Gentilissima dottoressa Daniela Cerati ancora una volta devo costatare che c'è molta poca conoscenza della Cannabis Medica!
La cannabis medica ha due principi attivi il THC che è psicotropo ed il,CBD che non è psicoattivo!!
Negli studi di ricerca che hanno riguardato mio figlio si è sempre e solo parlato di CBD,(THC <0,2%), non so quante migliaia di persone ho aiutato in Italia che hanno trovato grossi benefici.
Il CBD è molto ben tollerato e con reazioni avverse minimali.
Se lei va su PUBMed il portale medico scientifico N.1 del pianeta e digita CBD Autism escono 67 articoli scientifici in seconda pagina alla 13 posizione quello di mio figlio.
Quindi spero la mia replica la possiate pubblicare, altrimenti condanniamo molte famiglie ad usare ed abusare di psicofarmaci senza avere una valida alternativa......
Poi se vogliamo parlare di CBD ed Epilessia si apre un mondo.
Distinti Saluti
Ing. Marco Basile

Nota: Dal momento che sono stato il primo in Italia a curare mio figlio autistico con il CBD se qualche genitore è interessato può scrivermi in privato
Il sabato 31 agosto 2024 alle ore 14:37:15 CEST, daniela <daniela@autismo33.it> ha scritto:


Il 14 agosto scorso è stato pubblicato l’articolo

Zhao S, Gu Z-L, Yue Y-N, Zhang X and Dong Y (2024) Cannabinoids and
monoaminergic system: implications for learning and memory. Front.
Neurosci. 18:1425532. doi: 10.3389/fnins.2024.1425532
https://www.frontiersin.org/journals/neuroscience/articles/10.3389/fnins.2024.1425532/full

dal quale copio quanto segue

“A meta-analysis based on a large dataset covering more than 43,000
participants reveals the robust association between cannabis use and
long-term cognitive impairments (Dellazizzo et al., 2022). A recent
randomized trial reveals that administration of THC causes impairments
in working memory, increased mind wandering and decreased metacognitive
accuracy (Adam et al., 2020). Consistently, another study demonstrates
impairment in memory and processing speed in young adults with positive
urine toxicology screen for THC (Petker et al., 2019). 
THC is considered the main psychoactive component in cannabis causing
the acute and adverse effects of cannabis on cognitive functions and
memory loss"

Mia traduzione
“Una meta analisi basata su un’ampia casistica che copre più di 43000
partecipanti evidenzia la robusta associazione tra uso di cannabis e
alterazioni cognitive a lungo termine (Dellazizzo et al., 2022). Una
recente sperimentazione randomizzata evidenzia che la somministrazione
di THC causa menomazioni nella memoria di lavoro, aumento del
vagabondare della mente ( mind wandering
cfr. https://www.stateofmind.it/mind-wandering/) e diminuita accuratezza
metacognitiva (Adam et al., 2020).
Consistentemente un altro studio dimostra menomazione della memoria e
della velocità di elaborazione in giovani adulti con urine positive per
THC (Petker et al., 2019).  Il THC è considerato il principale
componente psicoattivo della cannabis nel causare gli effetti acuti e
quelli avversi sulle funzioni cognitive e sulla perdita di memoria.”

Un elemento molto importante messo in evidenza dagli Autori “In contrast
to the clinical studies, treatments using different cannabinoids in
rodents demonstrate both impairment or improvement of memory dependent
on different stages or tasks of the memory”
cioè, i dati positivi o negativi ottenuti nei modelli sperimentali non
riflettono i dati clinici.
Questo è un importante monito alla tendenza, spesso anche comprensibile,
che porta a leggere nei dati sperimentali in topi e ratti (e talora
pesci o insetti) comportamenti sovrapponibili a quelli nell’umano.
A corollario di quanto riportato nello studio si deve ricordare che gli
effetti della cannabis sulla memoria nell’uomo sono noti da tempo e,
cosa molto rilevante, si possono manifestare per la prima volta anche
dopo anni dalla assunzione.

Naturalmente non è la stessa cosa assumere una sostanza a scopo
voluttuario o assumere una sostanza a scopo terapeutico sotto stretto
controllo medico. Gli effetti indesiderati dei farmaci però possono
comparire anche nelle condizioni meglio controllate. In ogni caso questi
dati devono essere tenuti ben presenti sia da quei ricercatori che
stanno conducendo sperimentazioni su adulti e bambini con disturbi dello
spettro autistico sia da quei genitori che, in assenza di altre opzioni
terapeutiche, già ora trattano i figli con autismo con preparati a base
di cannabis
      Daniela Mariani Cerati

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