Colgo lo spunto offerto dalla dott.ssa Marianicerati per una
considerazione che mi sta molto a cuore circa l’assistenza delle persone con
autismo.
14 maggio
A proposito di accesso alle cure per la
salute segnalo che proprio in questi giorni é stata pubblicata la
INDAGINE CONOSCITIVA SUI PERCORSI
OSPEDALIERI DELLE PERSONE CON DISABILITÁ
A cura di: Osservatorio Nazionale sulla
Salute nelle Regioni Italiane
Marta Marino Tiziana Sabetta
Alessandro Solipaca Alessandra Battisti, ricercatrice ISTAT
Spes contra Spem Luigi Vittorio Berliri
Marta Cappelletti Antonio Finazzi Agrò Nicola Panocchia Coordinatore
scientifico N. Panocchia
Segreteria Scientifica A. Battisti, A.
Finazzi Agrò, A. Solipaca
Segreteria organizzativa M.
Cappelletti, M. Marino; T. Sabetta
Finalmente possiamo discutere di una
ricerca fatta in Italia e non di ricerche fatte all'estero per poi
pensare che le cose non siano dissimili nel nostro paese.
Il primo dato che emerge é la scarsa
collaborazione delle strutture ospedaliere interpellate
Le strutture che hanno risposto al
questionario sono state 161, pari al 19,8% di quelle contattate
(814).
Questo fa pensare che la realtá
potrebbe essere peggiore di quanto emerge dalla ricerca in quanto
sono piú propense a collaborare a queste ricerche le istituzioni piú
virtuose.
In ogni caso vediamo cosa emerge dalla
ricerca copiando direttamente dalla pubblicazione
Le cure dedicate alle persone con
disabilità in ambito ospedaliero per patologie non direttamente
correlate alla disabilità stessa presentano numerosi punti critici,
quali per esempio la presenza di barriere materiali,
organizzative/gestionali e culturali.
Dall’indagine emergono dati poco
confortanti:
solo in poco più di un terzo delle
strutture (36,0%) è previsto un flusso prioritario per i pazienti
con disabilità che devono fruire di prestazioni ospedaliere.
Solo il 16,8% delle strutture ha un
punto unico di accoglienza per le persone con disabilità
nessuna struttura ha mappe a
rilievo per persone non vedenti, mentre solo il 10,6% delle strutture
è dotato di percorsi tattili
I display luminosi sono presenti
nel 57,8% degli ospedali
Solo il 12,4% delle strutture ha
locali o percorsi adatti per visitare questi pazienti con disabilità
intellettiva nei Pronto Soccorso.
il 21,7% ha dedicato all’interno
dell’ospedale appositi spazi assistenza delle persone con
disabilità intellettiva/cognitiva.
L’organizzazione mondiale della
sanità (World Health Organization, WHO) stima che per le persone con
disabilità sia raddoppiata la possibilità di trovare operatori e
strutture inadeguate rispetto alle persone senza disabilità, sia
triplicata l’eventualità che venga loro negata l’accesso a cure
sanitarie, quadruplicata la possibilità che vengano trattate senza
rispettare la loro dignità.2
Il problema dell’adeguatezza delle
cure ospedaliere delle persone con disabilità è dimostrato, almeno
a livello europeo, dalle ricerche e dai Report pubblicati
dall’Associazione inglese Mencap3 che, nel 2007, ha avviato una
campagna dal significativo titolo “Death by indifference”(Morte
per indifferenza).
il 49% dei decessi occorsi nel 2012
possono essere considerati morti evitabili, cioè decessi che si
sarebbero potuti evitare, sulla base delle conoscenze scientifiche e
della tecnologia disponibile, con un trattamento medico adeguato o
con una migliore organizzazione ospedaliera (amenable deaths) o con
misure di Sanità Pubblica nel senso più ampio (preventable deaths)4
Inoltre, dato ancor più sconcertante,
è stato l’uso non appropriato del cosiddetto “ordine di non
rianimare” (do not resuscitate order) che, in diverse circostanze,
è stato applicato non solo senza avvertire o senza il consenso dei
familiari, ma soprattutto in assenza di una condizione di malattia in
fase avanzata senza prospettiva di miglioramento o guarigione -
quindi non sulla base di una non proporzionalità delle manovre
rianimatorie - ma solo sulla base della presenza di una disabilita
intellettiva del paziente.
sono stati costituiti un Comitato
promotore ed un Comitato scientifico, composto da esperti
qualificati, per l’elaborazione della Carta dei diritti della
persone con disabilità in ospedale9 ufficialmente presentata il 7
marzo 2013 presso il Policlinico “A. Gemelli” di Roma, ove i
principi enunciati dalla stessa sono entrati in fase di
sperimentazione.
si è deciso di non promuovere nuovi
diritti, ma di declinare ed adattare alla casistica delle persone con
disabilità i 14 diritti enunciati dalla Carta Europea dei Diritti
del Malato.11
I dati di sintesi dell’indagine
evidenziano un quadro preoccupante: solo in poco più di un terzo
delle strutture (36,0%) è previsto un flusso prioritario per i
pazienti con disabilità quando devono eseguire prestazioni in
ambulatorio o in Day-Hospital. Tale quota scende negli ospedali a
gestione diretta (30,9%) e sale sopra la media (54,1%) nelle Aziende
Ospedaliere; nelle strutture con DEA (Dipartimento di Emergenza
Accoglienza) di primo e secondo livello la quota si attesta,
rispettivamente, al 41,3% e al 43,3%. L’analisi territoriale
evidenzia che la percentuale più elevata di strutture con un flusso
prioritario si riscontra nelle regione del Centro (45,5%), quella più
bassa nel Mezzogiorno (19,4%).
Solo il 16,8% delle strutture hanno un
punto unico di accoglienza per le persone con disabilità: nelle
Aziende Ospedaliere la percentuale è più elevata, pari al 18,9%,
mentre è nella media negli ospedali a gestione diretta; nelle
strutture con DEA di secondo livello il punto unico di accesso è più
diffuso (25,0%). Il punto unico di accoglienza è presente nel 20,9%
delle strutture del Nord, mentre tale quota non raggiunge il 13%
degli ospedali del Centro-Sud ed Isole.
Migliore è la situazione per quanto
riguarda il case manager presente nel 61,5% delle strutture, nella
maggioranza dei casi è previsto sia un case manager medico che
infermieristico (34,2%). Il case manager è previsto nel 56,8% delle
Aziende Ospedaliere e nel 57,7% degli ospedali a gestione diretta18 ;
la percentuale sale al 66,2% e all’80% nelle strutture sedi di DEA
di primo e secondo livello. Nel Centro-Nord il case manager è
presente in circa il 65% per cento delle strutture, mentre non
raggiunge il 50% nel Mezzogiorno.
disabilità intellettiva/cognitiva:
pochissimi ospedali hanno attrezzato locali o percorsi adatti per
visitare questi pazienti in Pronto Soccorso, il 12,4% del totale
delle strutture rispondenti, nelle Aziende Ospedaliere tale quota
sale al 29,7% mentre è solo il 6,2% degli ospedali a gestione
diretta con una differenza statisticamente significativa rispetto
alle altre tipologie di ospedali; nelle strutture sede di DEA di
secondo livello la quota si attesta al 28,6%, solo al 7,0% in quelli
senza Dipartimento di Emergenza, anche qui con una differenza
statisticamente significativa. Oltre il 15% degli ospedali
rispondenti alla rilevazione nelle regioni del Centro-Nord ha
attrezzato locali o percorsi per visitare i pazienti in Pronto
Soccorso, mentre nessuna struttura del Mezzogiorno dispone di tale
opportunità;
assistenza delle persone con disabilità
intellettiva/cognitiva: solo il 21,7% ha dedicato all’interno
dell’ospedale appositi spazi dove assistere quelle persone che
hanno bisogno di una maggiore attenzione e tranquillità al fine di
essere collaborativi e non oppositivi nel percorso di cura che stanno
intraprendendo. Le strutture con spazi dedicati si attestano al 23,8%
negli ospedali con DEA di primo livello, la quota più bassa si
registra nei DEA di secondo livello, il 16,7%. La quota di ospedali
attrezzata per tale tipologia di paziente sale al 29,1% nelle regioni
del Nord e scende al 6,5% in quelle del Mezzogiorno.
poche strutture prevedono un flusso
prioritario per le persone con disabilità;
pochissime sono le
strutture dotate percorsi tattili e mappe tattili per i non vedenti;
pochissime strutture hanno locali e spazi idonei alla visita
medica di persone con disabilità intellettiva/cognitiva sia in
Pronto Soccorso sia all’interno del nosocomio;
sono ancora
troppe le strutture che non dispongono di display luminosi.
Un dato ritenuto positivo, che peraltro é utile
anche per diminuire il carico assistenziale degli operatori, é il
fatto di permettere al parente o chi per lui di restare vicino al
paziente oltre l'orario di visita. Il parente puo' stare oltre
l'orario in piú del 90 per cento delle strutture ospedaliere rispondenti.
Un altro dato positivo é il fatto che
la maggior parte delle direzioni dice di avere rapporti con le
associazioni dei disabili.
Un plauso a chi ha condotto questa
indagine. Il primo e indispensabile passo per migliorare una
situazione é farla uscire dal sommerso.
DMC