Buongiorno
la chiamano terapia mediata dai genitori
(TMG) e noto che negli ultimi anni la stanno promuovendo
(direi in modo ingannevole) come la soluzione low
cost....eureka!
Essere genitori di per sé è arduo...non è un
caso se la natalità è in picchiata nel nostro paese
Essere genitori di bambini disabili non è
arduo, alle volte per alcuni genitori può essere
impossibile: spesso ho sentito di papà o mamme che di
fronte al fardello dell'autismo hanno letteralmente
lasciato la propria famiglia adottando la strategia della
fuga, per non parlare dei casi estremi e tutti più o meno
leggiamo le notizie di cronaca.
Aggiungo, essere genitori e crescere un
figlio disabile è ancora più difficile se ci sono altri
figli con mille variabili da gestire in un contesto
sociale che non ti aiuta ed in cui se ti va bene conservi
il posto di lavoro magari rinunciando ad una crescita
professionale per dedicarti alla famiglia dovendo lottare
su più fronti: scuola, inps, asl, etc etc
detto ciò, alcuni mi parlano della terapia
mediata e di come questa possa rappresentare la soluzione
migliore....
Le mie riflessioni:
- un genitore prima di tutto è un genitore e
tale deve restare: sbaglio o non è consentito ad un
chirurgo di intervenire su un parente per un evidente
conflitto di interesse emotivo? allo stesso modo un
maestro non potrà avere tra i suoi allievi i propri
figli....perché dunque pretendere che il genitore sia
anche terapista?
- all inizio mi hanno invitato ad osservare
gli interventi da uno specchio finto: lo avrò fatto
diverse sedute io come la mamma (almeno una dozzina). Stia
qui e osservi: non mi hanno dato slides, manuali o libri
da leggere...una chiacchiera veloce post terapia tutto
qui: mi hanno chiesto semplicemente di osservare, attività
abbastanza semplice. Osservare per imitare così come mio
figlio avrebbe dovuto fare a sua volta: osservare e
imitare (scusate se semplifico). Questo approccio (non è
anche questo TMG?) è stato quello giusto, dal mio punto di
vista.
- voler caricare i genitori del fardello
della riabilitazione lo trovo inappropriato e
semplicistico: il genitore deve essere un partner, il
partner principale del team ma non chiedetegli di fare in
esclusiva la terapia: lo stress, la resistenza/resilienza
di un genitore ha dei limiti
- già i problemi sono tanti: lottare con l
Inps quando ti negano i diritti (mio figlio è alla terza
revisione come se l'Inps si aspettasse la scomparsa dello
spettro da un momento all'altro) lottare con la scuola,
con un welfare sociale che già non è ottimale dunque
accollare ai genitori il welfare sanitario mi sembra una
follia di comodo per taluni punto di vista
sia chiaro, i genitori devono svolgere la
loro parte e fornire un contributo che va ben oltre
l'esser genitori di un figlio neurotipico, ben venga il
coinvolgimento "light" (osservazione in "acquario",
partecipazioni a sessioni di confronto con altri genitori,
etc) ma per favore, non pensate che i genitori debbano
fare da terapisti
ripeto, a scanso di equivoci, ben venga la
formazione del genitore per istruirlo (soprattutto nelle
fase iniziale di crescita) su come giocare con i propri
figli, come stimolare la loro attenzione, come correggere
e gestire situazioni difficili...alle volte tutto questo
avviene da autodidatti perché c'è uno spirito di
adattamento che i genitori devono sviluppare e spesso sono
i genitori a dover istruire i terapisti su come dover
approcciare soprattutto quando questi stanno per iniziare
un intervento per la prima volta
Preoccupiamoci dunque per favore del
contesto scuola: è lì che i nostri figli trascorrono i 2/3
della loro vita, perché non sento parlare della terapia
mediata dagli insegnanti o dagli aec o dagli assistenti
alla comunicazione? di questo vorrei sentire parlare....
Se poi pensate di dover delegare ai genitori
anche l'approccio riabilitativo allora mettetevi d'accordo
con il welfare perché un genitore ha tantissime altre
incombenze da seguire soprattutto quando è genitore di un
figlio disabile e gli appuntamenti/preoccupazioni/scadenze
non finiscono mai
Pensate che un genitore possa fare tutto
questo? magari qualcuno (pochi) potrebbero essere in grado
ma allora poiché dovrà rinunciare a tante cose (lavoro,
tempo da dedicare ad altro, ad altri figli, etc etc) prima
di proporre la TMG a date dall'INPS e concordate di
istituire un indennità da riconoscere ai genitori che
possono fare la TMG (magari hanno un figlio unico e sono
liberi professionisti potendo gestire il proprio tempo
anche lavorativo).
Questo è il punto di vista di un genitore.
Mi piacerebbe sapere cosa ne pensano i professionisti del
welfare e dell'area socio-sanitaria e perché no avere il
punto di vista anche di altri genitori.
Saluti
Antonio f.
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