Cara Benedetta,
Codivido le preoccupazioni che non sono solo quelle che ha sollevato Antonella Costantino.
Le Linee di Indirizzo , mai applicate dalle Regioni nonostante le avessero approvate tutti all'unanimità ed adottate singolarmante, disegnano una rete assistenziale che ruota intorno a centri regionali di riferimento ed alle unità operative di NPi a livelo di Asp. Sono centrati sul ruolo della neuropsichiatria infantile sia per la diagnosi che per la presa in carico ma sono limitati alla fascia dell'età evolutiva. Nulla si dice per gli adulti se non i riferimenti a servizi residenziali e semiresidenziali dedicati. Nulla per il ruolo della psichiatria o neurologia .
Ora questo documento è diventato LEA. Per fortuna il legislatore ha previsto che fosse revisionato perchè non è nato con lo scopo che ora è chiamato a governare.
Il cosa fare ed il dibattito, che deve nascere dalla esperienza di ognuno affinchè le linee di indirizzo revisionate possano rispondere con efficacia ai bisogni ed all'orgnizzazione dei servizi, dovrebbe ruotare intorno ai seguenti concetti: siamo proprio sicuri che deve essere la npi la classe medica che si occupa della diagnosi e della cura delle persone con autismo?
così come la psichiatria debba essere delegata alla cura degli adulti?
Dove mettiamo gli psicologi e gli operatori della riabilitazione
, così come i farmacologi ed i medici di base , siano essi
pediatri o dedici di medicina generale? ed i neurologi ?
Così come è adesso impostata la liea di indirizzo , la npi è più che altro responsabile della presa in carico della persona con autismo che non vuol dire affatto che si deve fare carico esclusivamente e direttamente.
La mia opinione è quella rivalutare il ruolo del medico di base ( o pediatra ) che si avvale , così come succede per ogni altra patologia , di medici specialisti a seconda del bisogno ( non c'eri al convegno di Rimini ad ascoltare una brillante esposizione di M. Bertelli nel w.s. sulla farmacologia , dove però lo specialista cosidera ancora un comportamento problema un affare di farmacologia mentre mi sono permesso di intervenire dimostrando che prima di tutto ed in ogni caso è affare del medico di medicina generale )
L'egomento diagnosi è vasto e si è anche arricchito del rovescio della medaglia che con l'autismo nei LEA rischiamo una ulteriore incremento nella prevalenza.La psicologia dovrebbe essere la disciplina elettiva per questo compito così come la neurologia per i farmaci.
La npi e la psichiatria avranno un il ruolo di coordinamento del lavoro multidisciplinare e di organizzazione di servizi tenendo in conto che sono una razza in estinzione dapertutto e i pochi che sono rimasti si limitano e dirigere le unità di npi e di salute mentale con compiti prevalentemente organizzativi.
A mio parere su questi ed altri temi si deve sviluppare il dibattito che Angsa dovrebbe cominciare ad affrontare con grande responsabilità già dal prossimo seminario del 4 e 5 nov poichè sarà chiamata e contribuire alla revisione del documento.
cari saluti
giovanni
> Ho letto questo articolo e ne sono stata colpita. Credo sia vero che negli anni le psichiatrie infantili e adulti siano state penalizzate economicamente e nell'organico. È anche vero che i referenti di quei servizi forse hanno gridato poco e forse non hanno chiesto aiuto alle associazioni. È anche vero che i familiari delle persone fragili escono poco allo scoperto e spesso non ammettono che i loro congiunti hanno un problema o una fragilità o una patologia. E gli autistici invece, per altri motivi si sentono in guerra con le psichiatrie per la scarsità o inadeguatezza dei servizi. Così, in questi anni ci hanno tolto servizi senza che nessuno protestasse! Questo è uno svantaggio per tutti noi! Che ci piaccia o no sono le neuropsichiatrie infantili e le psichiatrie che continueranno ad occuparsi di autismo.
> > Che fare? Ci sto pensando. E secondo me dovremmo pensarci tutti. Perché senza servizi all'avanguardia, senza equipe dedicate e specializzate, la presa in carico continuerà ad essere un'utopia. E parlo solo di autismo.....e tutte le altre fragilità??
> Come possiamo sostenere la SINPIA in questa denuncia?
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> Benedetta
Angsa Novara-Vercelli
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> >>> http://www.quotidianosanita.it/lavoro-e-professioni/articolo.php?articolo_id=43812
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> >>> Neuropsichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza. Sinpia: “Si ponga rimedio allo stato di profonda sofferenza in cui versano i servizi”
> >>> Questo l’appello lanciato dalla Società italiana di neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’adolescenzae dalla sua presidente Antonella Costantino, a margine del XXVII Congresso Annuale della Sinpia appena concluso e in occasione della Settimana della Salute Mentale. "Grande preoccupazione anche per la mancata capacità di gestione della presa in carico delle persone sofferenti nella fase di transizione da adolescenza a età adulta".
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> >>> 11 OTT - “Chiediamo agli amministratori e alla società civile di riconsiderare le attuali politiche sanitarie, e di fornire un sostegno più deciso verso le attività indispensabili per affrontare i disturbi neuropsichici dell’infanzia e dell’adolescenza”: questo l’appello lanciato dalla Società Italiana di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza (Sinpia) e dalla sua presidente Antonella Costantino, a margine del XXVII Congresso Annuale della SINPIA appena concluso e in occasione della Settimana della Salute Mentale.
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> >>> “Se infatti gli investimenti nei servizi di psichiatria dell’adulto sono pochi e vanno certamente implementati, quelli nei servizi di NPIA sono pochissimi, e soprattutto molto disomogenei tra le diverse Regioni italiane. Ricordiamoci che queste attività contribuiscono in misura significativa alla riduzione a lungo termine della spesa sanitaria, in quanto necessarie a prevenire sia la cronicizzazione di gran parte dei disturbi neuropsichici dell’età evolutiva, sia l’evoluzione verso quadri psicopatologici gravi in età adulta. L’appello può essere sottoscritto da chiunque, il testo è sul nostro sito www.sinpia.eu”, ha spiegato.
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> >>> Infanzia e adolescenza sono momenti cruciali per la salute mentale delle persone: basti pensare che attualmente oltre il 50% dei disturbi psichiatrici dell’adulto ha un esordio in età evolutiva. Inoltre, molte sono le patologie neuropsichiche che possono compromettere i delicati processi tipici di questa fase di vita e determinare disabilità: un trattamento precoce e tempestivo può cambiare la storia naturale della malattia o prevenire numerose sequele, evitando così un pesante decorso di cronicizzazione.
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> >>> Nel 2015, otto minori su cento hanno avuto almeno un contatto con le strutture territoriali di NPIA, con un aumento annuo di richieste pari a circa 7-8%: un trend costante, che negli ultimi 5 anni ha portato ad un aumento dell’utenza del 40-45%. In particolare si è registrato un aumento massiccio dei disturbi psichiatrici in adolescenza (in costante aumento: + 21 % degli accessi in pronto soccorso, + 28% dei ricoveri in un anno) ed un generale importante aumento del disagio sociale. A fronte di questa situazione preoccupante, lo stanziamento di risorse da parte delle Regioni è trasversalmente insufficiente.
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> >>> “Solo un utente su due che ne avrebbero necessità riesce a trovare risposte, spesso parziali, dai servizi di NPIA. Una situazione paradossale, in cui mentre le richieste aumentano le risorse diminuiscono, non c’è alcun documento che definisca degli standard organizzativi nei Servizi, e si è anzi attuata una generale riduzione del numero di operatori”, commenta Franco Nardocci, coordinatore della Sezione Scientifica di epidemiologia e organizzazione dei servizi della Sinpia.
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> >>> “Una condizione aggravata dal fatto che al compimento del 18esimo anno utenti e famiglie si trovano soli. Per molti disturbi neuropsichici non sono previsti servizi per l’adulto (ad esempio nell’autismo, nella disabilità intellettiva, nella dislessia) e anche quando sono previsti, come nel caso dei servizi di psichiatria dell’adulto per gli adolescenti con disturbi psichici gravi, mancano procedure standardizzate e la transizione riesce ad avvenire solo per pochi utenti, con il rischio di un vero e proprio abbandono dell’ex-minore sofferente e della sua famiglia” continua Nardocci.
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> >>> A fronte di un’aumentata sensibilità ai criteri di equo accesso alle cure, di governo di spesa e di risorse e dell’appropriatezza negli interventi sanitari, vige un’ormai storica assenza d’investimenti sui servizi per la salute mentale dell’infanzia e dell’adolescenza, un settore che insieme all’abuso di sostanze rappresenta il 13% del global burden of disease (cioè del peso assistenziale delle malattie dell’intera popolazione), percentuale che supera addirittura quella delle malattie cardiovascolari.
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> >>> Le politiche di spending review che permeano tutti gli atti normativi e l’attuale riassetto istituzionale operato da molte regioni hanno inoltre aumentato le disuguaglianze intra- e inter-regionali, già segnalate ripetutamente dalla Sinpia, portando ad una preoccupante disomogeneità nell’offerta assistenziale.
> >>> Affrontare le malattie croniche e multiproblematiche dell’età evolutiva richiede un modello assistenziale integrato tra ospedale e territorio, nell’ambito di una rete specialistica dedicata, che eroghi interventi complessi ed in continua trasformazione alla luce dei rapidi cambiamenti nelle neuroscienze e della medicina basata sulle evidenze. Eppure, nell’attuale situazione la totalità delle strutture per l’infanzia combatte contro una saturazione delle risorse che riduce progressivamente spazi ed energie disponibili per ciascun minore e per la sua famiglia.
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> >>> Anche per quanto riguarda il ricovero ospedaliero, solo 1 utente su 3 trova accoglienza in reparto dedicato di NPIA: a differenza di ciò che è avvenuto per altre discipline, per gli utenti con disturbi neuropsichici in età evolutiva si è determinato negli anni un significativo sottodimensionamento del numero di letti di ricovero ordinario, sia a livello nazionale che regionale.
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> >>> “E’ passato erroneamente il concetto che si possa fare a meno dei posti di ricovero ospedaliero per le patologie neuropsichiche, o che si possano sempre utilizzare letti di specialità diverse dalla NPIA - afferma Giovanni Cioni, vicepresidente Sinpia -. Esistono invece moltissime situazioni neurologiche e psichiatriche nelle quali il ricovero ordinario, generalmente breve, è indispensabile per i fini diagnostici e/o terapeutici e richiede competenze specialistiche che possono essere gestite solo nell’ambito di reparti NPIA. In tali situazioni un ritardo nelle diagnosi e un’inappropriata presa in carico determinano un significativo peggioramento della condizione in atto e nella prognosi a medio e a lungo termine, con un maggiori rischi di cronicizzazione e di maggiori costi sociali ed economici sia nel breve che nel lungo periodo. E ciononostante, la recente normativa ha determinato un ulteriore dimezzamento dei posti letto” conclude Cioni.
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