Cari tutti,

seguendo la lista da anni, ho pensato potesse essere d'interesse condividere alcune riflessioni sull'articolo “Increased scale-free dynamics in salience network in adult high-functioning autism”, frutto di una collaborazione transnazionale multicentrica tra il Laboratorio Autismo dell'università di Pavia e il laboratorio del Prof. Georg Northoff dell'università di Ottawa:    

Anche quando un individuo è a riposo, l’attività spontanea del cervello è caratterizzata da oscillazioni che possiedono proprietà specifiche, fondamentali nel determinare i processi psichici.  Una di queste proprietà prevede che il rapporto tra le potenze e le frequenze di queste onde si distribuisca secondo una legge esponenziale (> potenza corrisponde a < frequenza) caratteristica di molti sistemi naturali quali ad esempio i frattali.

Tramite indagini di risonanza magnetica funzionale, nel nostro lavoro sono state osservate le oscillazioni dei livelli di ossigeno del flusso cerebrale in soggetti neurotipici e con autismo.

Per la prima volta è stato riscontrato che, a livello della Salience Network (SN), nei soggetti con autismo prevalgono le oscillazioni a bassa frequenza: in altre parole, nell’autismo le fluttuazioni spontanee del cervello seguono dei cicli più lenti. La SN è un insieme di regioni che cooperano per 1) attribuire la “salienza” di uno stimolo, ovvero la sua capacità di emergere dal rumore di fondo generale 2) effettuare degli “switch” attentivi, ovvero ri-direzionare l’attenzione da stimoli ambientali a stimoli interni e viceversa (anche questo processo è caratterizzato da un andamento ciclico) 3) integrare le informazioni provenienti dall’esterno e dall’interno per formare il vissuto complessivo dell’individuo in un dato momento.

Il fatto che in queste aree le frequenze lente (0.01-0.03 Hz) siano preponderanti potrebbe avere delle ripercussioni cruciali su quello che viene osservato nella quotidianità dei soggetti con autismo:  se da un lato oscillazioni lente non permetterebbero di adattarsi a cambiamenti repentini che richiedano un rapido switch dell’attenzione, dall’altro, grazie ad una maggiore stabilità delle oscillazioni (le onde lente sono anche più potenti), il soggetto avrebbe modo di raggiungere profondità di pensiero non comuni nei confronti dei processi mentali verso cui sia naturalmente predisposto. Questo aspetto coincide con l’innata predisposizione che molte persone con autismo manifestano verso contenuti inaspettati.

Allo stesso modo, se consideriamo le peculiarità sensoriali come l’iper-iposensitività spesso riferita da persone con autismo, una alterazione dei ritmi cerebrali potrebbe rendere la percezione effettiva di uno stimolo (e quindi l’esperienza che si ha di questo) più dipendente dalle dinamiche spontanee dell’individuo che dal contesto ambientale.

Un’alterata possibilità di integrare le informazioni provenienti dall’esterno con quelle originate internamente (ad esempio, il percepirle come un unicum), avrebbe inoltre importanti ripercussioni anche a livello sociale: difatti, proprio nella relazione interpersonale vengono elaborati enormi quantitativi di informazione a causa della necessità di passare continuamente dall’attenzione (anche implicita) verso i propri processi interni all’attenzione verso i processi che riteniamo stiano avendo luogo nell’altro. Una rigidità in questi switch dovuta alla presenza di cicli lenti porterebbe a una marcata difficoltà nella codifica delle emozioni in tempo reale.

Nonostante questi risultati siano stati validati in una seconda popolazione di soggetti, sono necessari ulteriori studi per poter trasporre pienamente nella clinica i risultati finora registrati, possibilmente con dati raccolti ad hoc. Resta tuttavia affascinante il fatto che dati apparentemente astratti come quelli forniti dalla risonanza magnetica funzionale possano offrire spunti che, invece di incentrarsi su un sintomo in particolare, considerano funzionamento di base dell’individuo, declinandosi quindi nelle molteplici sfaccettature dell’autismo che è finora stato difficile mettere in relazione.   

Ringraziando autismo-biologia per continue opportunità di confronto che ci fornisce vi porgo i miei sentiti saluti.


Dott. Stefano Damiani

Psichiatra della RSD Cascina Rossago

Dottorando presso il Dipartimento di Scienze del Sistema Nervoso e del Comportamento dell'Università di Pavia.