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Sent: Thursday, May 12, 2011 10:31
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Subject: Re: [autismo-biologia] Evidence
Based Practice: primi passi
La differenza fra educazione (speciale o no) e intervento sanitario
biomedico è fondamentale:
il fine dell'educazione è posto dai genitori e
non dallo Stato (altrimenti cadiamo nello "Stato etico" di triste
memoria);
il fine dell'intervento di un farmaco che serve per ridurre un'infezione
batterica è ben descritto anche nel bugiardino e tutti sono concordi per
ridurre le infezioni batteriche che costituiscono una malattia;
anche il fine di una riabilitazione di un ginocchio, ingessato per
due mesi, trova concordi tutti e può essere misurato in gradi di angolo di
massima flessione.
La misurazione dei risultati negli ultimi due casi è abbastanza facile e
trova quasi tutti concordi.
Nel caso dell'educazione alcuni genitori possono ritenere che il fine sia
quello di forgiare un carattere di lottatore vincente su tutti, mentre altri
ritengono che si debba favorire lo sviluppo di un carattere dolce e mite. Si
comprende come non sia facile valutare i risultati con lo stesso metro, quando
differenti sono le mete cui si tende.
I genitori devono essere messi di fronte alla possibilità di scelta dei
fini e poi dei mezzi utili per raggiungere la meta da loro condivisa.
Purtroppo spesso la scuola e l'ASL offrono quello che hanno come se
fosse l'unica strada da percorrere.
In Italia, non essendoci esperti di metodi comportamentali, ti raccontano
che fanno metodi eclettici, dimenticando che coloro che sperimentano
seriamente i metodi eclettici, come il Compianto Enrico Micheli e come Sally
Rogers, sono esperti anche di metodi comportamentali, che possono utilizzare
al bisogno prendendoli dalla loro "cassetta degli attrezzi".
La formazione in questo campo deve essere fortemente incentivata, per
recuperare il ritardo con gli altri Paesi. Dopo di che la prassi della
dichiarazione anticipata dei fini e della misurazione dei risultati consentirà
ai genitori una scelta consapevole, sulla base degli studi sperimentali
eseguiti, che devono essere incentivati e replicati.
cordiali saluti
Carlo Hanau
Il giorno 12 maggio 2011 19:23, daniela marianicerati
<marianicerati@yahoo.it> ha
scritto:
La Evidence Based Medicine, o Evidence Based Practice,
dovrebbe essere la base
delle decisioni in medicina, compresa la medicina
riabilitativa, che poi
sconfina nell’educazione e nelle norme di
vita.
Perché questo sia possibile ci dovrebbe essere una base di
ricerca e di
sperimentazione fatta secondo le regole universalmente
accettate dalla comunità
scientifica internazionale.
La ricerca
sull’autismo sta faticosamente uscendo dai tempi bui in cui
dominavano
l’irrazionalità e il delirio collettivo. Nell’ultimo decennio ci
sono
stati tentativi di avvicinarsi alla razionalità e di seguire le
regole che
portano alla evidence mediante prove di efficacia delle
terapie proposte.
L’articolo “Warren Z,
Veenstra-VanderWeele J, Stone W, Bruzek JL, Nahmias AS,
Foss-Feig JH,
Jerome RN, Krishnaswami S, Sathe NA, Glasser AM, Surawicz T,
McPheeters
ML. Therapies for Children With Autism Spectrum Disorders.
Comparative
Effectiveness Review No. 26. (Prepared by the Vanderbilt
Evidence-based
Practice Center under Contract No. 290-2007-10065-I.) AHRQ
Publication
No. 11-EHC029-EF. Rockville, MD: Agency for Healthcare Research
and
Quality. April 2011”leggibile al link
http://www.effectivehealthcare.ahrq.gov/ehc/products/106/656/CER26_Autism_Report_04-14-2011.pdf
è
una rassegna dei lavori comparsi in letteratura nel decennio
2000-2010.
La rassegna si è focalizzata sull’esame delle
terapie proposte per l’autismo a
bambini dai 2 ai 12 anni
Ha poi preso
in esame le terapie proposte per bambini sotto i due anni d’età
usando il
termine ”a rischio di autismo”
La qualità della metodologia delle
sperimentazioni è ritenuta variabile e in
generale scarsa
"The
literature regarding therapies for children with autism spectrum
disorders
is of highly variable quality and in most specific areas
limited and
inconclusive"
Le sperimentazioni controllate
randomizzate sono poche, soprattutto per le
terapie non
farmacologiche.
C’è chi sostiene che non sia possibile fare tale tipo di
sperimentazione per
motivi etici.
Le istanze etiche sono sempre
importantissime ma, se non si passa attraverso
questo tipo di
sperimentazione, si rimarrà sempre nel campo dell’opinabile e nel
rischio
di continuare a proporre terapie inutili o dannose. La storia
della
medicina è piena di esempi di questo tipo
“While some
previous reportshave suggested that it may be unethical to
conduct
randomized studies of early intensive interventions in the
presence of evidence
of benefit, the low strength of this evidence
suggests that more rigorous trials
or well conducted prospective cohort
studies are needed”
“While controlled trials seem
to be increasing, much research is observational,
generally with small
sample sizes, limited followup, and limited discussion of
the durability
of treatment gains once active therapy ends”
“the body of
evidence on therapies to treat core and concomitant symptoms of
autism is
characterized by a predominance of small studies with no
comparison
groups, a smaller set of nonrandomized cohort studies, and a
very small set of
RCTs”
Le conclusioni sono che per le
terapie biomediche siamo a zero, a fronte di un
grande bisogno di farmaci
o, comunque, di approcci di tipo biologico volti ad
attenuare i
gravi sintomi dell’autismo e quelli ad esso associati
"In
addition to the need for further study of interventions with some
existing
research, the need for research on medical interventions with no
existing
research is tremendous"
Per le terapie educative
gli autori dicono “evidence overall for many
interventions can only be
considered preliminary”
Per gli interventi precoci intensivi
strutturati gli autori dicono “Early
intensive behavioral and
developmental approaches have significant potential,
yet require further
research”
“In the behavioral literature, some evidence supports
early and intensive
behavioral and developmental intervention, including
two randomized studies of
intensive (i.e., interventions provided >30
hours per week) and comprehensive
(i.e., addressing numerous areas of
functioning) approaches
These included one UCLA/Lovaas focused approach
and one developmentally focused
ESDM approach”
Faccio notare
che c’è una grande differenza tra gli interventi di tipo biomedico
e
quelli di tipo educativo
Se di un farmaco o di una dieta non è dimostrata
l’efficacia, o non li prescrivo
affatto in attesa di ulteriori risultati,
o mi inserisco in un gruppo di ricerca
e chiedo il consenso informato ai
genitori, spiegando che si tratta di ricerca e
non di terapie di provata
efficacia.
L’educazione invece deve essere data a tutti i
bambini in quanto bambini e, se
questi hanno un fabbisogno educativo
speciale, dobbiamo adattarci alle loro
esigenze, utilizzando gli approcci
che le linee guida consigliano, senza
attendere i risultati definitivi
della Evidence Based Practice, ricordando che i
genitori hanno l’onere di
scegliere l’educazione da impartire ai figli. Nessun
risultato poi può
essere considerato definitivo, perché ci si attende che il
progresso
delle conoscenze migliori continuamente.
Le conclusioni così
prudenti e dubitative della rassegna rischiano di togliere
entusiasmo a
chi si dedica con tanta pazienza e competenza all’abilitazione
dei
bambini con autismo.
E’ però anche un monito contro
certi proclami trionfali e contro certa
intolleranza da guerra di
religione.
Queste rassegne non sono fatte per raccontare favole
a lieto fine a bambini
dell’asilo. Sono fatte per i decisori politici e
per i professionisti che devono
sapere cosa è disponibile oggi e cosa
consigliano le linee guida. Essi devono
conoscere i limiti della attuale
prassi educativa, anche la più raccomandabile,
pronti a cambiare il
proprio approccio in base alle acquisizioni che verranno
fatte con
ricerche future che speriamo siano di qualità sempre
migliore.
_______________________________________________
autismo-biologia
mailing list
autismo-biologia@autismo33.it
http://autismo33.it/mailman/listinfo/autismo-biologia
--
Carlo Hanau
docente di Programmazione e organizzazione dei servizi sociali e
sanitari
Università di Modena e Reggio Emilia
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