esperto (il medico), ma la persona e la famiglia, rispettate e valorizzate e coinvolte nel processo di cura. Ancorchè essere un percorso irto di problemi ed ostacoli, la riorganizzazione della medicina in un’ottica PFCC appare ineludibile e appare come un rinnovamento che, con “consapevolezza”, porta di nuovo al medico il suo significato antico di Terapeuta” Sempre ieri ho ricevuto dalla mamma di una persona adulta con autismo la seguente mail “Provate a opporvi alla somministrazione di un farmaco sulla base della debolezza delle prove sulla sua efficacia. Se va bene il prescrittore farà l’offeso accusandovi di mettere in dubbio la SUA esperienza competenza, se va male vi accuserà di inattendibilità sulla base delle idee nefaste dei "genitori” su diete e terapie alternative (anche se nella vostra vita le avete sempre contrastate), se va peggio, almeno in certe territori, se vi arrabbiate e insistete, rischiate di finire sotto TSO (trattamento sanitario obbligatori) e poi sotto AdS (Amministratore di Sostegno), voi e vostro figlio” La lettura di questa mail mi ha ulteriormente convinta dell’utilità di questo corso, che consiglio a tutti i medici e in particolare agli psichiatri Daniela Mariani Cerati
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daniela