I genitori che ho incontrato sono smarriti, penosamente rassegnati, preoccupati, sorpresi della scarsa efficacia dei farmaci utilizzati e della tardiva soluzione della crisi stessa.
Ci guardano un pò insoddisfatti. Si sentono soli nella difficoltà di gestire le problematiche del figli. Di sicuro questi genitori non hanno certo trovato aiuti veri quando servivano. Nessuno ha insegnato loro come abilitare il loro figlio. Quando dico loro che sono un “fratello di sangue” avendo un figlio come il loro, li vedo risollevare lo sguardo ma per poco perché vedono comunque intorno un succedersi di professionisti, di parole e di atti poco efficaci e questo li riporta al senso di sfiducia verso ogni struttura, ogni proposta. Sensazione di vuoto che solo i genitori di persone con autismo conoscono e comprendono.
Vedo che sono incapaci di ascolto, di cedere totalmente il controllo anche in un ambiente protetto.
Non sanno mai se uscire dalla stanza singola assegnata al caso (come da protocollo per i casi psichiatrici) o restare. Attendono girando da dentro a fuori, si ripropongono lasciandosi colpire dal loro caro, inerti. Cerco di rassicurarli chiedendo che ci lascino gestire il caso. Che il loro figlio non ci colpirà. Che sappiamo creare le condizioni perché si plachi. Lui li vede nel loro andirivieni e cerca loro per andarsene ed è sempre una situazione complicata dal succedersi di continue indecisioni emotive.
Metto un pacchetto di fazzoletti Scottex tra i denti del paziente suggerendo che utilizzino quel gesto quando si manifesta autolesionismo... per evitare che continui a mordersi sulle spalle e sulle braccia. Lui (e succede con tutti anche i più gravi) morde il pacchetto quasi a distruggerlo ma non lo molla. Me lo consegna bagnato e spiattellato dopo un pò e io glielo ripropongo. Smette di mordersi e di colpire. Si muove a casaccio verso l’uscita, poi torna a sdraiarsi. Ci vorrà un bel pò. Vedo la sorpresa e la delusione dei genitori al momento delle dimissioni. Da una parte sono così stanchi che non desiderano altro che tornare a casa e dall’altra sono consapevoli che il problema non è affatto risolto, che il loro figlio non sta affatto bene e che la crisi è solo moderatamente rientrata e che lui torna con autismo a casa di nuovo. Tornano alla condizione conosciuta come ritorno al patologico quotidiano con poco spazio per l’adattivo spontaneo o routinario. Lo stato di allerta ricompare sui loro visi.
Il comportamento dirompente, distruttivo, auto ed etero-aggressivo è la fase estrema dell’evitamento. Evitamento dell’adattivo. Il patologico è il vero destino quotidiano. Il "richiamo della foresta” per capirci L’abilitazione insegna adattivo e flessibilità nell’aderirvi (l'adattivo è appreso perché rinforzato se spontaneo o insegnato e si organizza in routine adattive sempre presenti indipendentemente dal livello intellettivo espletato). Meno abilitazione, meno flessibilità e più stazionarietà nel patologico. Più si vive nella ripetitività di ciò che accade e che deve accadere, più rischio di permanere aderire al patologico allontanandomi da qualsiasi senso adattivo dell'agire e pensare. Lo si chiama fuori dal patologico… il pz attua evitamento. sfugge lo sguardo, esegue il compito velocemente o accelerando, lo abbandona, lo frammenta, lo accorcia per poi tornare nel mio mondo patologico, al nulla autistico. Lo chiamo e scappa, non ascolta, non consider l’altro che gli impone un distacco dal patologico. Gli chiedo ancora di stare nell’adattivo (vieni; fai; ascolta; prendi; scrivi, prendi, basta…) ecco a quel punto la reazione problematica dirompente. Il grande rifiuto. L’estrema confusione. Nessun valore comunicativo. Chiede patologia e non adattivo. Non esiste comunicazione adattiva nell’aderire, cercare, ottenere patologia. Il comportamento problema non va interrotto con proposte adattive ma con concessione di patologia (che manterrò breve); lo riconsegno alle sue stereotipie, alla sua adesività più tipica; alla sua routine ostinata, alle attività più adesive. Nella dimensione autistica non c’è comportamento problema di sorta. C’è l’abisso mentale autistico, ripetitivo e senza funzione o senso adattivo, utile, evolutivo. Dalla patologia, quando vi sarà ritornato interrompendo l’attività dirompente, non più utilee a garantirgli il libero ritorno al patologico, potrò poi distoglierlo con brevissime e banali, quanto chiare, richieste. Devo riottenere il controllo ambientale che lui con il comportamenti problema vorrebbe assumere una volta che questo gli appare minacciato o perduto.
Ho una reazione abnorme e confusa… gli facilito l'accesso allo spazio patologico conosciuto, suo più tipico, dove lui si perde sempre. E solo poi, dopo un pò, ricondurlo fuori riproponendo minime e brevi attività subentranti di adattivo. Solo così si riduce la crisi comportamentale disattiva dirompente auto- ed etero- aggressiva. Questo lo schema. Comprendo forse succinto e magari poco comprensibile, ma più rapido e utile di qualsiasi farmaco usato in emergenza. Così abbiamo costruito l’abilitazione di nostro figlio.
Tiziano
Un'analisi ineccepibile e mi pare inascoltata, come tante cose di buon senso.
Aggiungo solo che proprio l'assenza di una risposta specializzata e la conseguente sovraesposizione dei familiari, ad ogni livello, non fa che aumentare lo stigma che purtroppo caratterizza queste situazioni, anche all'interno del mondo della disabilità.
Massimiliano
Il 30/04/2025 11:44 CEST daniela via autismo-biologia <autismo-biologia@autismo33.it> ha scritto
L’8 gennaio 2016 scrivevo su questa lista
"I gravi comportamenti dirompenti, e in particolare l'auto ed etero
aggressivita', non dovrebbero essere eventi che sorprendono e che
trovano impreparati i servizi sanitari. Allo stato attuale delle
conoscenze questi comportamenti, ingestibili in ambienti comuni,
dovrebbero essere previsti, cosi' come e' previsto che chi ha una
cardiopatia ischemica possa avere dolore al torace e per questo trova in
Italia tante Unita' coronariche di buon livello.
Esemplare a questo proposito e' la Neurobehavioral Unit (NBU) del
Kennedy Krieger Institute di Baltimora, che e' stata copiata a Parigi
all'ospedale Pitie ́-Salpeˆtrie`re e che sarebbe opportuno importare
anche in Italia. Nel nostro paese tante famiglie vengono alla prese con
crisi comportamentali gravissime e non trovano l'aiuto di cui hanno
bisogno, soprattutto in eta' adulta, quando le persone con autismo non
sono piu' di nessuno.
Per conoscere la NBU di Baltimora basta andare al loro sito"
https://www.kennedykrieger.org/patient-care/centers-and-programs/neurobehavioral-unit-nbu
Una realtà simile a quella del Kennedy Krieger Insititute esiste in
Lombardia alla fondazione Sospiro e questa realtà dovrebbe in un futuro
si spera non lontano assumere un carattere nazionale, vedi
https://www.fondazionesospiro.it/centro-nazionale-autismo/
Anche a Bologna l’AUSL ha preso coscienza di questa dolorosa realtà
affidando alla cooperativa Solco Libertas il compito di iniziare un
percorso che, dalla formazione iniziata nel 2018 a cura, tra gli altri,
del compianto Lucio Moderato, ha portato alla formazione di
“Appartamenti ri–abilitativi sociosanitari per persone con Disturbi del
Neurosviluppo (servizio Casa San Martino)”
https://www.libertasassistenza.it/wp-content/uploads/2022/06/case-san-martino-carta-dei-servizi-.pdf
Queste lodevoli iniziative sono però sporadiche e isolate, mentre il
bisogno di servizi dedicati alle emergenze comportamentali riguarda
tutto il territorio nazionale. A tal fine il 2 aprile scorso è stato
pubblicato il programma che prevede una Rete Nazionale Emergenze
Comportamentali, a cura dell’’ISS e del Ministero della Salute, in
collaborazione con le Regioni e Province Autonome.
Particolarmente urgente è la creazione di Servizi di Terzo livello, che
vengono così descritti:
"sono servizi prioritariamente residenziali, regionali o condivisi tra
regioni, che hanno l’obiettivo di accogliere la persona con autismo con
gravi disturbi comportamentali. Questi servizi hanno un alto livello di
specializzazione, accolgono la persona per un massimo di 12 mesi e
orientano il loro lavoro su 3 diversi vettori:
◦ a) inquadramento diagnostico di potenziali comorbilità
psichiatriche o internistiche e indagine sulle funzioni del
comportamento;
◦ b) trattamento integrato (comportamentale e farmacologico) per
ridurre la frequenza, l’intensità e la durata del comportamento e
permettere la dimissione verso altri contesti abitativi e la conseguente
ripresa della realizzazione del progetto di vita;
◦ c) dimissione assistita che prevede la formazione e la
supervisione dei contesti abitativi che accoglieranno la persona al
momento della dimissione"
https://osservatorionazionaleautismo.iss.it/rete-nazionale-emergenze-comportamentali
Nell’attesa che questi servizi siano disponibili le famiglie devono
affrontare da sole delle problematiche che richiederebbero équipe di
professionisti specificamente formati, nessuno dei quali dovrebbe
lavorare 24 ore al giorno, sette giorni alla settimana, 365 giorni
all’anno, come sta avvenendo da troppo tempo in queste famiglie
Daniela Mariani Cerati
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Autismo-biologia e' una lista di discussione promossa dall' A.P.R.I., Associazione Cimadori per la ricerca italiana sulla sindrome di Down, l'autismo e il danno cerebrale.
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