27
settembre 2016
La
metanalisi fatta dal gruppo di autori cinesi e danesi é una buona premessa per fare
sperimentazioni sull’uso della vitamina D come terapia sintomatica
dell’autismo. L’invito implicito nella metanalisi é stato colto
da un gruppo neozelandese che ha pubblicato un disegno di
sperimentazione randomizzata controllata con vitamina D e placebo,
aggiungendo anche un braccio con omega3 e un altro braccio con
l’associazione di vitamina D e omega3. Questo per sfruttare il
presunto sinergismo tra le due sostanze
"there
are speculations that vitamin D and n-3 LCPUFAs may improve ASD
symptoms because of their shared functions and each nutrient-specific
role that complements the other nutrient’s
functions
Both
nutrients are powerful anti-inflammatory agents, immune modulators
and neuroprotectors".
Prima
dell’arruolamento nella sperimentazione a tutti i bambini, che
devono avere, oltre alla diagnosi di disturbo dello spettro
autistico, un’etá compresa tra i 2 e mezzo e gli otto anni, viene
dosata la vitamina D (serum
25(OH)D) nel sangue.
La vitaminemia D
deve essere inferiore a 75
+ 10 nmol/L per
i bambini che
vengono inclusi nello studio in inverno e inferiore a 105 nmol/L +
10 nmol/L per
quelli che
vengono inclusi durante l’estate. Questo
per non rischiare l’ipervitaminosi.
Nel
caso l’esame mostri una carenza conclamata di vitamina D, prima di entrare
nello studio la carenza viene corretta e solo dopo la
correzione il
bambino puo’ essere incluso nella sperimentazione.
Si
prevede come
durata della sperimentazione
un anno e un numero minimo di partecipanti per ogni braccio
sperimentale di 42,
in modo che i risultati abbiano
valore statistico.
Le
premesse biologiche ci sono, il disegno sperimentale pare buono.
Speriamo che gli autori riescano a portare a termine la
sperimentazione e che pubblichino i risultati comunque, siano essi
positivi, come si spera, o negativi.
L’articolo
citato é
Vitamin
D and omega-3 fatty acid supplements in children with autism spectrum
disorder: a study protocol for a factorial randomised, double-blind,
placebo-controlled trial
Hajar
Mazahery1, Cathryn Conlon1, Kathryn L. Beck1, Marlena C. Kruger1,
Welma Stonehouse2,
Carlos A. Camargo Jr.3, Barbara J. Meyer4,
Bobby Tsang5, Owen Mugridge1 and Pamela R. von Hurst1*
Trials
(2016) 17:295 DOI
10.1186/s13063-016-1428-8