vitamina D, omega 3 e marcatori di infiammazione
Sono stati pubblicati di recente alcuni resoconti di sperimentazioni con vitamina D e acidi grassi omega 3 nell’autismo con risultati non univoci: alcuni positivi, altri negativi. La questione è molto importante perché c’è un grandissimo bisogno di avere, a fianco dei trattamenti abilitativi, delle terapie biologiche che rendano più proficui e meno faticosi i trattamenti abilitativi stessi o, nel caso più ottimistico, che li sostituiscano rendendoli superflui. La seconda ipotesi è al momento molto remota, mentre la prima sembra realizzabile in tempi brevi. Io intendo per terapie biologiche tutte le terapie mediche (farmaci, integratori, diete, stimolazioni transcraniche ecc) in alternativa ai trattamenti abilitativi. Tra queste, gli integratori alimentari hanno il vantaggio di non dare gli effetti indesiderati che quasi sempre danno i farmaci . Per questi motivi è auspicabile che si chiarisca, ad esempio per la vitamina D e per gli acidi grassi omega 3, se essi siano realmente efficaci nel migliorare i sintomi “core” e/o i sintomi associati all’autismo. Un contributo in tal senso viene dal lavoro di Mazahery H, Conlon CA, Beck KL, et al. Inflammation (IL-1β) Modifies the Effect of Vitamin D and Omega-3 Long Chain Polyunsaturated Fatty Acids on Core Symptoms of Autism Spectrum Disorder-An Exploratory Pilot Study‡. Nutrients. 2020;12(3):661. Published 2020 Feb 28. doi:10.3390/nu12030661 https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC7146497/ In questo lavoro 73 bambini con ASD, di età dai 2,5 agli 8 anni, hanno completato una sperimentazione di 12 mesi, randomizzata, controllata con placebo, a base di: vitamina D (2000 UI/die), omega 3 LCPUFA (acido docosaesanoico 722 mg/die) o entrambi gli integratori. L’originalità di questo lavoro consiste nell’avere sottoposto i bambini, prima dell’inizio della sperimentazione, ad alcuni esami del sangue, tra cui il dosaggio della interleuchina-1β (IL-1β) nell’ipotesi che la risposta al trattamento possa essere influenzata dalla presenza di uno stato infiammatorio. 15 bambini avevano la IL-1β non determinabile o con valori ritenuti nella norma (< 3.2 pg/ml) e 52 bambini avevano valori di IL-1β ≥3.2 pg/mL. I risultati sono stati compatibili con un’interazione tra la IL-1β basale e la risposta al trattamento nei punteggi del test SRS (SRS-total, SRS-social communicative functioning, SRS-awareness and SRS-communication) . Quando solo i bambini con IL-1β elevato erano inclusi, cinque outcome mostravano miglioramenti statisticamente maggiori rispetto al placebo ( OM (P = 0.01) for SRS-total; OM (P = 0.03) for SRS-social communicative functioning; VID (P = 0.01), OM (P = 0.003) and VIDOM (P = 0.01) for SRS-awareness) Ho discusso questi risultati con alcuni colleghi. Questo il commento della pediatra “E' plausibile che la loro efficacia sia maggiore in persone con attivazione immunitaria, sia del compartimento Th1 sia della risposta aspecifica (inflammosoma NFLRP3, del lavoro di Seresella, Don Gnocchi). Non tutte le persone con autismo hanno infiammazione sistemica, dunque non sorprende che non siano efficaci in chi non presenta questo stato. Il punto è proprio non limitarsi ai sintomi-core, ma orientare il trattamento sulla base dei meccanismi fisiopatologici (spesso più di uno, variamente embricati, tra le anomalie primitive e quelle secondarie)” Questo il commento dell’endocrinologo “e’ molto interessante. E’ in linea con i nostri dati; indica come uno stato infiammatorio elevato, misurato tramite i livelli di Il1beta, amplifichi l’azione positiva di vitamina D e omega 3 su SRS scale. D’altronde lo Zona Test e’ un altro indice infiammatorio utile, alternativo/complementare alla valutazione della Il1beta, che può guidare sulla migliore efficacia della terapia combinata Omega3/Vitamina D” E questo il commento del farmacologo “Se guardiamo la discussione, sembra che chi è di base più “infiammato” funzioni meglio (> infiammazione = anche più gravi) Si possono trarre diverse conclusioni: nei peggiori l’effetto si vede meglio, il che è vero per molti trattamenti in varie patologie e sta bene. Un’altra possibilità, secondo me, è che i farmaci funzionino meglio per un fattore di biodisponibilità. L’infiammazione, che loro valutano con IL-1, altera le barriere, compresa la ematoencefalica, e anche assorbimento, metabolismo ecc quindi questi “infiammati” potrebbero in realtà avere una biodisponibilità maggiore o avere accesso al farmaco in regioni generalmente più protette (es cervello)” Il lavoro è indubbiamente interessante anche se, come dicono gli stessi autori, esso dovrebbe essere replicato, possibilmente inserendo altri marcatori di infiammazione, che dovrebbero essere ripetuti dopo la sperimentazione, cosa che non è stata fatta in questo lavoro. Anche il dosaggio della Vitamina D plasmatica è stato fatto solo prima della sperimentazione e non durante o dopo i 12 mesi di sperimentazione, mentre io credo che sarebbe molto utile sapere quali sono i livelli ottimali del dosaggio di Vitamina D plasmatica nei bambini con autismo Daniela Mariani Cerati
Molto efficace ed utile il resoconto reso dalla dott.ssa Mariani Cerati che, di fatto, torna su questioni oggi nel mirino di molti studi. Da non-medico posso testimoniare che è crescente il numero dei bambini autistici i cui genitori comunicano la compresenza (diagnosticata) di disturbi metabolici, infiammazioni intestinali, ecc. Mentre in molti altri casi ciò non è presente. Sull'asse intestino-cervello, come è noto, oggi si sommano molte voci autorevoli. Mi chiedo: dall'intestino al cervello, o dal cervello all'intestino? Relativamente alla Vitamina D, diversi medici/genitori mi hanno confermato la somministrazione di tale farmaco/integratore, con buoni effetti sulla reattività generale del soggetto ma, per il periodo di somministrazione. Grazie Prof. Piero Crispiani Università di Macerata Il giorno dom 19 lug 2020 alle ore 23:22 daniela <[email protected]> ha scritto:
Sono stati pubblicati di recente alcuni resoconti di sperimentazioni con vitamina D e acidi grassi omega 3 nell’autismo con risultati non univoci: alcuni positivi, altri negativi.
La questione è molto importante perché c’è un grandissimo bisogno di avere, a fianco dei trattamenti abilitativi, delle terapie biologiche che rendano più proficui e meno faticosi i trattamenti abilitativi stessi o, nel caso più ottimistico, che li sostituiscano rendendoli superflui. La seconda ipotesi è al momento molto remota, mentre la prima sembra realizzabile in tempi brevi.
Io intendo per terapie biologiche tutte le terapie mediche (farmaci, integratori, diete, stimolazioni transcraniche ecc) in alternativa ai trattamenti abilitativi. Tra queste, gli integratori alimentari hanno il vantaggio di non dare gli effetti indesiderati che quasi sempre danno i farmaci .
Per questi motivi è auspicabile che si chiarisca, ad esempio per la vitamina D e per gli acidi grassi omega 3, se essi siano realmente efficaci nel migliorare i sintomi “core” e/o i sintomi associati all’autismo.
Un contributo in tal senso viene dal lavoro di Mazahery H, Conlon CA, Beck KL, et al. Inflammation (IL-1β) Modifies the Effect of Vitamin D and Omega-3 Long Chain Polyunsaturated Fatty Acids on Core Symptoms of Autism Spectrum Disorder-An Exploratory Pilot Study‡. Nutrients. 2020;12(3):661. Published 2020 Feb 28. doi:10.3390/nu12030661
https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC7146497/
In questo lavoro 73 bambini con ASD, di età dai 2,5 agli 8 anni, hanno completato una sperimentazione di 12 mesi, randomizzata, controllata con placebo, a base di: vitamina D (2000 UI/die), omega 3 LCPUFA (acido docosaesanoico 722 mg/die) o entrambi gli integratori.
L’originalità di questo lavoro consiste nell’avere sottoposto i bambini, prima dell’inizio della sperimentazione, ad alcuni esami del sangue, tra cui il dosaggio della interleuchina-1β (IL-1β) nell’ipotesi che la risposta al trattamento possa essere influenzata dalla presenza di uno stato infiammatorio.
15 bambini avevano la IL-1β non determinabile o con valori ritenuti nella norma (< 3.2 pg/ml) e 52 bambini avevano valori di IL-1β ≥3.2 pg/mL.
I risultati sono stati compatibili con un’interazione tra la IL-1β basale e la risposta al trattamento nei punteggi del test SRS (SRS-total, SRS-social communicative functioning, SRS-awareness and SRS-communication) . Quando solo i bambini con IL-1β elevato erano inclusi, cinque outcome mostravano miglioramenti statisticamente maggiori rispetto al placebo ( OM (P = 0.01) for SRS-total; OM (P = 0.03) for SRS-social communicative functioning; VID (P = 0.01), OM (P = 0.003) and VIDOM (P = 0.01) for SRS-awareness)
Ho discusso questi risultati con alcuni colleghi.
Questo il commento della pediatra “E' plausibile che la loro efficacia sia maggiore in persone con attivazione immunitaria, sia del compartimento Th1 sia della risposta aspecifica (inflammosoma NFLRP3, del lavoro di Seresella, Don Gnocchi). Non tutte le persone con autismo hanno infiammazione sistemica, dunque non sorprende che non siano efficaci in chi non presenta questo stato. Il punto è proprio non limitarsi ai sintomi-core, ma orientare il trattamento sulla base dei meccanismi fisiopatologici (spesso più di uno, variamente embricati, tra le anomalie primitive e quelle secondarie)”
Questo il commento dell’endocrinologo “e’ molto interessante. E’ in linea con i nostri dati; indica come uno stato infiammatorio elevato, misurato tramite i livelli di Il1beta, amplifichi l’azione positiva di vitamina D e omega 3 su SRS scale. D’altronde lo Zona Test e’ un altro indice infiammatorio utile, alternativo/complementare alla valutazione della Il1beta, che può guidare sulla migliore efficacia della terapia combinata Omega3/Vitamina D”
E questo il commento del farmacologo “Se guardiamo la discussione, sembra che chi è di base più “infiammato” funzioni meglio (> infiammazione = anche più gravi) Si possono trarre diverse conclusioni: nei peggiori l’effetto si vede meglio, il che è vero per molti trattamenti in varie patologie e sta bene. Un’altra possibilità, secondo me, è che i farmaci funzionino meglio per un fattore di biodisponibilità. L’infiammazione, che loro valutano con IL-1, altera le barriere, compresa la ematoencefalica, e anche assorbimento, metabolismo ecc quindi questi “infiammati” potrebbero in realtà avere una biodisponibilità maggiore o avere accesso al farmaco in regioni generalmente più protette (es cervello)”
Il lavoro è indubbiamente interessante anche se, come dicono gli stessi autori, esso dovrebbe essere replicato, possibilmente inserendo altri marcatori di infiammazione, che dovrebbero essere ripetuti dopo la sperimentazione, cosa che non è stata fatta in questo lavoro.
Anche il dosaggio della Vitamina D plasmatica è stato fatto solo prima della sperimentazione e non durante o dopo i 12 mesi di sperimentazione, mentre io credo che sarebbe molto utile sapere quali sono i livelli ottimali del dosaggio di Vitamina D plasmatica nei bambini con autismo Daniela Mariani Cerati
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