L’auspicio che i
“Centri per l’autismo, siano
fatti anche solo di competenze, senza muri, e che non ci siano limiti di età.”
è auspicabile e condivisibile.
Ciò consentirebbe di valutare con maggiore
attenzione
i luoghi ove si vive, si gioca, si studia,
si lavora …,
e di promuovere approcci culturali,
comunicativi e relazionali diversi
e, laddove necessario, modifiche ambientali
e organizzative.
Angelo Cerracchio
Da:
autismo-biologia-bounces@autismo33.it
[mailto:autismo-biologia-bounces@autismo33.it] Per conto di daniela marianicerati
Inviato: domenica 29 gennaio 2012
11.01
A: Autismo Biologia
Oggetto: Re: [autismo-biologia] i
servizi speciali per l autismo
Da: Stefano Palazzi
<s.palazzi@ausl.fe.it>
A: Autismo Biologia
<autismo-biologia@autismo33.it>
Inviato: Sabato 21 Gennaio 2012
12:12
Oggetto: [autismo-biologia] Jett
Travolta e i servizi speciali per l'autismo
La
soluzione che alcuni operatori e certi genitori sostengono è aprire dispensari
di servizi speciali per l'autismo. Tuttavia lo specialismo per una condizione
poco rara rischia di rinforzare la discriminazione e ritardare gli interventi.
Segnalo l’articolo “L’importanza del coordinamento
pedagogico”
http://www.angsaonlus.org/importanza_coordinamento_pedagogico.pdf
per chiarire cosa intendiamo io e, con me, molti altri per “servizi
speciali per l'autismo”
I genitori che, in modo anonimo, riportano in prima persona le loro
testimonianze, con figli che vanno dai tre ai ventisette anni, hanno usufruito
di una consulenza da parte di operatori, laureati in psicologia e/o Scienza
dell’Educazione, che poi si sono dedicati al trattamento educativo dell’autismo
con un percorso pratico e teorico che li ha portati ad ottenere, tra gli
altri, il titolo internazionale di BCBA (Board Certified Behaviour
Analist).
Questi operatori hanno valutato le persone con autismo attraverso incontri con
genitori ed educatori (insegnanti per quelli che di loro vanno ancora a scuola)
e mediante l’osservazione diretta dei ragazzi nei loro naturali ambienti
di vita.
Hanno fatto quindi una valutazione multifunzionale da cui hanno tratto consigli
pratici che sono stati molto apprezzati dai genitori. In alcuni casi hanno
riacceso una speranza che si era del tutto sopita.
Non c’è nulla di segregante. Non c’è neppure bisogno di un luogo
fisico per il cosiddetto centro Autismo; c’è bisogno di competenza che si
matura con lo studio, l’esperienza e il confronto con i pari.
Nell’ipotetico Centro Autismo, insieme e in sinergia con i programmatori
della riabilitazione/educazione, ci dovrebbero essere medici esperti nella
prescrizione dei farmaci, quando necessari.
Non è realistico pensare che i farmaci non vengano usati per nulla.
Tutte le indagini volte a indagare il consumo di psicofarmaci da parte delle
persone con autismo hanno rilevato che circa una metà di essi ne fa uso (Aman
MG e coll, Medication
patterns in patients with autism: temporal, regional, and demographic
influences, J Child Adolesc Psychopharmacol. 2005 Feb;15(1):116-26)
L’importante è che vengano prescritti da medici con competenza specifica
e a complemento del programma educativo. Riporto le sagge parole che Marianna
Boso ha scritto in questo forum
“... ricordiamoci sempre, infatti, che l'intervento farmacologico
sui sintomi, è solo un anello di una strategia di intervento complessa e
multidimensionale..... “
Un’altra caratteristica che auspico nei futuri Centri per
l’autismo, che possono essere fatti anche solo di competenze, senza muri,
è che non ci siano limiti di età.
Per le persone con autismo al compimento del diciottesimo anni non cambia nulla
e quindi perché cambiare operatori?
Quello che avviene ora col cambio di operatori è che un giovane con autismo da
manuale con la terza caratteristica della triade, la ripetitività e
ristrettezza degli interessi, molto accentuata, viene etichettato come
“Schizofrenico delirante”, e di conseguenza imbottito di neurolettici
e ridotto come Sabine Bonnaire
http://www.youtube.com/watch?v=uyG1giBUx9E