Approvato il Decreto sull’Inclusione
Scolastica
Approvato il Testo
Riformato del Decreto Legislativo 66/2017
Norme per la
promozione dell’inclusione scolastica degli studenti con
disabilità.
Posizione personale di P. Crispiani inviata alle Associazioni
4-8-19
Gentili in
indirizzo,
esprimo un parere
ed un invito sulla discussione odierna introno al Decreto ma, soprattutto
inernete i trattamenti abilitativi a fronte dello
Spettro.
Assente da tutta
questa discussione e dai provvedimenti centrali è l'interesse per l'AGIRE reale
in favore della INTEGRAZIONE.
Integrare vuol dire intessere, intrecciare,
far partecipare: questo è il vero obiettivo della scuola, porre l’alunni nelle
trame del lavoro, delle attività, del pensiero.
Non cadiamo
nell'errore (moda, annosa povertà della Pedagogia, “formalismo pedagogico”) di
abrogare questo termine in favore del generico "includere", nato in ambito
civile-politico (Lisbona, Salamanca) e tracimato in ambito scolastico,
psico-pedagogico. Termine che piace tanto…perché
elusivo.
L'Inclusione è un
atto culturale e civile di accettarne, condivisione, accoglienza.
L'Integrazione è
un atto professionale.
Il Decreto (in
buona fede) torna a sanitarizzare ulteriormente ed a render macchinoso il
processo rendendo sempre più periferica la posizione e l'esperienza dei docenti
(per non dire dei genitori).
Già
(positivamente) oggi c'è una posizione di stallo, di "attesa teorica" intorno
all'Autismo, allo Spettro, ai Disturbi del neurosviluppo, ai sistemi di
connessione, rilanciando questioni centrali come la esecutività, l'adattamento,
il potenziamento delle abilità, i modi di conduzione della relazione educativa
(didattica, terapica, di training): cioè il sapere dei
docenti.
Bisogna avere
esperienza di come questo bambino impatta "la costruzione del
numero".
Come questo bambino impatta "la costruzione della lingua
scritta"?
E poi, l'autistico è goffo, disprassico, lento, lateralizzato? Lo
si dice
solo nei corridoi, continuando poi a
negarlo?
E ancora: non
produce foni? Non sequenzializza foni? Non può farlo o lo fa con difficoltà
esecutiva?
E' prima afasico o
prima autistico?
Cosa comprende
delle comunicazioni verbali?
Se viene
pre-allertato?
Potremmo
continuare con una quantità di criticità fondamentali, le cui esperienze utili
restano però nel silenzio dei docenti e
della scuola.
Suggerisco (alle
varie organizzazioni private) di attivare un
FORUM NAZIONALE DEI DOCENTI sul nebuloso "Spettro
Autistico".
Invitare la
“Scienza” ad ascoltare gli operatori, le loro esperienze, le intuizioni, gli
errori, i guadagni educativi, le perdite di tempo, le comparazioni con altre
sindromi, cioè tutto ciò che non varca i confini del “privato
docente”.
Che le
Associazioni si facciano protagoniste.
Cordiali
saluti
Prof. Piero
Crispiani
Università di
Macerata – Ordinario di Pedagogia e Didattica
speciale
Già Direttore
Didattico