La razionalizzazione delle polifarmacoterapie
Nel recente convegno della fondazione Sospiro si è parlato di autismo e disabilità intellettiva a 360 gradi. La sessione sugli psicofarmaci è stata coordinata da Pierluigi Politi, professore ordinario di psichiatria all’Università di Pavia, ma anche ottimo pianista, che potrebbe suonare in un complesso di musicisti professionisti e invece suona nel complesso di Cascina Rossago. Già questo ci fa capire che il Professore conosce e usa i farmaci, ma si adopera per una miglior qualità di vita degli ospiti utilizzando gli psicofarmaci come complemento di un complesso di attività volte a riempire di significato la vita delle persone meno dotate, come sono gli ospiti di Cascina Rossago. Il primo relatore è stato Marco Bertelli, che come prima cosa ha ricordato il compianto Alessandro Zuddas, recentemente scomparso. Il tema a lui affidato è stato “La razionalizzazione delle polifarmacoterapie” Vi puo’ essere una base razionale per una polifarmacoterapia, ma nell’autismo adulto spesso questa è una terapia “desperation based” e non “evidence based” Nell’autismo adulto se ne fa un ampio uso a fronte di una grave mancanza di ricerca, da cui un frequente uso off label con il rischio di scarsa sicurezza e tollerabilità e mancanza di misure di esito. L’uso prevalente è per comportamenti problema, per i quali raramente si fa un’analisi funzionale che permetterebbe di affrontarli con mezzi non farmacologici, e senza una diagnosi psichiatrica sottostante, che giustificherebbe un uso mirato per la situazione psichiatrica presente in quel determinato paziente. Vi è poi un alto rischio di trattamenti a lungo termine, in particolare quando gli psicofarmaci vengono iniziato in età minorile e continuati per forza d’inerzia a tempo indeterminato. Insomma si assiste ad una prescrizione alta non supportata da prove su efficacia e sicurezza. Le polifarmacoterapie sono costituite prevalentemente da antipsicotici, per i quali mancano studi su efficacia e sicurezza sia per i disturbi psichiatrici che per i comportamenti problema. Con la polifarmacoterapia si rischiano interazioni farmacocinetiche e farmacodinamiche non volute (es 2 farmaci con azione anticolinergica). Anche la sospensione di psicofarmaci, che non deve mai essere brusca, ha delle sue regole non da tutti i prescrittori conosciute. Il ruolo dei neurotrasmettitori (serotonina, dopamina e GABA) nell’aggressività non è più così chiaro come appariva una volta e pertanto viene a mancare il razionale per l’utilizzo di molti psicofarmaci. Nel 2009 una linea guida uscita a firma di Debb e colleghi diceva “Quando considerare un farmaco? Solo gestioni non farmacologiche se non indentificati disturbi medici o psichiatrici Talora si può aggiungere il farmaco con monitoraggio attento e regolare dell’efficienza” Le co occorrenze psichiatriche sono molto frequenti nell’autismo adulto, in particolare ADHD Ansia Depressione Disturbo bipolare Schizofrenia e psicosi D ossessivo compulsivo Disturbo della condotta Ritmo sonno veglia Insieme esse sono 5.3 in più rispetto alla popolazione generale Ma quando un comportamento problema è espressione di un disturbo psichiatrico specifico? E quanti medici prescrittori si pongono questo problema e, se sì, sono in grado di rispondere al quesito? Un disturbo psichiatrico specifico è una delle cause di comportamenti problema, ma ve ne sono tante altre da prendere in considerazione: La salute fisica e gli effetti negativi di farmaci Fattori ambientali Esperienze di vita negative In conclusione i farmaci hanno un ruolo purché il prescrittore abbia chiari : obiettivi, esiti, tempo per raggiungerli, definizione degli esiti. Con tono pacato Bertelli ha fatto una pesante e documentata critica della prassi attuale. Si spera che la sua instancabile attività di formazione, oltre che di lavoro clinico con pazienti provenienti da tutta Italia, porti a migliorare la gravissima situazione attuale nella quale alla gravità della condizione naturale si aggiunge l’imperizia nella gestione terapeutica. Daniela Mariani Cerati
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