gentile Daniela Cerati,
leggo sempre con interesse le tue informative scientifiche.
Ora - come ti ho detto in qualche occasione - ho l'impressione che
le mutazioni cromosomiche rinvenute ed accostate all'Autismo (a
volte anche alla dislessia) siano diffuse e probabimente preseni
in una grande quantità di popolazione, e non predittive
dell'autismo.
Del resto, ne sono state riscontrate diverse decine.
Forse moltissimi di noi recano tali mutazioni, per effetto di una
biologia non meccanicamente perfetta.
Più semplicemente, o se vuoi grossolanamente, "tante mutazioni
... nessuna mutazione".
Grazie
Prof. Piero Crispiani
Il 29/10/2025 16:05, daniela via
autismo-biologia ha scritto:
Il
2025-10-28 22:33 daniela via autismo-biologia ha scritto:
Ridò il link alla rassegna di Davide
Soldani dal titolo “La Mutazione
KDM6B, il Deficit Cerebrale di Folati e l'Epilessia
Farmaco-Resistente: Analisi completa”.
https://apriautismo.it/wp-content/uploads/2025/10/KDM6B-Folati-Epilessia-Autismo__Ricerca_Soldani_Davide-1.pdf
L’acido folinico è stato sperimentato non solo nella sindrome da
deficit cerebrale di folati, ma anche nell’autismo in quanto tale.
Due articoli recenti hanno fatto una sperimentazione randomizzata
controllata esaminando, prima dell’inizio della sperimentazione,
due condizioni che potrebbero portare a detta sindrome, che
sarebbe dovuta al mancato superamento della barriera
emato-encefalica per indisponibilità dei recettori per il
trasporto dei folati.
I fattori favorenti la sindrome sarebbero di due tipi: la presenza
di alti titoli di anticorpi anti recettore e alcune varianti
geniche implicate nel metabolismo dei folati, di per sé non
patogene.
Inizio col dare un resoconto della sperimentazione nella quale si
sono dosati gli autoanticorpi nell’ipotesi che la loro presenza
fosse predittrice di efficacia della terapia.
Panda, P.K., Sharawat, I.K., Saha, S. et al. Efficacy of oral
folinic acid supplementation in children with autism spectrum
disorder: a randomized double-blind, placebo-controlled trial. Eur
J Pediatr 183, 4827–4835 (2024).
https://doi.org/10.1007/s00431-024-05762-6
Gli anticorpi anti recettore dell’acido folico, secondo Quadros e
colleghi, sono presenti nel 76% dei bambini con autismo, nel 75%
dei fratelli non affetti, nel 69% dei padri e e nel 59% delle
madri, mentre la prevalenza di questi anticorpi nei controlli
normali è del 29%
Pertanto gli autoanticorpi erano prevalenti nelle famiglie affette
con una distribuzione simile in genitori, figli normotipici e
figli con autismo. L’ipotesi è che essi possano contribuire ai
disturbi del neurosviluppo solo se combinati con altri fattori.
(Quadros EV, Sequeira JM, Brown WT, Mevs C, Marchi E, Flory M,
Jenkins EC, Velinov MT, Cohen IL. Folate receptor autoantibodies
are prevalent in children diagnosed with autism spectrum disorder,
their normal siblings and parents. Autism Res. 2018
May;11(5):707-712. doi: 10.1002/aur.1934. Epub 2018 Feb 2. PMID:
29394471.
https://onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1002/aur.1934 )
Con queste premesse Panda e colleghi hanno fatto una
sperimentazione controllata con placebo in 77 bambini di età
compresa da 2 a 10 anni (39 nel gruppo trattamento e 38 nel gruppo
placebo) sottoponendoli, prima della somministrazione del farmaco
o del placebo, a dosaggio degli autoanticorpi anti recettore dei
folati. Alti titoli di anticorpi, testati negli 80 bambini
reclutati, dei quali 77 hanno partecipato alla sperimentazione,
erano presenti sia nel gruppo acido folinico che nel gruppo
placebo: 32/40 e 33/40 rispettivamente.
https://link.springer.com/article/10.1007/s00431-024-05762-6#citeas
I test , praticati prima e dopo la terapia per documentarne
l’eventuale efficacia, sono stati
Childhood Autism Rating Scale (CARS).
https://www.autismotoscana.it/articolo/104678/scala-CARS
Severity of behavioral problems measured by the Child Behavior
Checklist (CBCL)
https://www.neuropsicomotricista.it/tag/child-behavior-checklist-cbcl.html
Cognition measured by the Vineland Social Maturity Scale (VSMS
Sensory processing issues measured by Sensory Profile 2 (SP-2),
Sleep problems measured by the Childhood Sleep Habit Questionnaire
(CSHQ).
https://www.researchgate.net/figure/talian-version-of-the-Childrens-Sleep-Habits-Questionnaire-33-item-version-CSHQ-IT_fig1_353803195
E’ stato inoltre correlato il cambiamento nei test con la presenza
o meno di autoanticorpi.
Nell’abstract gli autori concludono
Oral folinic acid supplementation is effective and safe in
improving ASD symptoms, with more pronounced benefits in children
with high titers of folate receptor autoantibodies.
Nello specifico i risultati sono i seguenti
il CARS scende da 35,4 a 30,9 dopo 24 settimane di terapia nel
gruppo acido folinico, a fronte di 35,1 a 32,7 nel gruppo placebo
https://link.springer.com/article/10.1007/s00431-024-05762-6/figures/2
Per il CBCL externalizing score
https://www.neuropsicomotricista.it/tag/child-behavior-checklist-cbcl.html
non c’è differenza tra trattati con il farmaco e controlli. Così
come non c’è differenza per il CSHQ score e per il Social quotient
https://www.researchgate.net/figure/talian-version-of-the-Childrens-Sleep-Habits-Questionnaire-33-item-version-CSHQ-IT_fig1_353803195
Mi domando se il calo del punteggio CARS da 35,4 a 30,9, in
assenza di miglioramenti nei comportamenti problema e nei disturbi
del sonno comporti un miglioramento della qualità della vita dei
bambini e delle famiglie.
Passando poi al confronto tra i miglioramenti tra il gruppo con
autoanticorpi e il gruppo senza autoanticorpi, c’è una migliore
risposta tra i portatori di autoanticorpi rispetto ai non
portatori (differenza tra prima e dopo il trattamento alla CARS
rispettivamente di 4,3 e 3,2: p 0,03), cosa che non c’è nel gruppo
placebo
https://link.springer.com/article/10.1007/s00431-024-05762-6/tables/5
Nella discussione gli autori dicono
“ However, even the presence of folate receptor autoantibody was
not a significant predictor of change in CARS score in
participants”
Concludendo: l’articolo è molto interessante per il tentativo di
affiancare ai sintomi che definiscono l’autismo un parametro
biologico che dovrebbe identificare un sottogruppo biologicamente
definito all’interno del mare magnum dell’autismo. I risultati
danno delle positività con significatività statistica, ma al di
sotto di quanto ci si poteva aspettare dall’ipotesi di partenza
Daniela Mariani Cerati
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