La discussione iniziata da Simonetta Chiandetti sull’impiego dei neurolettici nell’autismo merita di essere ripresa. Per molti anni tali farmaci sono stati usati nelle persone con autismo “off label”. Dopo decenni di tale impiego “selvaggio” solo il 6 ottobre 2006 l’FDA ha menzionato per la prima volta nella storia la parola “autismo” e ha approvato il risperidone per l’irritabilità ad esso associata http://www.fda.gov/NewsEvents/Newsroom/PressAnnouncements/2006/ucm108759.htm FDA Approves the First Drug to Treat Irritability Associated with Autism, Risperdal These behaviors are included under the general heading of irritability, and include aggression, deliberate self-injury, and temper tantrums. Paola Visconti ci ha ricordato che l’uso dei farmaci deve essere sempre a complemento di un programma psicoeducativo e mai sostitutivo di quello. Il problema dei farmaci nell’autismo, e in particolare dei neurolettici, non è solo se e a che dosi iniziarli, ma anche quando iniziare a sospenderli, naturalmente con una diminuzione lenta e graduale. I rischi connessi con l’uso prolungato di tali farmaci sono tanti. Io ne segnalo due: 1) continuarli per forza d’inerzia senza porsi mai il problema se vale o no la pena di provare a sospenderli o, quanto meno, a diminuirne il dosaggio; 2) aumentare la dose per sintomi che potrebbero essere effetti collaterali dei farmaci. Copio dal foglietto illustrativo del Risperdal alcuni degli effetti collaterali: insonnia, agitazione, ansietà, irrequietezza motoria. Questi effetti collaterali, che assomigliano molto ai sintomi per i quali i neurolettici si prescrivono, spesso migliorano con la riduzione del dosaggio e/o la sospensione dei neurolettici. La prescrizione di farmaci nei tempi lunghi è un’arte difficile sempre, ma nell’autismo lo è in modo particolare. Cordiali saluti Daniela
Per quanto non sia possibile assimilare i disturbi autistici alla generalità delle disabilità intellettive, segnalo il sito dove scaricare gratuitamente un articolo del 2009 su: */Neuroleptics in the treatment of aggressive challenging behaviour for people with intellectual disabilities: a randomised controlled trial /*http://www.hta.ac.uk/fullmono/mon1321.pdf Traduco dalle conclusioni: /In questo studio clinico non vi sono prove che il risperidone o l'olanzapina, somministrate in dosi considerate basse, diano vantaggi rispetto al placebo nel breve o lungo periodo per il trattamento dei comportamenti aggressivi problematici in soggetti disabili mentali. A quattro settimane il placebo risultava maggiormente efficace nel ridurre il comportamento aggressivo./*/ /* SPal.
participants (2)
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daniela marianicerati -
Dr Stefano Palazzi